Economia

Tim: avanti con Elliott, stop a Vivendi e Cdp si muova. Le richieste dei piccoli azionisti di Tim

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Passato, presente e futuro di Tim secondo Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia presieduta da Franco Lombardi, che ieri ha ricevuto le deleghe dell’ad di Tim, Luigi Gubitosi, per l’assemblea del 29 marzo. Ecco la conversazione con Lombardi

Perché il capo azienda di Tim, Luigi Gubitosi, ha dato le deleghe a voi di Asati?

E’ la prima volta dai tempi della privatizzazione che un amministratore delegato dà la delega ad Asati per 1 milione di azioni. Gubitosi è un azionista singolo, come tutti gli iscritti ad Asati, e vuole indicare la sua vicinanza ai piccoli azionisti e ai dipendenti. Credo che il numero di deleghe date dai componenti del consiglio di amministrazione, dai primi livelli di TIM e dai dirigenti TIM, sia destinato a crescere. Dei primi livelli di TIM, oltre 10, solo 1 ha dato la delega ad Asati e dei circa 580 dirigenti TIM solo 40 deleghe. Nel cda c’è un altro consigliere con circa 600.000 azioni ma non sappiamo come voterà e se darà delega.

Quante deleghe ha avuto finora Asati?

I dipendenti azionisti di Tim sono 17.000, con circa 90 milioni di azioni e che ci sono poi 460.000 piccoli azionisti individuali della società, che in totale hanno più azioni di alcuni grandi azionisti. Il numero esatto delle nostre deleghe sarà noto il 28 marzo prima dell’assemblea.

A che cosa mirate?

Credo che il ruolo dei piccoli azionisti debba essere più incisivo. TIM dovrebbe valutare se far entrare nel consiglio di amministrazione rappresentanti dei piccoli azionisti, come già accade per le più grandi società europee come Vivendi, DT, Orange, Siemens. In Italia anche Assicurazioni Generali sembra muoversi in questa direzione. Asati ha iniziato 22 anni fa, su consiglio di Mario Draghi, a lavorare per dare un ruolo più incisivo ai piccoli azionisti. Quindi il prossimo cda dovrà tenerne conto.

Come giudicate il continuo scontro tra Vivendi e Elliott?

Negli ultimi anni la governance è stato uno dei gravi problemi di TIM. Il conflitto tra gli azionisti danneggia la società e Asati si augura che Cdp, che ha ora il 9,8% delle azioni, possa dare un importante contributo per trovare un accordo sulla governance.

Cosa pensate della società della rete?

Asati è favorevole a trovare una soluzione che consenta di ridurre i costi di realizzazione di una rete in fibra, necessaria per l’accesso fisso e mobile (per il mobile per il 4G e per il 5G). La duplicazione della rete porta certamente maggiori costi e criticità sulla sostenibilità economica dei progetti di TIM e Open Fiber. E’ però importante che la soluzione non penalizzi Telecom e porti vantaggi per il Paese.

Ma chi deve controllare la società della rete? Tim o Cdp?

Dalle prime valutazioni fatte da Asati, il controllo della Società della rete dovrebbe essere di TIM.

Ma la società della rete nascerà con uno scorporo oppure Tim si trasformerà nella società della rete e la parte dei servizi sarà venduta?

Credo che prima si costituirà la società della rete, poi si proporrà la riunificazione con Open Fiber, sempre che i due gruppi di lavoro Tim (Rotschild, studio Vitale e tecnici Tim) e dall’altro quello di Open Fiber (JP Morgan, Unicredit, tecnici di Open Fiber) raggiungano le conclusioni sullo studio del perimetro e dei valori economici delle reti FTTH e FTTC già realizzato dalle due aziende, gruppo di lavoro che ad oggi non è arrivato ancora a nulla.

Come voterà Asati in assemblea?

Asati voterà contro la revoca dei consiglieri di Elliott.

E perché preferite Elliott a Vivendi?

La gestione Vivendi ha avuto molte criticità.

Quali?

Ne ricordo alcune: i risultati per l’anno 2018 sono stati molto peggiori del piano presentato dall’amministratore delegato scelto da Vivendi, che è stato molto poco presente a Roma; la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie prima accettata e poi rinviata, subito prima dell’assemblea; la sostituzione di tutti i top manager Italiani in TIM Brasil; la difficoltà, direi impossibilità, di un confronto di Asati con Vivendi.

Quindi voterete anche contro un ex come Bernabé…

Guardi, mi dispiace molto che Franco Bernabé non faccia ancora parte del board di TIM. Io credo che Bernabé in futuro nel board potrebbe essere molto utile per TIM.

Cosa pensa, dall’epoca di Patuano a oggi, dei top manager sostituiti e di quelli nuovi?

Da quando Patuano si è dimesso sotto la gestione di Vivendi sono usciti e entrati circa 40 top manager, con un costo di circa 90 milioni. Se lei pensa che la solidarietà è costata circa 70 milioni, si capisce cosa pensano i dipendenti della società di queste decisioni, che non hanno dato risultati e che in alcuni casi non erano, molto probabilmente, necessarie. Gubitosi ad esempio ha fatto rientrare Pietro Labriola nel CdA di TIM Brasil. Alcune sostituzioni sono certamente state utili, ma avere 4 ad in 5 anni mi sembra assurdo e senza nessun rispetto per una seria governance.

Che cosa avverrà dopo l’assemblea?

Credo che Cdp non sia arrivata al 9,8% delle azioni per stare in un angolo e che voglia farsi rappresentare nel cda, per cui ritengo che, in tempi brevi, i consiglieri saranno individuati, con numeri da definire, da Vivendi, Elliott e Cdp. Questa potrebbe essere anche l’occasione per avere potenzialmente Franco Bernabè nel board. Cdp dovrebbe svolgere un importante ruolo per garantire la governance di TIM e la definizione di un piano strategico e industriale che favorisca la crescita della società.

Qual è il ruolo della rete FTTcab di TIM, tenuto conto che si sta sviluppando una rete FTTH?

La rete ultra broad band (UBB) FTTH sarà completata tra alcuni anni, da 4 a 6 anni forse di più, e raggiungerà un’alta percentuale di abitazioni, circa l’80% (tenga infatti conto che si considera ‘coperta’ una città per la quale le abitazioni con FTTH sono l’80%). Quindi la rete FTTH non è disponibile oggi e non coprirà, quasi certamente, il 100% delle abitazioni.

E quindi?

Credo che la rete FTTCab sia molto importante, poiché consente già oggi di raggiungere praticamente tutte le abitazioni che hanno un accesso sulla rete fissa e consente di offrire accessi UBB a 150 Mbit/s (utilizzando il vectoring) per oltre il 50% delle abitazioni. La velocità di accesso della rete FTTCab può arrivare fino 200 Mbit/s e oltre, sempre utilizzando il vectoring. Avere, già oggi, a disposizione gli accessi UBB con la rete FTTCab è un valore per l’Italia e per TIM ed è anche molto importante per la crescita del Paese.

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