Economia

Tasse, chi vince e chi perde tra le pmi con il nuovo fisco

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L’articolo del commercialista Giuliano MandolesiUn 2019 all’insegna delle tasse per le imprese italiane. Da quanto si evince dalla relazione tecnica della legge di stabilità 2019, gli interventi fiscali del governo gialloverde produrranno infatti un aggravio in termini di cassa per le imprese che si troveranno a pagare ben 2,6 miliardi di tasse in più rispetto al 2018. Il calcolo si focalizza sulla differenza tra i benefici fiscali introdotti e quelli abrogati con particolare attenzione per quelli «a largo utilizzo» che impattano quindi su un vastissimo numero di contribuenti ed escludono invece gli interventi settoriali che, seppur con ridotto riscontro in termini di soggetti interessati, avrebbero addirittura aumentato l’aggravio in termini di cassa per le imprese a oltre 5,5 miliardi rispetto a quanto speso nel 2018.

La doppia flat tax – 330,9 milioni. L’ampliamento del regime agevolato per imprese e professionisti fino ai 65 mila euro e l’introduzione dal 2020 della nuova aliquota fissa al 20% per i redditi fino ai 100 mila euro hanno un impatto benefico in termini di liquidità praticamente irrisorio nel 2019 pari a 330,9 milioni. La norma produrrà il massimo risultato in termini di risparmio fiscale dal 2021 quando le due flat tax saranno a regime con un risparmio medio di 1.373 miliardi per la fascia fino ai 65 mila euro e di 992.5 per la fascia fino ai 100 mila.

Le perdite riportabili – 138,8 milioni. Impatto ridotto anche per la nuova disciplina del riporto delle perdite fiscali per ditte individuali e società di persone. La relazione prevede infatti il massimo impatto nel 2019 con 138,8 milioni di euro di risparmio (per via dell’ampliamento alle perdite 2017) per poi attestarsi su una media di circa 80 milioni l’anno.

La mini Ires/Irpef – Zero. La tassazione agevolata che prevede la riduzione di 9 punti percentuali di Ires e Irpef calcolati sulla parte degli utili reinvestiti per l’acquisizione di beni materiali strumentali e per l’incremento dell’occupazione inizierà a dare i suoi frutti solo a partire dal 2020. Nel 2019 l’impatto in termini di cassa della neo introdotta norma è ovviamente zero ma a regime dovrebbe consentire un riduzione del carico fiscale alle imprese per circa 1,9 miliardi in media l’anno.

Il delta di super e iperammortamento + 903 milioni. La differenza tra quanto stanziato nella legge di bilancio 2018 e in quella 2019 porta ad aggravio fiscale per le imprese in termini di minori benefici concessi di 903 milioni nel 2019 per poi attestarsi a una media di circa 900 milioni per il triennio 2020-2022. Il saldo negativo deriva dalla rimodulazione del superammortamento e dell’iperammortamento, strumenti ora concessi esclusivamente a imprese che investono in beni strumentali materiali e immateriali funzionali all’implementazione tecnologica e digitale.

Abrogazione Iri + 1.986 miliardi. A trainare il segno «più» in termini di aumento della tassazione è l’abrogazione della mai entrata in vigore Imposta sui redditi di impresa che di fatto consentiva una tassazione omologa a quella attualmente in vigore per i soggetti Ires anche a ditte individuali e società di persone sulla quota di utili realizzati e non distribuiti. La norma avrebbe di certo favorito entità di medie grandi dimensioni con un risparmio medio calcolato di 1.250 miliardi l’anno per il triennio 2020-2022 e un picco di quasi 2 miliardi nel 2019, il primo anno di applicazione.

Abrogazione Ace + 227,8 milioni. L’abrogazione dell’aiuto alla crescita economica delle imprese, norma in realtà già in dismissione visti i coefficienti di redditività sempre più ridotti, ha un impatto ridotto di 228 milioni nel 2019 per via dell’impossibilità di riportare le eccedenze di Ace trasformate in credito Irap. A regime però il taglio dell’agevolazione avrà un impatto negativo molto pesante pari a circa 2,3 miliardi nel 2020 per poi attestarsi su una media di 1.450 miliardi all’anno.

Il saldo. Il totale dei benefici introdotti in termini di cassa «fiscale» nel 2019 è pari a 469,7 milioni a fronte di rimodulazioni e/o abrogazioni per 3.117 miliardi con un saldo estremamente negativo per le imprese che avranno maggiori esborsi per circa 2,6 miliardi complessivi.

Le norme settoriali. Come anticipato il calcolo non tiene conto di tre misure settoriali ovvero la rimodulazione delle Dta, la modifica dell’acconto dell’imposta per le assicurazioni e quella sulla deducibilità delle quote di ammortamento del valore dell’avviamento poiché trattasi di norme a impatto limitato solo su particolari tipologie di imprese. I tre interventi comunque producono, seppur per pochi sfortunati, un ulteriore serio aggravio fiscale 2019 quantificato nella RT in circa 3 miliardi che porterebbe il saldo complessivo negativo a quasi 6 miliardi di maggiori imposte da versare.

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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