Economia

Reddito di cittadinanza, ecco pregi e difetti alla luce dei primi numeri. Report Prometeia

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Gli obiettivi del reddito di cittadinanza, i primi dati, i beneficiari, la mappa territoriale e familiare. L’analisi di Elizabeth Jane Casabianca e Elena Giarda

Dal 1° aprile sono diventati operativi Reddito e Pensione di cittadinanza (RDC/PDC), due nuove misure di sostegno ai redditi dei più poveri introdotte con il D.L. 4/2019 in sostituzione del reddito di inclusione (REI). L’obiettivo che li accomuna è la riduzione della povertà. L’RDC si propone anche di aiutare i beneficiari a riqualificarsi e trovare un lavoro.

Con la conversione a fine marzo del D.L. nella legge 26/2019 sono state apportate varie modifiche al disegno originale delle misure volte soprattutto a rafforzare il sussidio per le famiglie con disabili e a ridurre il rischio di frodi. Il testo e le simulazioni qui riportate sono basate sulla formulazione originale del RDC/PDC.

REQUISITI E CONDIZIONI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

La pensione di cittadinanza è riservata a famiglie in cui tutti i componenti abbiano almeno 67 anni di età, mentre il reddito di cittadinanza è destinato alle altre [1]. Quest’ultimo è compatibile con la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) e con altri strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. Può essere erogato per un massimo di 18 mesi ma, se dopo tale periodo sussistono ancora i requisiti, il beneficiario può fare richiesta di rinnovo per altri 18.

LA PLATEA DEI BENEFICIARI

La platea dei beneficiari include cittadini italiani o europei ed extra UE con permesso di soggiorno di lungo periodo. A tutti è richiesta la residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in maniera continuativa.

IL NUCLEO FAMILIARE

Il nucleo familiare deve avere un valore dell’indicatore della situazione equivalente (ISEE) inferiore a 9.360 euro e la sua componente reddituale (ISR) non può superare 6.000 euro per il RDC e 7.560 euro nel caso della PDC [2]. Per tenere conto della composizione familiare, le soglie riferite all’ISR sono moltiplicate per la scala di equivalenza [3]. Infine, il valore del patrimonio immobiliare (diverso dalla casa di abitazione) deve essere inferiore a 30.000 euro, mentre la soglia riferita al patrimonio mobiliare varia a seconda delle caratteristiche del nucleo familiare. Si parte da un importo di 6.000 euro, maggiorato di 2.000 euro per ogni componente familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro, cui si aggiungono altri mille euro per ciascun figlio successivo al secondo e 5.000 euro per ogni disabile.

L’EROGAZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

L’erogazione del RDC è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti maggiorenni del nucleo familiare e alla sottoscrizione di un patto per il lavoro o di un patto per l’inclusione sociale. Nei primi 18 mesi di fruizione il beneficiario deve accettare almeno una delle tre offerte lavorative che gli saranno sottoposte, mentre in caso di rinnovo deve accettare la prima.

COME SI COMPONE IL BENEFICIO

Il beneficio economico si compone di due parti. La prima rappresenta un’integrazione al reddito familiare per raggiungere le soglie ISR sopra definite. La seconda è una somma pari al canone di affitto pagato, fino a un massimo di 3.360 euro per il RDC e limitato a 1.800 euro annui per la PDC, oppure all’ammontare della rata del mutuo sulla casa di residenza, fino a un tetto di 1.800 euro solo per i beneficiari del RDC. Il beneficio economico non può superare i 1.330 euro mensili (15.960 euro annui).

IMPATTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Le simulazioni di Prometeia prevedono che, a pieno regime, il RDC (inteso come aggregato di reddito di cittadinanza in senso stretto e pensioni di cittadinanza) vada a beneficio di circa 1.5 milioni di famiglie, corrispondenti a 3.4 milioni di persone, per un costo complessivo di 8.7 miliardi di euro.

Poiché nel 2019 il sussidio sarà erogato per soli 9 mesi, il costo si attesta sui 6.6 miliardi. Se si ipotizza che solo l’85% dei potenziali beneficiari faccia richiesta del sussidio, i numeri stimati calano a 1.3 milioni di famiglie, 3 milioni di individui e 7.4 miliardi di euro di costo complessivo (5.6 miliardi nel 2019) [4]. Il costo a regime del REI era di 2.4 miliardi di euro. L’importo del beneficio annuale sarebbe, in media, pari a circa 5.750 euro a famiglia e l’incremento medio del reddito disponibile familiare del 118%. L’erogazione media del REI si attestava intorno a 2.500 euro, per un aumento medio del reddito del 70%.

Per quanto riguarda l’attivazione lavorativa, Prometeia stima che, con take up del 100%, i beneficiari che potrebbero entrare (o rientrare) nel mercato del lavoro sono circa 490mila [5]. Questi sono i beneficiari inattivi (escludendo inabili al lavoro, militari e pensionati) che sarebbero iscritti nelle liste di collocamento al momento della richiesta del RDC. Questa però è una platea potenziale: non tutti gli inattivi sono uguali e non tutti hanno la stessa probabilità di essere (ri)occupabili. Il 12.7% è rappresentato da persone senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare e quindi difficilmente inseribili nel mercato del lavoro, così come il 50.2% è rappresentato da beneficiari con titolo di scuola secondaria (Fig. 1). Gli individui che con più probabilità potrebbero rientrare nel mercato del lavoro sono i diplomati e le persone in possesso di diplomi post scuola superiore, laurea e altri titoli, che insieme rappresentano il 37.1% della platea. Nel complesso il 93% dei potenziali fruitori è rappresentato da donne, mentre i giovani NEET sono il 9%.

Reddito di cittadinanza: attivazione lavorativa e contrasto alla povertà

REDDITO DI CITTADINANZA: ATTIVAZIONE LAVORATIVA E CONTRASTO ALLA POVERTÀ

L’obiettivo della misura è portare fuori dalla povertà assoluta i 5 milioni di individui che vivono in questa condizione. Tuttavia, l’integrazione proposta non copre il divario tra reddito e soglia di povertà assoluta, ma porta il reddito familiare alla soglia di una misura di povertà relativa pari a 9.360 euro annui (780 euro mensili) e il disegno della misura prevede che, per poterne usufruire, l’ISEE sia inferiore a tale soglia. Tuttavia, esiste una condizione più stringente che vincola la componente reddituale dell’ISEE (ISR) a essere inferiore a 6.000 euro annui moltiplicati per la scala di equivalenza [6]. Inoltre il limite di 9.360 euro è inferiore al valore più aggiornato della soglia Eurostat del rischio di povertà, 9.925 euro per il 2017. Questi elementi fanno sì che non tutte le famiglie in povertà (assoluta e relativa) siano raggiunte dalla misura.

Dato il disegno della misura, la copertura completa delle famiglie in povertà assoluta o a rischio di povertà è ancora lontana, sebbene sia migliorata rispetto al REI. In base alle nostre simulazioni il RDC garantirebbe la copertura del 57.4% degli individui in povertà assoluta (era 41.8% con il REI) e del 28.3% di quelli a rischio di povertà (era 18.9% con il REI). Tuttavia, l’entità del sussidio non è sufficiente a far superare la soglia a tutti i beneficiari. Quindi la povertà si riduce, ma meno di quanto ci si potrebbe aspettare (da 8.4% a 6.6% per la povertà assoluta e da 20% a 19.7% per il rischio di povertà). Molto più forte è la riduzione dell’intensità della povertà, la misura che quantifica la gravità del fenomeno.

Reddito di cittadinanza: attivazione lavorativa e contrasto alla povertà

REDDITO DI CITTADINANZA: ATTIVAZIONE LAVORATIVA E CONTRASTO ALLA POVERTÀ

Un altro aspetto che vale la pena sottolineare è la distribuzione del RDC per dimensione familiare. Il RDC raggiunge il 43% di famiglie composte da una persona sola e solo il 20.9% delle famiglie con quattro o più componenti. Anche in termini di incremento percentuale di reddito familiare in seguito all’erogazione del sussidio, i single beneficiano di un incremento pari a circa il 150%, mentre le famiglie più numerose del 100% circa. Queste distorsioni sono in parte determinate dalla definizione della scala di equivalenza che dà poco peso ai componenti oltre il primo ed è vincolata a un valore massimo di 2.1 anche per famiglie alle quali andrebbe assegnato un coefficiente superiore [7].

Infine, la distribuzione territoriale dei beneficiari mostra che il 60% delle famiglie beneficiarie risiede nel Mezzogiorno, il 24.1% nel Nord e il 16% nel Centro. Con il REI le percentuali erano rispettivamente del 52.7%, 28.7% e 18.6%.

 

 

[1] Con la conversione in legge del decreto, se un componente della famiglia è disabile, la PDC viene erogata anche se la persona disabile ha un’età inferiore a 67 anni. Cade cioè il requisito congiunto dell’età per tutti i componenti.
[2] L’ISR è calcolato senza applicazione di deduzioni o detrazioni di spese o franchigie, al contrario di quanto avveniva per il REI.
[3] La scala di equivalenza assegna peso 1 al richiedente, 0.4 a ogni membro aggiuntivo maggiorenne e 0.2 a ogni minorenne, fino a un valore massimo di 2.1.
[4] Questi numeri sono in linea con quelli della Relazione Tecnica.
[5] Abbiamo considerato le donne fino ai 55 anni di età e gli uomini fino ai 60 anni di età.
[6] Questa soglia è valida per il RDC in senso stretto. Per le pensioni di cittadinanza la soglia sale a 7560 euro annui.
[7] La scala di equivalenza assegna un coefficiente pari a 1 al primo adulto, 0.4 agli altri componenti maggiorenni e 0.2 ai minorenni. Ad esempio una famiglia di 5 persone composta da due genitori, due figli maggiorenni e uno minorenne dovrebbe avere un coefficiente pari a 2.4, che però viene troncato a 2.1.

 

Report pubblicato su prometeia.it

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