Economia

Tabacco: fatti, numeri e scenari

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Conversazione con Gennarino Masiello, Presidente dell’Organizzazione Nazionale Tabacco Italia (ONT Italia) e Vice Presidente Nazionale di Coldiretti.

 

La coltivazione del tabacco rappresenta ancora oggi un settore vitale per lo sviluppo rurale ed economico del nostro Paese. A raccontarlo è Gennarino Masiello, Presidente dell’Organizzazione Nazionale Tabacco Italia (ONT Italia) e Vice Presidente Nazionale di Coldiretti. Classe 72’ e padre di due figli, Gennarino ha dedicato la sua vita alla terra e all’agricoltura, con una grande passione proprio per il tabacco, di cui l’Italia continua ad essere primo produttore in Europa. Ed è proprio alla difesa di questo primato e al miglioramento della sostenibilità di lungo periodo di questa filiera produttiva di circa 50.000 addetti, che Gennarino dedica ogni giorno il proprio lavoro.

Presidente Masiello, l’Italia produce tabacco in 8 regioni e continua ancora oggi ad essere il primo produttore europeo di questa coltura, ci racconta un po’ da dove nasce questa tradizione?

La coltivazione del tabacco è una storia che viene da lontano. Partendo da un centro originario identificabile con l’altipiano centroamericano e col Messico meridionale, la pianta del tabacco si diffuse rapidamente dopo la scoperta dell’America. Ci sono poi diverse ipotesi sul suo ingresso e sviluppo in Europa, anche se una delle più accreditate riguarda Jean Nicot, signore de Villemein, ambasciatore di Francia in Portogallo che sul finire del 1550 ne inviò dei semi in Francia a Caterina de’ Medici, convinto che la pianta avesse diverse proprietà curative. In Italia la coltura si sviluppò qualche decennio dopo, probabilmente nel piccolo territorio della Repubblica di Cospaia, che di fatto diventò la capitale italiana della coltivazione del tabacco.

L’Italia è oggi il primo produttore in Europa di tabacco, di che cifre parliamo?

Gennarino Masiello

Secondo le statistiche ufficiali l’Italia è il primo produttore di tabacco greggio dell’Unione europea, con una quota di circa il 30% e volumi complessivi intorno a 46.000 tonnellate. La filiera tabacchicola italiana si distribuisce in 8 regioni, anche se oltre il 97% del tabacco viene coltivato in soli 4 territori: Campania, Umbria, Veneto e Toscana, in cui si trovano dei veri e propri distretti produttivi. L’organizzazione del settore è basata su precise norme nazionali e, rispetto a questi valori nel suo complesso, l’accordo di filiera tra ONT Italia e Philip Morris assicura la commercializzazione di circa il 45% del totale tabacco prodotto in Italia.

In cosa consiste questo accordo di filiera e quali sono i benefici che produce?

A partire dal 2011, ONT Italia e Philip Morris hanno instaurato per la tabacchicoltura italiana un sistema di integrazione verticale, un modello all’avanguardia che non ha eguali in Europa e nel mondo. Questo accordo, che viene rinnovato ogni 5 anni, grazie ai volumi di tabacco coinvolti è il più importante in Italia e ha come obiettivi principali quello di garantire volumi, sostenere i prezzi sia pure in una logica sempre pienamente concorrenziale, incentivare investimenti in tutte le dimensioni della sostenibilità e, in definitiva, migliorare il posizionamento economico e competitivo degli attori coinvolti. La realizzazione di questo sistema di filiera corta ha contribuito quindi ad eliminare le intermediazioni e a razionalizzare i costi, garantendo allo stesso tempo stabilità e prevedibilità a tutta la filiera, un impegno su cui puntiamo anche per il futuro e che abbiamo recentemente ribadito al Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova.

Quali sono nel dettaglio i termini dell’accordo?

L’accordo di filiera, che prevede anche una cornice politico-istituzionale che la multinazionale ha rinnovato lo scorso marzo 2019 con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, prevede investimenti fino a 500 milioni di Euro complessivi in 5 anni sulla filiera tabacchicola italiana. Si tratta del più alto investimento nel settore da parte di un privato e non si esaurisce solo con gli aspetti economici ma punta anche a sostenere la transizione verso il futuro di questa importante filiera, all’insegna del rispetto del lavoro, della digitalizzazione e della sostenibilità in tutte le sue dimensioni.

Vi sono degli obblighi specifici sui temi sociali e ambientali?

Certo, una parte fondamentale dell’accordo di filiera riguarda l’applicazione, per tutti i produttori coinvolti, delle linee guida sulla “Produzione Sostenibile del Tabacco” e del codice delle “Buone Pratiche di Lavoro Agricolo”. Tramite questo accordo, infatti, non ci si impegna solo a promuovere prevedibilità nel lungo periodo alla filiera ma anche a perseguire con i coltivatori italiani investimenti e iniziative volte a rendere la coltivazione più sostenibile e, negli ultimi anni, sempre più digitalizzata. Un focus particolare riguarda la tutela dei lavoratori e delle condizioni di lavoro, la promozione di energie alternative, l’uso di prodotti di difesa sempre più sostenibili, il risparmio idrico e la digitalizzazione dei processi produttivi.

Recentemente si è chiusa la contrattazione per il raccolto 2020, un anno davvero complicato a causa dell’emergenza causata dal Covid-19 e che segue un anno non particolarmente facile, il 2019, caratterizzato da condizioni climatiche non ottimali che hanno in parte compromesso la qualità dei raccolti. Com’è stata la contrattazione e quali risultati avete ottenuto?

Sono particolarmente orgoglioso della contrattazione che abbiamo concluso circa un mese fa con Philip Morris per il raccolto 2020 sia perché, nonostante la situazione emergenziale e i limiti imposti dal “lockdown” siamo riusciti a rispettare i tempi previsti dalla normativa e tutte le garanzie presenti nell’accordo pluriennale di filiera, sia perché l’accordo è stato in parte ampliato da una serie di azioni straordinarie che hanno portato – in alcuni casi – a un aumento dei volumi contrattati e dei prezzi, prevedendo anche un contributo di sostenibilità aggiuntivo per i coltivatori impegnati in questo senso. Ancora una volta l’accordo è stato frutto di un profondo impegno profuso dalle due organizzazioni durante tutto il periodo di emergenza sanitaria, con l’unico scopo di continuare a dare certezze economiche ed occupazionali agli operatori della filiera italiana del tabacco e ai territori coinvolti e sempre nel rispetto della logica concorrenziale.

Ha fatto riferimento al lockdown e alle difficili condizioni di lavoro che anche voi, come tutta Italia, avete dovuto affrontare. C’è qualcosa in particolare di questa esperienza che vuole raccontare?

Sin dai primi giorni di emergenza sanitaria il nostro pensiero è stato rivolto a testimoniare vicinanza e a fornire certezze ai coltivatori che rientrano nell’accordo di filiera, anche al fine di limitare eventuali insicurezze e contribuire a mitigare gli impatti derivanti dalla difficile situazione (non solo sanitaria) che il Paese stava attraversando. A questo proposito, ONT Italia e Philip Morris hanno dato vita a diverse iniziative concrete, tra cui l’organizzazione di un evento streaming denominato “Farmer Webcast” con cui abbiamo rassicurato vis a vis i coltivatori circa l’impegno preso nei confronti dell’acquisto del tabacco e durante il quale Philip Morris si è impegnata a garantire la fornitura gratuita di oltre 65.000 mascherine per agricoltori e tecnici di campo.

La coltivazione del tabacco rappresenta dunque un settore vitale sia dal punto di vista occupazionale che economico, quale crede che sia la ricetta per il futuro di questo settore?

Credo fortemente che il futuro della tabacchicoltura italiana, così come quello dell’agricoltura Made in Italy più in generale, si giocherà sulla capacità di organizzarsi e di innovare, consolidando i più alti standard di qualità e sostenibilità, caratteristiche che ad oggi contraddistinguono tutti i nostri prodotti e sui quali ci giochiamo la competitività nel lungo periodo. E’ altresì chiaro che è assolutamente necessario continuare a lavorare affinché gli elementi chiave che definiscono la relazione tra noi e un attore chiave come Philip Morris Italia possano essere confermati, amplificati e proiettati nei prossimi anni, con l’obiettivo di consolidare l’organizzazione di filiera e il supporto ai produttori. Solo a titolo esemplificativo, l’impegno di lungo corso della multinazionale nei confronti dell’Italia ha contribuito a generare investimenti agricoli e di filiera per circa 2 miliardi di Euro; tali interventi, volti a rafforzare sempre più i rapporti diretti di filiera, vanno incentivati e sostenuti per difendere il nostro primato europeo e tutelare i circa 50.000 addetti del settore.

(in collaborazione con Philip Morris Italia)

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