“Il commercio illecito in Europa non è più un fenomeno marginale: erode le entrate pubbliche, indebolisce le imprese legittime, danneggia i consumatori e rafforza le reti criminali”. È con questa premessa che si è aperto, allo Skyline di Bruxelles il 3 giugno 2026, l’incontro di presentazione del ventesimo rapporto Kpmg realizzato per conto di Philip Morris Products, che analizza il consumo illecito di sigarette e prodotti del tabacco in 38 Paesi europei.
NELL’UE UNA SIGARETTA SU DIECI È FUORI DAL MERCATO LEGALE
Per la prima volta dal 2014 oltre una sigaretta su dieci fumata nell’Unione europea sfugge ai canali legali. Secondo il rapporto Kpmg sul consumo illecito di sigarette e prodotti del tabacco, nel 2025 la quota irregolare ha raggiunto il 10,3% dei consumi complessivi nell’UE, con una perdita stimata di gettito fiscale pari a 16,7 miliardi di euro. La novità, però, non è soltanto nei numeri, ma nel modo in cui il mercato illecito si sta riorganizzando: i volumi di sigarette contraffatte sono aumentati di oltre il 20% rispetto al 2024 e rappresentano oggi circa il 44% dell’intero mercato illecito europeo.
Il fenomeno si concentra sempre più nell’Europa occidentale. La Francia resta il principale mercato illecito europeo, con una quota pari al 41,4% dei consumi totali. Seguono Belgio e Paesi Bassi, dove il mercato illegale rappresenta rispettivamente il 24,8% e il 22,1% dei consumi. L’Italia si colloca invece tra i paesi meno colpiti dal fenomeno. Nel 2025 il consumo illecito è stato stimato in 1,3 miliardi di sigarette, pari al 2,2% del mercato complessivo, con una perdita fiscale stimata in circa 270 milioni di euro.
LA FILIERA CRIMINALE CAMBIA LOGICA E LOGISTICA
Se per anni il commercio clandestino di tabacco è stato associato soprattutto ai tradizionali flussi di contrabbando transfrontaliero — provenienti dall’Europa dell’Est e diretti verso i mercati occidentali a più alta fiscalità — oggi l’aumento delle contraffazioni mostra come la filiera criminale stia cambiando logica e logistica: catene più corte, più distribuite e più vicine ai mercati di consumo europei. Come sottolineato da Stefano Betti, Deputy Director General di TRACIT e moderatore della presentazione, le filiere criminali stanno diventando “sempre più decentralizzate e modulari”. Produzione, stoccaggio, distribuzione e vendita tendono a separarsi tra più soggetti e paesi: ciascun attore vede solo una parte dell’operazione e per le autorità diventa più difficile ricostruire l’intera filiera criminale. E la stessa logica emerge anche nelle vendite che, come osservato durante il panel, stanno crescendo al di fuori dei canali tradizionali, attraverso social media e piattaforme di messaggistica.
A Start Magazine, Stefano Betti, che in passato ha lavorato come Senior Counsel all’Office of Legal Affairs di Interpol dove ha coordinato le attività legali contro il commercio illecito e i reati di proprietà intellettuale, ha spiegato che in Europa i gruppi criminali sono sempre più “policriminali”, un dato già evidenziato da Interpol in un rapporto del 2014. Sono cioè capaci di operare contemporaneamente in diverse attività illecite — dal tabacco ai medicinali, fino al traffico di droga — a seconda delle opportunità offerte dal mercato. Si tratta, ha osservato, di organizzazioni “molto flessibili”, per le quali il traffico di tabacco rappresenta spesso soltanto una delle attività gestite. Per questo smantellare una rete coinvolta nel commercio illecito di sigarette può contribuire anche al contrasto di altre forme di criminalità organizzata.
I FLUSSI FINANZIARI DEL TABACCO ILLECITO
Il report osserva come il commercio illecito di tabacco non sia soltanto una fonte di guadagno per la criminalità organizzata ma anche uno strumento finanziario per la movimentazione e l’occultamento di capitali illeciti. “È un fenomeno molto complesso e multidimensionale” ha spiegato Michele Riccardi, Deputy Director and Senior Researcher di Transcrime: “La sfida principale è la convergenza tra flussi illeciti di merci e flussi illeciti di denaro. Questa convergenza è crescente, ma non vede ancora una risposta integrata da parte delle autorità”. A complicare il quadro contribuiscono anche strumenti digitali e criptovalute, che rendono più difficile seguire i proventi criminali.
Alla domanda se, nel settore del tabacco illecito, il prodotto resti il centro del business criminale o sia diventato anche uno strumento per riciclare denaro, Stefano Betti a Start Magazine ha risposto: “È entrambe le cose. È sia lo strumento che il prodotto. Il grande problema è riuscire a congelare e confiscare il prodotto finanziario di questi reati”. Un terreno sul quale, ha aggiunto, “c’è ancora tanto lavoro da fare”, nonostante il nuovo pacchetto di misure adottato dall’Unione europea nel 2024, la cui efficacia dipenderà ora dall’attuazione a livello nazionale.
LE SFIDE INVESTIGATIVE
La trasformazione del mercato del tabacco illegale pone quindi nuove sfide sul piano investigativo. “Ogni Paese ha una visione limitata di una certa parte dello schema criminale”, ha osservato Stefano Betti, sottolineando come la sfida consista sempre più nel comprendere, attraverso cooperazione internazionale e scambio di intelligence, il modo in cui questi gruppi operano. Da qui l’urgenza di un cambio di metodo: più coordinamento europeo, maggiore condivisione di informazioni tra autorità e un coinvolgimento più stretto delle forze dell’ordine nella definizione delle strategie di contrasto.
COME EVITARE CHE LA LOTTA AL FUMO ALIMENTI IL MERCATO NERO
Come si progettano politiche di salute pubblica efficaci senza creare nuove opportunità per le reti criminali? Il tema non riguarda soltanto quali misure adottare, ma anche come valutarne gli effetti nel tempo. Michele Riccardi, Deputy Director and Senior Researcher di Transcrime, ha richiamato la necessità di tornare a misurare in modo sistematico l’impatto concreto delle decisioni pubbliche, osservando come in Europa si sia progressivamente indebolita la cultura della valutazione delle politiche. Un approccio condiviso anche da Stefano Betti che, a Start Magazine, ha sottolineato come sul versante delle policy sia necessario agire “in modo pragmatico e non ideologico”, verificando gli effetti concreti delle regolazioni già adottate in altri paesi e coinvolgendo maggiormente le agenzie di law enforcement nel processo decisionale.
L’aumento delle accise è da anni uno degli strumenti utilizzati dai governi per ridurre il consumo di tabacco, soprattutto tra i più giovani. Può restare una leva di salute pubblica, ma deve accompagnarsi ad una maggiore capacità delle autorità di presidiare il mercato e impedire che una parte della domanda scivoli verso il mercato nero. Altrimenti il rischio è alimentare evasione fiscale, prodotti non controllati e flussi di denaro che le reti criminali possono usare per movimentare e ripulire capitali illeciti.







