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Partite Iva

La buona notizia del governo per le partite Iva

Cosa prevedono le nuove norme sul versamento del secondo acconto delle imposte per le partite Iva. Il punto di Giuseppe Liturri

C’era un appuntamento col Fisco che da sempre è stato particolarmente scomodo per le partite IVA: quello con il secondo acconto delle imposte da versare entro il 30 novembre.

COME FUNZIONANO IL PRIMO E IL SECONDO ACCONTO DELLE IMPOSTE PER LE PARTITE IVA

Il primo acconto in genere è più facile da mandare giù. Si tratta del 40% delle imposte dichiarate per l’anno precedente e lo si versa a giugno contestualmente al saldo. Ma il secondo acconto, pari al 60%, anche per il periodo pre natalizio e per l’assenza della possibilità di versamento rateizzato, non ha mai brillato per popolarità. Infatti, con esso si raggiunge il 100% delle imposte dichiarate nell’anno precedente e versare meno – nella previsione che i redditi dell’anno siano inferiori – è sempre un’operazione molto rischiosa. Anche per le sanzioni in caso di insufficiente versamento. Quindi l’alternativa non c’è mai stata e pagare in più e in anticipo è stata finora la prassi prevalente.

LA SCADENZA SLITTA AL 16 GENNAIO DELL’ANNO SUCCESSIVO, RATEIZZABILE

Lo slittamento della scadenza al 16 gennaio dell’anno successivo, con la facoltà di versare anche in 5 rate, è consentito solo ad imprenditori e professionisti titolari di partita IVA con volume d’affari fino a € 170.000 e pone rimedio proprio ai “difetti” prima evidenziati. Non si sottrae liquidità alla vigilia del periodo di grandi consumi di fine anno e si consente al contribuente una migliore determinazione dell’acconto effettivo, perché a gennaio sarà più agevole determinare il reddito dell’anno appena terminato e versare con il metodo previsionale, anziché quello storico.

Intendiamoci, si tratta di un semplice spostamento nel tempo di flussi finanziari, che però fanno la differenza per una piccola partita IVA, soprattutto in tempi di tassi di interesse relativamente alti. Nessun aumento o riduzione di imposte. A giugno i conti dei contribuenti con il Fisco si sarebbero chiusi ugualmente con il recupero dell’eventuale credito per quanto versato in eccesso a novembre.

Evitare che il contribuente finanzi lo Stato per sette mesi era da tempo un obiettivo dell’attività politica del deputato leghista Alberto Gusmeroli e finalmente ce l’ha fatta, facendolo entrare nel decreto legge di accompagnamento alla legge di bilancio 2024.

Ora si attendono gli ulteriori tasselli, delineati nella legge delega della riforma fiscale, che progressivamente vedremo definiti con precisione nei decreti delegati durante i prossimi mesi.

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