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Salario minimo: le proposte di legge in Italia. Fatti e dibattito

Che cosa si dice e si propone in Italia sul salario minimo.

“Rinnovare i contratti e incidere sui livelli più bassi degli stipendi”. Questa è la ricetta del ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd), per rispondere alle sollecitazioni europee in tema di salario minimo. Un “salario minimo all’italiana”, che si appoggia sulla contrattazione collettiva, potrebbe essere una soluzione per contrastare l’impoverimento delle fasce più deboli dei lavoratori italiani e per rispondere sollecitazione europee in tema di salario minimo.

COS’È IL SALARIO MINIMO

Il salario minimo è il salario più basso che i datori di lavoro devono pagare ai propri dipendenti. Come scrive il Parlamento Europeo, esistono due forme di salario minimo nei paesi dell’UE:

  • Salari minimi legali: sono regolati da statuti o leggi formali e la maggior parte degli Stati membri dispone di tali norme.
  • Salari minimi determinati dai contratti collettivi: gli stipendi sono determinati attraverso accordi collettivi tra sindacati e datori di lavoro e talvolta includono salari minimi. Attualmente esistono in sei paesi dell’UE: Austria, Danimarca, Cipro, Finlandia, Italia e Svezia.

IL TEMA: LA VIA ITALIANA AL SALARIO MINIMO

Il salario minimo immaginato dal ministro Orlando si inserirebbe in quest’ultima casistica. La soluzione, dunque, potrebbe essere il “Tem”, il trattamento economico minimo contenuto nei contratti comparativamente e maggiormente rappresentativi. “È la nostra proposta a sindacati e imprese – sottolinea il ministro -, un salario minimo all’italiana, non recupererebbe tutto quello che si è perso con l’inflazione ma proteggerebbe la fascia più povera”

SALARI ITALIANI: TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA

Nel trentennio che va dal 1990 al 2020 l’Italia è l’unico paese europeo ad aver visto scendere, del 2,9%, i salari dei suoi lavoratori. A dirlo è l’OSCE che ha mappato la traiettoria dei salari nei paesi europei negli ultimi 30 anni. Secondo dati Eurostat riferiti al 2021 la retribuzione annua netta media di un dipendente single a tempo pieno senza carichi familiari è di 22.339 euro, lo stesso lavoratore in Germania guadagnerebbe 29.776 e i 24.908 in Francia. Le buste paga più leggere sono quelle dei più giovani, Eurostat rileva che chi ha meno di 30 anni, in Italia, porta a casa uno stipendio lordo di 1.741 euro contro i 1.914 in Francia e i 2.114 in Germania.

Osce salario europa

LE PROPOSTE DI SALARIO MINIMO IN ITALIA

“C’è ancora qualche dubbio sul fatto che in Italia serva un salario minimo? O vogliamo continuare a dire che il Reddito di cittadinanza è l’origine di tutti i mali?”. A porsi questa domanda è il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, del Movimento 5 Stelle. Nel nostro Parlamento sono state depositate tre proposte relative all’introduzione di un salario minimo: due del Partito democratico e una del M5S.

LA PROPOSTA DI SALARIO MINIMO DI NUNZIA CATALFO

 La prima proposta normativa sul salario minimo presentata nel corso della XVIII legislatura è quella dell’ex ministro del lavoro Nunzia Catalfo. Il punto nodale del DDL n. 658/2018 è contenuto nel primo comma dell’articolo 2 quando definisce il salario minimo come “il trattamento economico complessivo, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato, non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro […] e comunque non inferiore a nove euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”.

Il DDL CATALFO VA OLTRE LE IL SALARIO DI SUSSISTENZA

Quindi, secondo il DDL n. 658 del 2018, il salario minimo non deve soddisfare solo il requisito della sufficienza, con l’imposizione del limite dei 9 euro. La norma vorrebbe introdurre anche una sorta di “progressione retributiva in conformità al requisito costituzionale della proporzionalità”. Detto in altri termini, il salario minimo non si applicherebbe solo ai livelli più bassi garantendo la sussistenza (con i 9 euro all’ora) ma si dovrebbe modulare, in maniera proporzionale rispetto ai diversi gradi di professionalità, anche ai “livelli salariali previsti ai diversi livelli”. Il limite minimo dei nove euro orari dovrebbe, dunque, essere applicato unicamente nel caso in cui i contratti collettivi prevedessero un trattamento economico complessivo inferiore a quella cifra.

IL DDL LAUS CHE ESCLUDE LE PARTI SOCIALI

II Partito Democratico, mentre era all’opposizione, ha presentato due disegni di legge alternativi rispetto a quello depositato dal Movimento 5 Stelle. Il primo è il DDL 310/2018, il cui primo firmatario è il senatore Laus. Tale proposta normativa esclude il coinvolgimento delle parti sociali nell’individuazione di una soglia retributiva minima, che fissa a nove euro all’ora, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. Il DDL 310/2018 coinvolge le parti sociali solo nelle decisioni in merito all’individuazione dei “contratti di importo inferiore a 9 euro” a cui estendere le disposizioni del DDL.

IL DDL NANNICINI FA PACE CON I SINDACATI

Un anno dopo il senatore Nannicini avanza, sullo stesso tema, un’altra proposta normativa, il DDL n. 1135/2019,  che prevede un salario di garanzia stabilito da una apposita Commissione per gli ambiti di attività non coperti dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative. La giusta retribuzione, così come garantita dall’articolo 36 della Costituzione, è individuata nei minimi tabellari stabiliti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Questa previsione delinea un modello di determinazione dei minimi salariali di tipo negoziale, in una direzione diametralmente opposta al modello del DDL Laus.

LE LINEE GUIDA DEL PNRR

In aggiunta ai disegni di legge depositati il tema del salario minimo è presente anche nelle “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” nelle quali si ipotizza che tra le “riforme e interventi per accompagnare la strategia di rilancio” sia opportuno inserire un salario minimo legale al fine di garantire ai lavoratori «nei settori a basso tasso di sindacalizzazione un livello di reddito collegato ad uno standard minimo dignitoso». Quanto indicato nelle linee guida fa pensare a un’applicazione “residuale” dell’Istituto, applicabile solo in caso di mancanza di un’adeguata tutela retributiva minima garantita dalla contrattazione collettiva (salario minimo contrattuale).

Perché il salario minimo non è la soluzione giusta. L’analisi di Liturri

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