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Rivolta contro Palenzona? Che cosa sta succedendo in Crt

I subbugli nella fondazione bancaria piemontese Crt che ha partecipazioni in Unicredit, Mundys e Banca del Fucino. Le dimissioni del segretario generale Varese e il ruolo di Palenzona

 

E’ durato solo un anno in maniera tranquilla il regno incontrato del nuovo presidente della fondazione bancarie piemontese Crt, Fabrizio Palenzona. Il segretario generale dell’ente creditizio, Andrea Varese, voluto fortemente da Palenzona per dirigere la complessa macchina della Cassa di risparmio di Torino, ha gettato la spugna: le dimissioni sono un vero e proprio terremoto in un ente radicato in Piemonte ma che ha propaggini finanziarie e relazioni anche fuori Piemonte, basti pensare che Crt ha partecipazioni in Unicredit e Mundys, e da poco anche in Banca d’Asti e Banca del Fucino (un ingresso voluto da Palenzona quello nell’istituto romano che ha fatto mugugnare non pochi ambienti di potere a Torino).

Ma con tutta probabilità i grattacapi di Palenzona – che ha sconfitto lo scorso aprile nella corsa alla presidenza dell’ente Giovanni Quaglia – non sono finiti con l’uscita di Varese. Sotto tiro stanno finendo anche mosse recenti dello stesso Palenzona nonché atti e ruoli di suoi strettissimi collaboratori.

Ma a Torino circola anche un’interpretazione filo Palenzona delle ultime vicende: avendo compreso che alcune scelte di Varese – anche in materia di nomine – erano contestate, Palenzona avrebbe detto che le medesime scelte non erano farina del suo sacco, scaricando di fatto le responsabilità sul palenzoniano (o ex palenzoniano, secondo le interpretazioni filo Palenzona) Varese.

Di seguito alcuni estratti dagli articoli odierni di Corriere della sera, Repubblica e Lo Spiffero.

ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA:

Avrebbero dovuto designare il successore di Massimo Lapucci alle Ogr («defenestrato» dalla guida di Crt all’arrivo di Palenzona un anno fa) e invece i consiglieri hanno sfiduciato Andrea Varese, il nuovo segretario generale della Fondazione torinese. Ieri nella sede di via XX Settembre, sono bastati pochi minuti di Consiglio di amministrazione per scatenare un terremoto terminato con le dimissioni di Varese e la porte sbattuta da un irritatissimo Fabrizio Palenzona. Il Cda infatti si è trasformato in un regolamento di conti. La scorsa settimana Varese aveva segnalato all’Autorità di Vigilanza del Mef, l’esistenza di un «patto» tra consiglieri (la Fondazione di Domani) che puntava a gestire in un modo autonomo nomine e decisioni.

La «scoperta» della «fondazione nella fondazione» ha portato alle dimissioni di Corrado Bonadeo, ex fedelissimo di Palenzona che aveva ispirato «i pattisti» del Consiglio di indirizzo. Ieri il Cda, riunito per le nomine delle Ogr, ha polemizzato aspramente con Varese, dicendo che il segretario non «avrebbe dovuto fare l’esposto al Mef senza prima passare dal Cda». Innervosito, sentendosi accerchiato, soprattutto dall’insistenza degli attacchi, da parte di Caterina Bima e anche da Anna di Mascio, e quindi sfiduciato, Varese ha ritenuto che non ci fosse più il rapporto di fiducia e ha gettato la spugna dimettendosi. In meno di un anno di governo operativo Andrea Varese, classe 1964, ex dirigente Fiat e poi Unicredit, lascia una poltrona molto ambita ma che è diventata una polveriera. Dopo la lunga battaglia all’ultimo voto per la presidenza tra Fabrizio Palenzona e Giovanni Quaglia, finita lo scorso aprile 10 a 7, il clima in fondazione non si è mai davvero rasserenato. Il presidente Palenzona è spesso in viaggio e fuori dal Piemonte per incontri e affari. Varese, che non aveva mai ricoperto incarichi in enti filantropici o istituzionali si è trovato sotto tiro dal consiglio di indirizzo e dal Cda della fondazione. E l’avvio di un «patto» all’interno della fondazione sotto il suo naso, benché scoperto in tempo, non ha certo giovato alla sua leadership. Fondazione Crt ora, salvo ripensamenti, dovrà trovare non solo una nuova guida per le Ogr, un investimento da 100 milioni per la città, ma per tutta la sua struttura. L’ente non profit gestisce più di 3 miliardi di investimenti ed eroga sul territorio circa 70 milioni di euro. Ha partecipazioni in Unicredit e Mundys, e da poco anche in Banca d’Asti e Banca del Fucino. Sotto la guida di Varese e Palenzona Fondazione Crt ha acquisito anche una cantina innovativa nell’Alessandrino, 20 milioni di euro per Enosis.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA:

Continuano a rotolare le teste in Fondazione Crt, segno che forse il clima in via XX Settembre non è dei migliori. Anche perché la testa che è rotolata ieri sera, dopo quella del consigliere Corrado Bonadeo la scorsa settimana e dopo che è stato rinnovato il consiglio di indirizzo, è una di quelle che conta di più. Viene subito sotto il presidente, Fabrizio Palenzona: si tratta di Andrea Varese, che era stato nominato segretario generale meno di un anno fa, nel luglio del 2023, dopo che Palenzona, che pochi mesi prima aveva conquistato la presidenza mandando a casa Giovanni Quaglia, aveva trovato un modo per risolvere il rapporto con Massimo Lapucci.
Varese è durato poco. Si è dimesso ieri sera, al termine di una giornata convulsa e difficile per Palenzona che, di fatto, si è trovato con una maggioranza diversa da quella che lo aveva eletto. E da quella che aveva immaginato. E pure nel consiglio di amministrazione i pesi sono differenti. Le dimissioni di Varese hanno il sapore di un obbligo, di fronte a un cda che lo avrebbe revocato, che di una libera scelta. Uno schiaffo indiretto al presidente che ha poi decidere di sospendere il consiglio di amministrazione. «Se le cose stanno così basta, devo riflettere su cosa fare», avrebbe detto. Possibile che anche Palenzona faccia un passo indietro? Difficile. Un presidente che prende atto di non avere più la maggioranza lo dovrebbe fare, ma l’imprenditore alessandrino vuole prima capire che tipo di maggioranza, che si riflette anche sul cda, si sia creata. E se lui possa intervenire per cambiare la situazione.Di fatto ieri sera non si è votato. nemmeno sugli incarichi alle Ogr e nelle altre partecipate della Fondazione. La maggioranza del cda, tra cui la vice Caterina Bima, e i consiglieri Davide Canavesio, Anna Maria Di Mascio e Antonello Monti, hanno posto la questione Varese, dopo aver chiesto a Roberto Mercuri, fedelissimo di Palenzona, di uscire dalla stanza del Consiglio e di non assistere più ai cda. Una discussione che si è quindi incagliata sulla gestione dell’ultimo anno, su alcune scelte fatte, tra gli investimenti nelle vigne e le operazioni fuori dal Nord-Ovest. Poi la necessità di dare un segno di discontinuità. «Va bene, ho capito. Mi dimetto», avrebbe detto Varese.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO PUBBLICATO SUL GIORNALE TORINESE LO SPIFFERO:

Ulteriore motivo dell’abbandono del manager Varese sarebbe proprio la gestione delle nomine da trarre dalle terne presentate dagli enti rappresentati nella fondazione. Alcune esclusioni eccellenti, come quella di Enzo Ghigo e altre che rimandano al governatore Alberto Cirio e al sindaco di Torino Stefano Lo Russo, hanno provocato più che prevedibili reazioni non proprio gradite in via XX Settembre. Sempre secondo rumors che provengono da quel palazzo e dagli altri del potere cittadino e regionale, lo stesso Palenzona avrebbe ricondotto al segretario da lui voluto in fondazione una gestione a dir poco discutibile della partita delle nomine. Credibile o meno, Furbizio nello scaricare su Varese i malumori rischia di rappresentare all’esterno l’immagine di un ente in piena anarchia. Gestito peraltro da remoto da un presidente assente e distratto da altre partite. Insomma, quanto basta e forse avanza per porre fine al mandato più breve che la storia della Crt ricordi.

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