Economia

Tim-Telecom, ecco che cosa Elliott si attende dalla Cassa depositi e prestiti

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Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari su Tim fra gli azionisti Elliott, Vivendi e Cassa depositi e prestiti. L’articolo di Michele Arnese

Che cosa sta succedendo in Tim? E che cosa potrà succedere nell’ex Telecom Italia? Partiamo dalla Borsa.

Il titolo Tim è scivolato ai minimi da quasi cinque anni con le azioni che oggi in corso di seduta hanno toccato un valore minimo di 0,6004 euro (-1,61%). Per rivedere il titolo della compagnia telefonica sotto il livello di 0,6 euro bisogna risalire al 27 settembre del 2013, ricorda l’Ansa.

Oggi un articolo del Fatto Quotidiano sostiene che Elliott si preparerebbe a dare il ben servito all’amministratore delegato, Amos Genish: il fondo Usa non sarebbe soddisfatto dei risultati del manager che pure ha sostenuto a spada tratta in assemblea.

Citando fonti vicine ad Elliott, il quotidiano afferma che il fondo americano di Singer non avrebbe intenzione di monetizzare parte della sua quota dell’8,8% di Tim coperta da un derivato (collar) che le permette di guadagnare nonostante i ribassi di Borsa ma anzi è “pronto a rilanciare” in autunno per spingere il manager israeliano a lasciare, “senza buonuscite milionarie”.

Vedremo se le previsioni si realizzeranno. D’altronde la conferma del capo azienda voluto dai francesi di Vivendi da parte del nuovo azionista forte, il fondo americano di Singer con l’8,8% del capitale, è sembrata fin dall’inizio transitoria. Comunque solo il 3 agosto scorso il presidente di Tim, Fulvio Conti, espressione di Elliott, ha ribadito la fiducia verso il capo azienda in un’intervista al Sole 24 Ore.

Elliott, comunque attende mosse anche da altri azionisti. In primis la Cassa depositi e prestiti, entrata con circa il 5% nel capitale dell’ex Telecom Italia a ridosso delle elezioni politiche con un concerto fra i vertici passati di Cdp, in particolare dall’ex presidente Claudio Costamagna, il numero uno delle fondazioni bancarie azioniste di Cdp, Giuseppe Guzzetti, e l’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Gentiloni, Carlo Calenda.

Che cosa si aspetterebbe Elliott dalla nuova Cdp ora guidata dal neo amministratore delegato, Fabrizio Palermo? Che eserciti il suo ruolo e diventi vero azionista di riferimento. Secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine in ambienti finanziari, gli americani di Elliott pensano in sostanza che in una società stile public company come quella che sarebbe Tim secondo Singer c’è sempre spazio per un azionista istituzionale rilevante come la Cassa.

Non serve, secondo la visione di Elliott, un ulteriore incremento della quota posseduta da Cdp in Tim ma un ruolo proattivo che finora non è stato svolto dalla Cassa. Ma con i nuovi vertici insediati di Cdp, gli americani attendono un atteggiamento meno atarassico da parte del gruppo controllato dal ministero dell’Economia e partecipato dalle fondazioni creditizie. Magari contribuendo a nominare un nuovo capo azienda, in prospettiva.

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