Economia

Rocco Commisso, come vanno gli affari del nuovo padrone della Fiorentina

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Tutti i numeri sull’attività imprenditoriale di Rocco Commisso, da oggi nuovo proprietario della Fiorentina Calcio

Appassionato di calcio, già proprietario dei Cosmos di Pelè e Chinaglia e ora della Fiorentina. Si tratta di Rocco Commisso, italo-americano, a capo di due sue società nel settore media via cavo: Mediacom Broadband e Mediacom Llc, entrambe registrate nel paradiso fiscale del Delaware.

LE SUE AZIENDE NELLA CLASSIFICA DI FORBES

La sede centrale del suo impero è a New York mentre le aziende sono entrate nella classifica della rivista Forbes delle 400 aziende più importanti nel 2017 grazie all’impennata del valore delle sue “creature” pari a circa 4,5 miliardi di dollari. “Sono la realizzazione del sogno americano sotto tutti i punti di vista”, dichiarò Commisso in una intervista di qualche tempo fa alla popolare rivista americana.

LO STADIO DELLA COLUMBIA UNIVERSITY È DEDICATO A COMISSO

Il 67enne italo-americano ne ha fatto molta strada da quando è immigrato in America dalla Calabria, nel 1962. Figlio di un falegname, è arrivato negli Stati Uniti all’età di 12 anni. Da adolescente – raccontano le cronache – lavorava 40 ore alla settimana per pagare le rette di una scuola cattolica del Bronx, l’Accademia Mount Saint Michael. Più tardi, nel 1967, ha iniziato il college alla Columbia University grazie a una borsa di studio dovuta in gran parte alle sue capacità calcistiche. Ha giocato nella squadra della Columbia per quattro anni, diventando co-capitano della squadra nel 1970. E grazie alle donazioni che ha fatto nel corso degli anni, l’ateneo gli ha intitolato lo stadio dell’università nel 2013.

INIZIA IN CABLEVISION PER POI FONDARE MEDIACOM

Dopo gli anni universitari, Commisso ha frequentato la Columbia Business School, per poi iniziare una carriera nel settore delle banche commerciali. Alla fine si è trovato a lavorare presso uno dei suoi clienti, Cablevision Industries, dove è rimasto come direttore finanziario per quasi un decennio. Quando l’azienda è stata venduta nel 1995, nello stesso anno ha fondato Mediacom. Fin dall’inizio, Mediacom si è concentrata sui mercati secondari, soprattutto nel Midwest e nel Sud-Est. L’impresa era rischiosa, vista la concorrenza. Invece, “attraverso una serie di oltre 20 acquisizioni, Mediacom è diventata un’operazione formidabile. Il suo valore è aumentato solo dal 2011, quando Commisso ha tolto l’azienda dal Nasdaq. Ha pagato quasi 1 miliardo di dollari di debito e ha incrementato i flussi di cassa dell’azienda di oltre il 20%. La valutazione di Mediacom è stata anche influenzata da un caldo clima di fusioni e acquisizioni in tutto il settore”, ha sottolineato Forbes.

1,4 MILIONI DI AMERICANI CHE HANNO ALMENO UN CONTRATTO MEDIACOM. LE AZIENDE FATTURANO 1,95 MILIARDI DI DOLLARI

Ma qual è il segreto del successo delle sue aziende? “Rispetto ai competitor europei, Mediacom ha una marginalità più alta perché ha deciso di concentrarsi fuori dai grandi centri urbani offrendo servizi di tv via cavo, internet e telefonia in piccoli mercati americani attraverso Mediacom Llc e Mediacom Broadband – ha evidenziato Business Insider Italia -. Insieme le due società hanno oltre 776mila clienti video (in calo rispetto all’anno scorso), oltre 1,2 milioni di abbonati internet (in aumento sul 2017) e 600mila clienti per la telefonia. Nel complesso ci sono poco meno di 1,4 milioni di americani che hanno almeno un contratto con Mediacom”. Mentre in totale le due società – la prima è controllata dalla seconda – fatturano 1,95 miliardi di dollari (1,87 nel 2017) e lo scorso anno hanno generato utili per 355 milioni di dollari (287,6 nell’esercizio precedente).

CONCORRENZA IN CRESCITA E DEBITO A 2,35 MILIARDI DI DOLLARI PER LE AZIENDE DI COMISSO

A preoccupare, però, sono i rischi futuri messi nero su bianco nelle prime pagine del bilancio, evidenzia ancora Business Insider Italia: “’La concorrenza è in continua crescita e i nostri competitor hanno maggiori risorse finanziarie delle nostre; brand più noti e una riconoscibilità nazionale’. Anche per questo ‘le spese continueranno ad aumentare’. Il vero punto di domanda riguarda ‘il considerevole debito’ che al 31 dicembre scorso ammontava a 2,35 miliardi di dollari: ‘Siamo molto indebitati e continueremo a esserlo – si legge nel bilancio –. Una quota importante dei nostri flussi di cassa servirà a pagare gli interessi riducendo le disponibilità per finanziare le nostre operazioni, le spese in conto capitale e altre attività’. Rispetto a un anno è cambiata la composizione del debito e il contesto macro: a fine 2017 il 30% del debito di Commisso era esposto a tassi variabili con la Fed che aveva appena annunciato due rialzi del costo del denaro entro fine anno; oggi il variabile rappresenta il 92% del debito complessivo, ma gli analisti prevedono che la Fed tornerà a tagliare i tassi”.

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