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Sevel, viaggio nella megafabbrica del Ducato

Sevel Stellantis

L’articolo di Augusto Bisegna e Carlo D’Onofrio

Il 1 giugno l’ad di Fca Sergio Marchionne scoprirà le carte sul piano industriale 2018 – 2022. Sapremo così anche quanto il gruppo investirà sugli stabilimenti italiani e quali nuovi modelli saranno prodotti sulle loro linee. L’Investor day, che si terrà a Balocco (Vercelli) dove ha sede il centro prove di Fca, è un passaggio fondamentale, un appuntamento atteso con una certa trepidazione specie in quelle fabbriche (Pomigliano e Mirafiori su tutte) che negli ultimi mesi hanno registrato un maggiore utilizzo degli ammortizzatori sociali e hanno visto slittare l’obiettivo della piena occupazione fissato a fine 2018 dal precedente piano.

Alla Sevel di Val di Sangro (Chieti) si respira invece un clima più sereno. Lo stabilimento abruzzese, se si eccettua la crisi del 2009, non ha conosciuto battute d’arresto negli ultimi anni, anzi ha macinato un record dopo l’altro. Fondato nel 1981 e tenuto a battesimo da Pertini, Sevel è una joint venture con il gruppo Psa ed è diventato con il passare degli anni il primo produttore di veicoli commerciali in Europa. Per farsi un’idea, nel 2017 dai suoi cancelli sono passati 292mila veicoli e le proiezioni per il 2018 vedono una crescita a quota 293 mila, per lo più destinati al mercato europeo (25% direzione Germania, segue il mercato francese con il 16% e l’Inghilterra con il 10%; l’Italia assorbe il 15% delle vendite).

Per chi pensa che l’Abruzzo sia solo terra di pecore e poeti, come qualche giornalista che non è abituato ad allontanarsi dalla sua scrivania e dai suoi stereotipi, una visita a questa eccellenza del made in Italy sarebbe istruttiva. L’Abruzzo negli ultimi anni non ha fatto registrare tassi di crescita clamorosi, complice oltre al terremoto e alla crisi economica, una rete infrastrutturale arretrata e una serie di storiche inefficienze, a cominciare da una burocrazia che certo non facilita il formarsi di un habitat appropriato alle imprese. Nonostante questo quadro, la regione presenta anche alcune interessanti realtà industriali, di cui però si sente parlare poco e che invece necessiterebbero di maggiore attenzione. La Sevel è senz’altro una di queste.

Nella “casa” del Ducato, tra i veicoli commerciali di più lungo corso e più larga diffusione, lavorano 6500 persone, 12.500 con l’indotto. Ogni giorno vengono prodotti 1160 veicoli, poi caricati su 8 treni destinati al mercato europeo. Ma c’è anche il traffico in entrata: oltre 500 camion e un treno merci riforniscono di tutta la componentistica necessaria lo stabilimento, dall’elettronica ai sedili fino alle sospensioni (queste ultime vengono dalla Magneti Marelli di Sulmona). Tutto ciò genera il 22% del Pil dell’intera regione. Un dato su cui però è mancata qualsiasi riflessione anche durante la recente campagna elettorale. Le forze politiche in Abruzzo, sulla falsariga di quanto avviene a livello nazionale, hanno dimostrato di ignorare la realtà e i bisogni del tessuto economico e industriale. Lo dimostra la pressoché totale assenza di proposte mirate a valorizzare e consolidare un patrimonio che rappresenta la principale fonte di ricchezza e di lavoro per il territorio. Al contrario, la politica sembra interessarsi all’industria solo quando si manifestano delle crisi e delle emergenze occupazionali, viste come ghiotte occasioni per fare passerella e lanciare facili slogan, come è successo di recente alla Honeywell di Atessa, proprio nelle vicinanze della Sevel.

Nello stabilimento di Fca si sono tenute da poco le elezioni per il rinnovo delle Rsa, i rappresentanti sindacali aziendali. Al primo posto, con ampio distacco, si è piazzata la Fim Cisl, che ha totalizzato 22 delegati. Un successo rimarcato dal segretario generale Marco Bentivogli, che ha visitato in settimana la fabbrica e ringraziato tutti i delegati: “E’ stato un risultato straordinario, segno di grande fiducia nella squadra della Fim – ha detto Bentivogli – Il nostro ruolo deve essere quello di costruire comunità per cambiare il lavoro in meglio”.

Rispetto ai concorrenti di Mercedes, Volkswagen, Renault la forza di Sevel – ha spiegato in quest’occasione Angelo Coppola, plant manager – sta “non solo nei grandi volumi, ma soprattutto nell’altissima qualità del prodotto e delle maestranze, in gran parte locali. Fondamentale è l’apporto di tecnologie avanzate così come, in alcune lavorazioni come la sigillatura, la grande capacità manuale acquisita negli anni dai lavoratori. Altro fattore di vantaggio competitivo sulla concorrenza è la capacità di customizzare il prodotto a misura delle richieste del cliente. Abbiamo infatti oltre 13mila varianti con decine e decine di allestimenti e configurazioni; 50 diversi tipi di motori, 14 tipi di cambio, 376 optional, 214 colori. Nessuno al mondo può vantare questa flessibilità costruttiva”. Merito anche delle attività di ricerca, sviluppo e formazione condotte dall’Academy interna.

Lo stabilimento abruzzese inoltre rifornisce di lamiere anche una fabbrica gemella in Messico. Infatti una parte delle 1176 scocche che escono ogni giorno dal reparto lastratura, in cui operano 2mila lavoratori e 722 robot alti oltre 6 metri, è destinata alla produzione interna mentre il resto settimanalmente viene spedito via mare dal porto di Civitavecchia oltreoceano.

Insomma Sevel è un simbolo di quell’Italia che, come dice Bentivogli, incarna il “fare a prescindere”, che sa dare il meglio di sé senza lagnarsi e che, insieme a tutti i metalmeccanici, fornisce un contributo determinante (è il 52%) all’export del Paese e al suo benessere.

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