Economia

Rischi recessione nell’Eurozona? Bassi. Parola di Draghi (Bce)

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Che cosa ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa oggi a Francoforte. 

 

“Continuiamo a giudicare abbastanza bassi i rischi di recessione”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi rispondendo alla domanda se l’Eurozona, e in particolare la Germania, rischino una recessione.

E’ stata la terzultima riunione operativa prima della conclusione del suo mandato, a ottobre. Da novembre al posto di Draghi arriverà la Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, da cui non sono attesi cambi di impostazione rispetto alla virata espansiva che l’istituzione ha ormai adottato (“non sono disponibile a guidare il Fmi”, ha ribadito Draghi).

LE PAROLE DI DRAGHI

“Continuiamo a vedere le possibilità di recessione molto basse anche alla luce di elementi di resilienza come il mercato del lavoro, il settore servizi e delle costruzioni e i consumi”, ha detto il presidente della Bce in conferenza stampa a Francoforte. E’ il settore manifatturiero a essere in difficolta’, ha aggiunto Draghi, specie in Germania e in parte anche in Italia per “fattori idiosincratici”.

CHE COSA HA DECIDO LA BCE

La Banca centrale europea ha mantenuto a zero il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, allo 0,25% quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale e a -0,40% quello sui depositi presso la Bce stessa. Tuttavia ha reinserito il termine “o più bassi” (or lower) nella frase (forward guidance) sul futuro dei tassi: “Ci attendiamo ora che restino su livelli pari o più bassi rispetto a quelli attuali” almeno fino alla prima metà del 2020 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.

LE CONFERME SULLE POLITICHE MONETARIE

L’Eurotower ha poi confermato il programma di reinvestimento a scadenza dei titoli rilevati con il quantitative easing: proseguirà “per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento”, ha affermato l’istituzione, determinata ad agire e ad avvalersi “di tutti i suoi strumenti” nel caso in cui l’inflazione non si riporti ai livelli obiettivo tanto da aver avviato degli studi su possibili nuove misure tra cui un nuovo programma di acquisti di titoli (Qe), interrotto da inizio anno. Studierà anche possibili sistemi di mitigazione degli effetti collaterali dei protratti tassi di interesse bassi.

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