Economia

Reddito e Pensione di Cittadinanza. Analisi (critica) di Reforming

di

reddito di cittadinanza

L’analisi di Reddito e Pensione di Cittadinanza, sulla base dei dati resi pubblici dall’Inps, a cura di Reforming

L’Inps ha da poco pubblicato sul suo sito web l’aggiornamento delle domande presentate e accolte di Reddito e Pensione di Cittadinanza (“RPC”) sino a tutto ottobre 2019. È fornito il dettaglio per Comune di residenza ma, per una sintetica comparazione tra territori, è preferibile fare riferimento allo spaccato per le Macro Aree (Nord Ovest, Nord Est, centro, Sud e Isole), per le quali il dataset online dell’Istat fornisce direttamente il numero di famiglie in povertà assoluta e relativa e il numero di individui che vivono in famiglie che versano in condizioni di povertà assoluta e relativa.

Le domande di RPC possono essere rapportate alle famiglie e agli individui in povertà, come fattore di scala del bacino di potenziali beneficiari (rappresentativo del bisogno). Rispetto a quanto osservato sul fronte di “Quota 100”, l’assegnazione del RPC sembra maggiormente rispettare le attese. Nel Sud e nelle Isole, le domande accolte coprono circa il 75 per cento della platea teorica delle famiglie in povertà assoluta (25 per cento se il riferimento è agli individui). Questa incidenza passa a circa 55 per cento (20 per cento) nel Centro, circa 37 per cento (15 per cento) nel Nord Ovest, circa 30 per cento (11 per cento) nel Nord Est. Se il numero delle domande accolte è riscalato rispetto alle famiglie in povertà relativa, le differenze territoriali si attutiscono: il circa 37 per cento (12 per cento se il riferimento è agli individui) delle Isole e del Centro si confronta con il circa 34 (12) del Nord Ovest, il circa 32 (11) del Sud e il circa 25 (8) del Nord Est. Dal momento che il RPC nasce come istituto rivolto alla famiglia, i dati più interessanti sono quelli riscalati per il numero di famiglie in povertà. A prima vista, si possono formulare due considerazioni generali: (1) La propensione a richiedere il nuovo strumento è concentrata nel Mezzogiorno, ma anche le altre aree del Paese mostrano propensioni significative; (2) Le famiglie (e gli individui) in povertà relativa sono più presenti nel Mezzogiorno (circa 59 per cento del totale nazionale) rispetto alle famiglie in povertà assoluta (oltre il 45 per cento). Questa caratteristica spiega il “riequilibrio” della propensione a utilizzare il RPC quando come fattore di scala si utilizza la platea in povertà relativa.

In linea di principio è da vedere con sicuro favore il rafforzamento (dopo il REI) di uno strumento di contrasto della povertà e di promozione dell’inclusione lavorativa e sociale, ma qualche criticità potrebbe emergere, soprattutto nei primi anni, dal funzionamento combinato di RDC e di “Quota 100”, in particolare nei territori dove è relativamente più alta la propensione a utilizzare entrambi e più difficili sono le condizioni del mercato del lavoro, ossia nel Sud e nelle Isole. Se la rete dei Centri per l’Impiego e delle Agenzie per il Lavoro dovesse fare registrare ritardi o efficacia insufficiente, potrebbe concretizzarsi una riduzione secca del numero degli occupati e dei livelli di produzione, come conseguenza dei pensionamenti con “Quota 100” e di un turnover troppo lento o restìo a partire.

Questo calo andrebbe a sommarsi alla difficile fase che l’economia sta ancora attraversando.

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