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Bcc, chi preme e chi frena sulle modifiche alla riforma volute da Lega e M5S

Bcc

L’articolo di Claudia Cervini, giornalista di Mf-Dow Jones, su che cosa si dice nel mondo delle Bcc (Banche di credito cooperativo) rispetto alle intenzioni della maggioranza di governo M5S e Lega

«Prendere tempo». È questa la parola d’ordine che sembra guidare le scelte del governo sull’autoriforma delle banche di credito cooperativo. E il messaggio, sebbene non ufficialmente, pare incontrare il favore della maggioranza delle anime che compongono il sistema delle bcc e in particolare dei piccoli istituti sparsi su tutto il territorio nazionale.

IL PROGETTO DELLA LEGA SULLE BCC

La Lega lo scorso maggio ha presentato una moratoria della riforma delle bcc, varata nel 2015 e ormai in una fase molto avanzata. Il neopresidente della commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai (Lega) ha promosso quello che lui stesso ha definito un gesto di discontinuità con la logica renziana del «fare presto».

COME E’ NATA E QUANDO E’ PARTITA LA RIFORMA DELLE BCC

Un osservatore, ripercorrendo le tappe di questa autoriforma, l’ha definita la classica «storia all’italiana; una sorta di Gattopardo». La rivoluzione è infatti partita tre anni e mezzo fa, ma ancora non si sa dove andrà a parare. Il tutto ebbe infatti inizio il 20 gennaio 2015, quando nella bozza del decreto promosso dal governo Renzi sul sistema bancario venne stralciata la parte riguardante le bcc.

COME SI SONO MOSSE LE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO

I vertici del movimento in quattro e quattr’otto presentarono subito una controproposta, convinti a loro volta che non ci fosse «tempo per discutere». Ci vollero però altri 15 mesi per fare una legge, nell’aprile 2016, che rendesse la rivoluzione, o almeno la facesse sembrare, condivisa dalle bcc, quindi vestita da auto-riforma e non più calata dall’alto. Le Disposizioni di Banca d’Italia, necessarie a definire la legge, arrivarono a novembre 2016. Altri sei mesi impiegati quindi, per poi stabilire un massimo di 18 mesi utili alle bcc per adeguarsi, fissando il termine dunque a maggio 2018.

(ECCO L’APPELLO DI TUTTO IL MONDO COOPERATIVO BANCARIO A GOVERNO E PARLAMENTO)

I PROGETTI DI ICCREA E CASSA CENTRALE

Le bcc e le capogruppo, ossia i gruppi Iccrea e Cassa Centrale Banca (presieduti rispettivamente da Giulio Magagni e Giorgio Fracalossi su base nazionale e Raiffeisen su base regionale), pensarono: «Non ci serve tutto quel tempo, ci trasformeremo prima». Invece impegnarono quasi tutti i 18 mesi a disposizione. A un mese dal termine, mentre i gruppi si avviavano a essere operativi a tutti gli effetti, è arrivato lo stop del governo: abbiamo scherzato.

I VERI OBIETTIVI DI M5S E LEGA

Non è ancora chiaro come Lega e M5S intendano puntellare o modificare questa riforma, ma i dati certi sono due. Il primo è che si punta a procrastinare al massimo cambiamenti drastici, il secondo è che alla grande maggioranza delle banche la cosa non dispiace. Il motivo è semplice: questa autoriforma obbliga le bcc ad aderire a una capogruppo perdendo parte dell’autonomia in ragione di un contratto di coesione e di ferree garanzie incrociate. In cambio gli istituti avrebbero però il sostegno del gruppo in situazioni difficili.

GLI IMPEGNI PER LE BCC

Il contratto disciplina infatti il funzionamento del gruppo stesso. Le bcc rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità. Questa autonomia sarà da sviluppare nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la capogruppo, della quale manterranno il controllo societario, detenendone la maggioranza del capitale.

I POTERI DELLE CAPOGRUPPO DELLE BCC

Di fatto la capofila avrà poteri di direzione e coordinamento sulle singole banche e queste ultime cederanno di conseguenza parte della loro indipendenza direzionale. La maggior parte delle bcc non digerisce appieno l’idea di questo contratto di coesione, che peraltro non ha ancora visionato. Una buona ragione per apprezzare una dilazione nei tempi dell’autoriforma.

CHI E’ PREOCCUPATO DELLO STOP

A fronte di questo stuolo di banche che gradisce l’approccio del nuovo esecutivo giallo-verde, c’è però un manipolo di istituti preoccupato per questo stop. Si tratta di una trentina di banche classificate con semaforo giallo/rosso dalle capofila: ossia realtà che riscontrano qualche difficoltà finanziaria e che avrebbero, si dice, stretto accordi informali e ufficiosi per avere un sostegno dalle capogruppo. Nessuno in ogni caso, visto il clima di incertezza, si espone pubblicamente in questa direzione. Tutti stanno alla finestra per non compromettersi o entrare in rotta di collisione con il nuovo governo.

CHE COSA PENSANO FEDERCASSE E CONFCOOPERATIVE

In una nota congiunta Federcasse e Confcooperative si sono espresse con queste parole: «Abbiamo seguito l’intervento e la replica del presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera dei Deputati. Come nelle precedenti stagioni di riforma, assicuriamo in caso di iniziative legislative, il nostro apporto costruttivo alla migliore definizione possibile di eventuali nuovi assetti normativi. La categoria è oggi impegnata a costruire gruppi bancari cooperativi solidi ed efficienti, come previsto dalla normativa in vigore».

(ECCO L’APPELLO DI TUTTO IL MONDO COOPERATIVO BANCARIO A GOVERNO E PARLAMENTO)

CHI PREME PER UN RALLENTAMENTO DELLA RIFORMA

La maggior parte delle federazioni locali delle bcc, ossia gli organismi politici del movimento, vedrebbe però con favore il rallentamento ventilato dal premier Conte. Due delle maggiori federazioni locali, quella fiorentina e Federlus (Lazio, Umbria e Sardegna), sebbene non si siano espresse ufficialmente, non sembrano contrarie a una dilazione dei tempi che potrebbe poi portare anche a una parziale revisione dell’impianto normativo. La potentissima Federazione Lombarda, che domenica 24 giugno si riunirà in assemblea, non si è ancora espressa in merito, ma è difficile pensare che la Lega prima di agire non abbia sondato gli umori della base regionale.

PERCHE’ ICCREA E’ ALLARMATA

La capogruppo Iccrea dal canto suo è ufficialmente allarmata dalle mosse del governo e afferma che «le dichiarazioni del presidente del Consiglio Conte, in merito alle intenzioni del governo di rivedere il provvedimento di riforma del credito cooperativo, destano preoccupazione». Non va dimenticato che Iccrea, così come Cassa Centrale, ha già inviato l’istanza a Banca d’Italia per la costituzione della capogruppo. La capofila trentina, oltretutto, ha già fatto un aumento di capitale cui hanno partecipato le bcc aderenti e, qualora non andasse in porto la riforma, ciò potrebbe rappresentare un problema.

LA PREFERENZA PER IL MODELLO TEDESCO

D’altronde sembra che il governo veda di buon occhio l’adozione del modello tedesco per il credito cooperativo italiano. Si tratta del cosiddetto Ips, che prevede di fatto l’adesione delle banche a un fondo comune e non a una capogruppo bancaria vera e propria. Sebbene sia anche quello un sistema basato su un contratto e sulle garanzie incrociate, si tratta di un accordo più morbido rispetto a quello disciplinato dall’autoriforma italiana, che preserverebbe una porzione in più di autonomia alle singole banche.

TRA FRANCIA E GERMANIA

Lo schema tedesco, a differenza di quello francese (che è più simile a quello adottato dall’autoriforma italiana) consentirebbe agli istituti di essere vigilati da Banca d’Italia e non dalla Bce e questo è un punto che sembra particolarmente caro al governo. Di certo l’esito di questa revisione è di fondamentale importanza, visto che le decisioni vanno a impattare su una platea di quasi 300 banche e 35 mila bancari.

Articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza

(ECCO L’APPELLO DI TUTTO IL MONDO COOPERATIVO BANCARIO A GOVERNO E PARLAMENTO)

 

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