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Perché banche e imprese chiedono di rinnovare la moratoria sul credito

Moratorie

Banche, associazioni di imprese e politici chiedono al governo di confermare le misure di sostegno alle aziende, in primis le moratoria straordinaria del credito. Ecco perché. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Banche, associazioni di imprese, politici: è piuttosto numeroso il gruppo di chi chiede al governo di confermare le misure di sostegno alle aziende previste dal decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 e dal decreto Liquidità dell’8 aprile 2020, emanati in pieno lockdown. Tanto più che la pandemia non è terminata e che l’aumento del numero dei contagi – e le relative quarantene – minacciano la ripresa economica.

IL PROBLEMA DELLE MORATORIE E DEI FINANZIAMENTI GARANTITI

Nello specifico il dl Cura Italia (art. 56) ha previsto per le imprese danneggiate dal Covid-19 la moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito per micro, piccole e medie imprese, fino al 31 dicembre 2021 mentre il dl Liquidità ha introdotto misure urgenti per favorire l’accesso al credito alle imprese e ha ampliato le possibilità di utilizzo delle garanzie concesse dallo Stato come la Garanzia SACE S.p.A..

Secondo quanto reso noto da Confindustria, sono almeno 25 i miliardi erogati ad aziende che non sono in grado di riprendere i pagamenti. Come ricorda Il Fatto Quotidiano una somma simile – 27 miliardi – risulta al Fondo di garanzia per le pmi, gestito da Mediocredito Centrale: si tratta di moratorie avanzate da imprese che “prima hanno chiesto i prestiti garantiti e poi hanno fatto la moratoria perché non riuscivano a pagare nemmeno le rate di pre-ammortamento, composte solo da interessi, e molto inferiori, a quelle che includono la quota capitale, che dovranno rimborsare da quest’anno”. “Il rischio – scrive Nicola Borzi sul Fatto – è che, in caso di mancato rimborso dei prestiti garantiti e in moratoria, tutti i crediti erogati alle aziende in difficoltà, compresi quelli bancari non garantiti, vadano subito considerati sofferenze e scatenino un’ondata di chiusure velocizzate dalle nuove regole Ue”. In tal modo “si scatenerebbe un violento credit crunch che si abbatterebbe come una mazzata su un sistema produttivo già alle prese con le difficoltà della quarta ondata della pandemia e boccheggiante per la necessità di dover fare i conti con i rincari monstre di materie prime ed energia”.

Una faccenda che in Campania potrebbe avere pesanti ripercussioni, come informa Il Mattino. “Le aziende in difficoltà sono tante e abbiamo risolto in vari modi” afferma Amedeo Manzo, presidente della Bcc di Napoli che racconta: “Tra le attività che ora hanno avuto nuovi problemi a causa del Covid, ad alcune abbiamo concesso nuovi finanziamenti e ad altre abbiamo ristrutturato il debito, allungandolo da 3 a 6 anni. Le difficoltà nei pagamenti riguardano circa il 30 per cento delle attività che hanno ottenuto finanziamenti”.

Secondo Confesercenti Campania “il governo si è completamente dimenticato delle piccole e medie imprese in relazione a mutui, leasing e finanziamenti. Nella nuova legge di Bilancio – puntualizza il presidente Vincenzo Schiavo – non c’è traccia di un provvedimento di vitale importanza per migliaia di imprese, la proroga fino al 30 marzo degli impegni presi con le banche. Basti pensare che in Campania sono ben 380mila le attività chiamate a pagare mutui entro il 31 gennaio”.

LE RICHIESTE DELL’ABI…

A Palazzo Altieri la questione non poteva passare inosservata e nell’intervista rilasciata il 30 dicembre scorso a La Repubblica il presidente Abi, Antonio Patuelli, ha ricordato: “Avevo già richiamato l’attenzione sul fatto che il ‘22 potesse essere più complicato del ‘21 per le banche, con la fine delle moratorie e il decalage delle altre misure, a partire dalle garanzie sui prestiti. Ma da inizio dicembre ad oggi il quadro sanitario è cambiato. Questo significa che la manovra di bilancio e lo stesso maxi emendamento del governo fanno riferimento a un quadro che non c’è più, a una marcia verso l’uscita dall’emergenza che si è bloccata”. Dunque, secondo Patuelli, non solo non bisogna fermare le moratorie ma “tutti i provvedimenti economico sociali di emergenza, presi dalla primavera 2020 in poi, devono proseguire fino a quando ci sarà la pandemia. Ormai siamo tornati a numeri da bollettino di guerra, per questo dico che le misure, già prorogate più volte, devono andare avanti. Auspico che venga constatata la ripresa dell’emergenza e vengano riprogrammate”.

Un appello riformulato pochi giorni dopo – e in forma più ufficiale – con una lettera inviata – insieme al direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini – al presidente del Consiglio, Mario Draghi, al governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e ai ministri competenti. Nella missiva Palazzo Altieri “ha rappresentato l’importanza che siano tempestivamente riconfermate nella loro interezza tutte le misure di sostegno alle imprese previste dal cd. Decreto Liquidità dell’8 aprile 2020, e successive modificazioni – si legge in una nota -, con particolare riguardo ai finanziamenti garantiti e alla possibilità di offrire la garanzia pubblica sulle operazioni di ristrutturazione di finanziamenti già erogati innanzitutto per le piccole e medie imprese e sia quanto prima attivata la garanzia SACE a ‘prezzi di mercato’ anch’essa prevista dal citato Decreto Liquidità”.

Nella lettera Patuelli e Sabatini hanno anche evidenziato la necessità di sollecitare le Istituzioni Ue “a ripristinare le flessibilità inizialmente consentite dall’EBA in materia di trattamento dei crediti soggetti a misure di ‘concessione’, come le moratorie, e a modificare la soglia oltre la quale misure di concessione comportano la riclassificazione dell’intera posizione del debitore nella categoria crediti deteriorati”. “Le richieste avanzate da ABI – si legge ancora nel comunicato – nascono dalla ripresa violenta della pandemia in Europa e in Italia e dalle conseguenze sulle attività economiche unitamente ai forti rincari nei prezzi dell’energia e al permanere delle difficoltà nelle catene degli approvvigionamenti di materie prime e componenti elettronici che hanno sostanzialmente modificato il quadro in base al quale erano state rimodulate le misure di sostegno alle imprese nella legge di bilancio in una logica di progressivo rientro verso condizioni di normalità che ancora non sussistono”.

… E L’APPOGGIO DI CONFAGRICOLTURA

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’Abi è Confagricoltura che apprezza l’intervento di Patuelli. “L’iniziativa va nella direzione sollecitata da Confagricoltura, che aveva già posto all’attenzione dell’Esecutivo la necessità di dare continuità alle misure del DL Liquidità, fondamentali in questo momento in cui la capacità produttiva delle aziende è duramente colpita dall’aumento dei costi di produzione” ha affermato il presidente Massimiliano Giansanti. E ancora: “Condividiamo l’appello dell’ABI. Le imprese agricole sono strozzate dai rincari delle materie prime, delle bollette energetiche e dalle difficoltà, sempre più evidenti, di approvvigionamento di materiali o componenti per la produzione. La timida ripresa post Covid ha inoltre subito una brusca frenata per il determinarsi di situazioni congiunturali, italiane ed europee, aggravate dalla nuova ondata di contagi. Non possiamo permetterci di indebolire il nostro tessuto imprenditoriale, già stremato” ha evidenziato il numero uno di Confagricoltura secondo cui “lo stop alle moratorie fiscali e bancarie rischia di soffocare le aziende agricole che tentano faticosamente di

ripristinare adeguati livelli produttivi. Si potrebbe intervenire concedendo la proroga nell’ambito del Decreto ‘Milleproroghe’ o del nuovo Decreto Sostegni. La mancata continuità degli strumenti creditizi impedirebbe la tenuta del sistema, con ulteriori gravi danni all’economia e all’occupazione”.

LE PREOCCUPAZIONI DELLA POLITICA

Anche la politica ha fatto sentire la propria voce sul problema con dichiarazioni da parte dei partiti che stanno a Palazzo Chigi. “Penso che il governo debba prendere delle iniziative dopo la lettera dei vertici dell’Abi che propongono la proroga delle misure per la liquidità delle imprese” ha commentato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, per cui le parole di Patuelli pongono “con chiarezza una serie di questioni che il governo deve esaminare con rapidità. Il mondo bancario ha collaborato in questa fase e chiede giustamente al governo la prosecuzione di decisioni che si sono rivelate preziose e che devono continuare a produrre i loro effetti nel presente e nel futuro”.

Allo stesso modo la pensa Laura Castelli (M5S), viceministro dell’Economia e delle Finanze. “Faccio mio il grido di dolore che arriva dal mondo delle imprese e concordo con le criticità sollevate dall’Abi. In questa fase – ha aggiunto -, in cui l’emergenza sanitaria sembra ancora non arrestarsi, dobbiamo continuare ad accompagnare le imprese per evitare un peggioramento della situazione economica e per fare in modo che non vadano persi gli effetti delle misure di sostegno adottate in questi anni. Questa situazione richiede con urgenza la necessità di prorogare misure introdotte nel 2020, quando ancora era difficile ipotizzare la fine della pandemia, come quelle del Decreto Liquidità”. Anche secondo Castelli una strada potrebbe essere quella di utilizzare il “Milleproroghe” e continuare così “a garantire i settori più colpiti”.

Il medesimo strumento è stato invocato anche dal Carroccio tramite Massimo Bitonci, capogruppo della Lega in commissione Bilancio e responsabile del dipartimento Attività produttive del partito, che ha presentato un odg alla manovra “affinché il Governo si impegni a prevedere questa misura assolutamente necessaria e urgente nel primo provvedimento utile, per esempio nel prossimo decreto Milleproroghe”. Perché “senza la garanzia pubblica sui prestiti, il pericolo di mancanza di liquidità è dietro l’angolo”.

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