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Pensioni Inps

Ecco la mappa precisa sui tagli alle pensioni

Tutela pensioni Inps: borborigmi in atto. L'intervento di Michele Poerio, segretario generale Confedir e presidente nazionale Feder.s.pev, e Stefano Biasioli, segretario Feder.s.pev. e segretario Aps Leonida

 

Negli ultimi giorni sta continuando la tiritera sui buchi economici lasciati dai precedenti governi. Il ministro Giorgetti continua a lamentarsi dicendo che — per colpa di Conte e Draghi — la legge di bilancio 2024 sarà piena di tagli, fatti a destra e a sinistra: ministeri, sanità, pensioni in essere e pensioni future.

Ci sono frotte di pensionandi pubblici (a carico Inps) che non sembrano preoccuparsi dei tagli che subiranno, una volta in pensione. Per quanto riguarda i pensionati Inps attuali, fa specie che circa 1,6 milioni di pensionati non si siano resi conto di essere stati danneggiati per 17 degli ultimi 21 anni e che verranno ulteriormente taglieggiati dal 2023 al 2032.

Un massacro economico, che va ben oltre quello previsto dalla legge finanziaria 2022 per il 2023 e che non ha riscontri in nessun altro paese europeo.

Le tabelle allegate riassumono in modo dettagliato i tagli per il 2023 e per il 2024. Ma siamo in condizione di precisare, al centesimo, i danni che questi pensionati (1,6 milioni) subiranno nel prossimo decennio. Si tratta di danni irreversibili che penalizzeranno per sempre i titolari di queste pensioni e le loro vedove o i loro vedovi. Per 23 anni si sono sprecati “fondi pensionistici” in “regali assistenziali”, che non avrebbero dovuto essere a carico del bilancio Inps ma del bilancio statale. Per trasparenza e per correttezza contabile, anche verso l’Europa. Tagli su tagli. Qualcuno si muove o si è mosso?

Senza alcuna pietà, diciamo che le grandi confederazioni nulla hanno fatto — finora — per proteggere i suoi pensionati con pensioni da 5 a 8 e più volte il minimo Inps. Ma anche altre grosse confederazioni autonome, hanno finora fatto poco: diffida all’Inps (!!!???) e attivazione di 4 o 5 cause legali (tipo), in Lazio, Lombardia, Piemonte. Chiamando in causa chi?  Le Corti dei conti (per i pubblici) e i tribunali (per i privati). Migliaia di iscritti, ma poca attività, per pochi casi singoli.

Ancora una volta, altri si sono attivati molto di più. Innanzitutto Confedir, Feder.s.pev. e l’Aps-Leonida, che hanno attivato una serie di ricorsi alle corti dei conti di Venezia, Trieste, Trento e Bolzano… ricorsi che verranno discussi in gennaio 2024. Contro chi sono i ricorsi? Contro la Presidenza del consiglio dei ministri, contro il ministero dell’Economia (Mef), contro il ministero del Lavoro, contro l’Inps.

I ricorrenti, sinora, sono centinaia: per ciascuno di costoro è stato quantificato (al centesimo) il danno individuale nel biennio 2023-2024 e quello ipotetico nel decennio 2023-2032 (calcolo attuariale).

Nel mese di settembre, Confedir, Feder.s.pev. e Aps Leonida attiveranno altre azioni legali, con altre centinaia di ricorrenti, in Lombardia, Lazio e Sicilia. Questi sono i fatti. Sul sito di Aps Leonida e di Confedir è disponibile il testo integrale del ricorso, a favore dei pensionati Inps del triveneto.

Il ricorso è frutto del prof. Paolo Piva, cattedratico in quel di Padova, ma le tabelle sono frutto del lavoro congiunto del dr. Mencarelli e della prof. Buratto (attuariale). Speriamo che, questa volta, i magistrati affrontino il tema dei tagli pensionistici Inps con alcune consapevolezze: che questi tagli colpiranno anche loro, una volta in pensione; che i tagli reiterati si configurano come tasse che colpiscono solo alcuni (1,6 milioni di contribuenti, sul 19 milioni di persone che pagano le tasse e sui 49 milioni di italiani); che la tassazione sulle pensioni Inps è la più alta in Europa.

Infine: quanti sono gli italiani che non votano? E quanti di questi 1,6 milioni voteranno, se nessun partito si farà carico del problema?

pensioni inps

LEGENDA DEL PROSPETTO

1. Il prospetto intende schematizzare, visualizzandole: a. le percentuali di rivalutazione delle pensioni superiori a 10 volte il trattamento minino/TM (€ 525,38 al mese) nel biennio 2023/2024: pensioni cui è stato riconosciuto un aumento dell’intera pensione mensile pari al 32% del tasso inflattivo = 2,336% (32% x 7,3%); b. le perdite percentuali delle stesse pensioni nel biennio 2023/2024; nell’ipotesi di un pieno rispetto e di una piena applicazione delle disposizioni della legge di Bilancio 2023.

2. Il tasso inflattivo per il 2023: a) è stato stabilito in via provvisoria nella misura del 7,3% dal Ministro Giorgetti nello scorso mese di novembre. b) sarà stabilito in via definitiva nella misura dell’8,1% sempre dal Ministro Giorgetti il prossimo mese di novembre.

3. Pertanto l’INPS, con il cedolino del prossimo mese di gennaio 2024, effettuerà il conguaglio relativo all’anno 2023 a seguito dello 0,8% in più del tasso inflattivo (8,1% meno 7,3%), accreditando alle pensioni in parola lo 0,256% in più al mese (2,592% meno 2,336%) e per tredici mesi calcolato sull‘importo della pensione mensile in godimento.

4. Il tasso inflattivo per il 2024 è attualmente previsto – sempre in via provvisoria – nella misura del 5,7%. Ciò significa che per le pensioni in parola sarà riconosciuto l’aumento provvisorio pari allo 1,824% (32% x 5,7%).

5. Se così sarà le pensioni superiori a 10 volte il TM fruiranno nel biennio 2023/2024 di una rivalutazione complessiva pari allo 4,416%, a fronte di un tasso inflattivo pieno del 13,8% (8,1% + 5,7%).

6. Lo schema finale ipotizza un confronto con la rivalutazione prevista e riconosciuta dal Governo Draghi nel 2022 (metodo ordinario delle tre fasce – 100%-90%-75% – ex Legge 388/2000), rivalutazione che ha assicurato un aumento complessivo pari al 78% circa del tasso inflattivo stabilito per il suddetto anno 2022.

7. Tale metodo ordinario di rivalutazione avrebbe assicurato – se applicato nel biennio 2023/2024 – un aumento complessivo percentuale del 10,764% (78% x 13,8% del tasso inflattivo biennale).

8. Il confronto tra i due metodi, quello ordinario di Draghi e quello effettivamente riconosciuto dal Governo Meloni, evidenzia una perdita pari al 6,348% nel biennio 2023/2024.

9. Le recenti notizie giornalistiche fanno presagire che il Governo Meloni andrà a disconoscere quanto stabilito con la Legge di Bilancio 2023 per l’anno 2024, peggiorando sensibilmente le già penalizzanti percentuali di rivalutazione del 2023, con l’intendimento verosimile di riconoscere nessuna rivalutazione per le pensioni superiori a 4 volte il TM.

10. Se così avverrà la PERDITA per le pensioni superiori a 10 volte il TM aumenterà da 6,348% all’8,172%.

11. Al riguardo non si può non far presente che dal 2014 al 2022 (cioè in ben otto anni) il tasso inflattivo complessivo è stato pari al 4,89%, con una media annuale pari allo 0,61%! Ogni commento appare superfluo, atteso che nel solo biennio 2023/2024 l’inflazione è quasi tripla!

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