Economia

Lo sapete che l’apocalisse sui tassi di mutui e finanziamenti non c’è stata?

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Il quadro – dati Bankitalia alla mano sui tassi e non solo – presenta parecchie nubi all’orizzonte, ma ancora nulla dell’apocalisse annunciata sui giornali già da ottobre. L’articolo di Giuseppe Liturri

 

Quali sono le attuali condizioni del credito alle imprese alle famiglie in Italia? Ovvero del sangue che fluisce ed irrora tutti i gangli vitali della nostra economia, senza del quale qualsiasi attività economica inaridirebbe?

Sono passati circa 4 mesi da quei giorni di ottobre in cui i media erano invasi da notizie apocalittiche sull’aumento del costo dei mutui per le famiglie e dei finanziamenti per le imprese, in conseguenza dell’aumento dei tassi sui BTP.

Lunedì 11, Banca d’Italia ha diffuso i consueti dati mensili sui principali aggregati dei bilanci bancari e, per il quarto mese consecutivo, non si trova traccia di quanto ci era stato piuttosto irresponsabilmente venduto come verità assoluta.

Ecco i fatti salienti che emergono da quei dati.

1) Il livello dei tassi applicati dalle banche su nuove operazioni a famiglie ed imprese non finanziarie resta stabile e, in alcuni casi, subisce una limatura al ribasso. Le differenze rispetto ai livelli di 12 mesi fa, o anche ad aprile scorso, sono impercettibili.

2) Prosegue la massiccia cancellazione dei crediti deteriorati dai bilanci delle banche. Solo a dicembre altri € 15 miliardi di euro sono stati cartolarizzati e ceduti. Per la gioia dei compratori che spunteranno ritorni sul capitale investito a doppia cifra e della BCE che vedrà eseguiti i suoi diktat. Gioiranno un po’ meno famiglie ed imprenditori italiani in difficoltà.

3) A dicembre, banche italiane hanno ridotto consistentemente (circa € 10 miliardi) i BTP in portafoglio. Considerato che dicembre è stato il mese in cui i tassi sono scesi ai minimi da maggio, sfiorando il 2,60%, e che tra ottobre e novembre tali tassi hanno oscillato intorno a 3,50% con le banche italiane compratrici nette, è fondata l’ipotesi che le banche abbiano incamerato un bella plusvalenza a dicembre, vendendo titoli acquistati ai minimi del semestre.

4) Emerge qualche segnale preoccupante sui volumi del credito. Già a gennaio, Banca d’Italia aveva pubblicato un’indagine campionario che segnalava un lieve irrigidimento delle politiche creditizie. Non siamo ancora alla decrescita dello stock di prestiti, ma il tasso di crescita sta lievemente rallentando e questa non è affatto una buona notizia, soprattutto se dovesse essere confermata dai dati dei prossimi mesi.

5) Cala consistentemente la liquidità, in eccesso rispetto alla riserva obbligatoria, depositata dalle banche presso la BCE. Questo è stato ritenuto finora uno dei principali elementi che ha rallentato la trasmissione delle tensioni sui tassi dei BTP ai tassi bancari. Si tratta di un altro segnale preoccupante.

Come si vede, il quadro presenta parecchie nubi all’orizzonte, ma ancora nulla dell’apocalisse annunciata sui giornali già da ottobre.

Appena la parola è passata dall’anedottica alle statistiche, quei titoli di giornale, quegli accorati appelli di editorialisti specializzati nel ruolo di Cassandre in servizio permanente effettivo, hanno rivelato tutta la loro inconsistenza.

Resta la domanda sui nefasti effetti che tali ‘notizie’ possano aver avuto sulla fiducia e sulle aspettative di consumatori ed imprenditori, il capitale più prezioso che sostiene la crescita di qualsiasi attività economica. Purtroppo, a giudicare dal rapido deterioramento degli indicatori di fiducia di imprese e consumatori avvenuto nell’ultimo trimestre del 2018, sicuramente attribuibile anche a ben altri e più consistenti determinanti, è elevata la probabilità che il clima da tregenda creato dai media abbia avuto un impatto non nullo, nella più classica della profezia autoavverante.

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