Economia

Ecco come Salvini e Tria bisticciano sotto traccia su infrastrutture e vincoli europei

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Colpa delle Autostrade? Dell’Europa? Dell’Italia? Dei governi precedenti? Il crollo del ponte Morandi di Genova ha scatenato il rimpallo delle responsabilità, iniziato quando buona parte delle vittime erano ancora sepolte sotto le macerie.

Oggi, a cinque giorni dal disastro, il tema politico dei mancati investimenti sulla sicurezza autostradale divide Roma da Bruxelles e segna qualche crepa anche all’interno dello stesso governo italiano. Da un lato il blocco che fa capo al leader della Lega Matteo Salvini, pronto a puntare il dito contro i vincoli di spesa imposti dall’Europa. Dall’altro, il Ministro dell’economia Giovanni Tria, che in una nota ha invitato tutti “non “trincerarsi dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio”.

IL TWEET DI SALVINI

È stato Salvini il primo a intervenire, via Twitter, poco dopo il crollo del viadotto. Il Ministro dell’Interno ha tuonato contro «i vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui cui viaggiano i nostri lavoratori».

LA REPLICA DI BRUXELLES

Parole che Bruxelles non hanno gradito, e la replica non si è fatta attendere. Giovedì, un portavoce del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha sottolineato davanti ai giornalisti che in realtà dall’Europa è giunto in Italia un flusso importante di capitali, parte dei quali specificamente destinati al miglioramento dell’asse autostradale intorno a Genova. «Bisogna mettere in chiaro un paio di cose – ha dichiarato il portavoce – Per il periodo 2014-2020 è previsto che l’Italia riceva 2,2 miliardi dall’Europa per fondi strutturali destinati alla miglioria di infrastrutture stradali e ferroviarie».

Inoltre, come riporta l’Independent,  lo scorso aprile la Commissione ha approvato un piano di investimenti per le autostrade italiane da 8,5 miliardi di euro, anche a beneficio di Genova e della Liguria. «Le specifiche raccomandazioni che il Consiglio europeo ha fatto alle autorità italiane riguardano un miglior inquadramento degli obiettivi per supportare lo sviluppo delle infrastrutture» ha aggiunto il portavoce.

La Commissione ha avuto qualcosa da puntualizzare anche in merito alla flessibilità, ovvero la possibilità di sforare i vincoli di spesa imposti dal Bruxelles, uno degli obiettivi politici di Salvini (ma non solo). «L’Italia è stata uno dei massimi beneficiari della flessibilità, e questo le ha consentito di investire e spendere molto di più negli ultimi anni» ha concluso il portavoce di Juncker.

LA NOTA DI TRIA

Una posizione, quella della Commissione, con la quale – pur senza esasperare i toni – sembra schierarsi anche il Ministro Tria che a Ferragosto, all’indomani della tragedia, ha diramato una nota. «Non potrà mancare l’esame attento e rigoroso delle cause e delle responsabilità -ha scritto – Nessuno si dovrà trincerare dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio. È l’intero sistema di competenze e responsabilità in tema di investimenti pubblici infrastrutturali che deve essere chiamato in causa e che è alla base del degrado infrastrutturale dell’Italia, dei ritardi e dell’incapacità di spesa». Tria ha ribadito la necessità di un piano di rilancio degli investimenti pubblici, indicando negli interventi sulle infrastrutture «una priorità dell’attuale governo per i quali non ci saranno vincoli di bilancio, come è una priorità il superamento dell’incapacità di spesa e di intervento».

L’ATTACCO DEI FILO-SALVINI

La posizione di Tria, più “allineata” a Juncker, non stupisce particolarmente, considerato che il ministro è considerato da Bruxelles uno degli interlocutori più affidabili del nostro governo. Ma la linea europeista di Tria non è condivisa da alcuni colleghi, su tutti il titolare degli Affari europei Paolo Savona, voluto in primis dalla Lega. A proposito di Savona, su Scenari Economici, il sito di Antonio Maria Rinaldi, allievo di Savona, è stato rilanciato un articolo di Paolo Becchi e Giuseppe Palma che risponde indirettamente a Tria, e senza mezzi termini definendo il piano Juncker (ovvero i fondi per gli investimenti) “una cagata pazzesca”.

Per Becchi e Palma «i vincoli europei c’entrano e come!» nella tragedia di Genova, dando ragione dunque alle tesi di Salvini. Secondo gli autori, senza il pareggio di bilancio in Costituzione, imposto da Bruxelles, l’Italia «potrebbe intervenire direttamente nella manutenzione determinando non solo la diminuzione dei costi del pedaggio (aumentati del 44% in dieci anni), ma soprattutto garantendo una adeguata qualità del servizio e della sicurezza». Si chiede Libero: «Senza quei vincoli di bilancio, per quale motivo lo Stato dovrebbe privatizzare consentendo ai privati di arricchirsi con la gestione di un servizio pubblico di interesse strategico?».

Il piano Juncker viene liquidato come «un’elemosina da 3,5 miliardi di euro per ciascuno Stato. Quindi, di cosa stiamo parlando? Diciamola tutta: da quando siamo entrati nell’Ue e nell’euro non siamo più in grado di garantire né i diritti fondamentali dei cittadini, ad esempio la sanità, né la sicurezza sulle strade o nelle scuole. E da quando abbiamo ratificato il Fiscal Compact e inserito in Costituzione il pareggio di bilancio, lo Stato si è castrato della possibilità di qualsiasi tipo di intervento».

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