Economia

Reddito di cittadinanza, che cosa non è chiaro su Anpal, Parisi e sito

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Obiettivi e incognite del reddito di cittadinanza. Estratto di un articolo di Manuela Perrone per il Sole 24 Ore

Sull’operazione incombono due nodi: il ruolo di Mimmo Parisi, il professore di Demografia e statistica dell’Università statale del Mississippi scelto da Di Maio per la presidenza dell’Anpal e per questo a rischio conflitto d’interessi, e la sicurezza del sito, desumibile dai codici sorgente e dalla privacy policy.

CHI E’ IL CONSULENTE PARISI

Parisi è il superconsulente che ha aiutato il ministero del Lavoro a progettare il reddito di cittadinanza. Farina del sacco di Parisi è comunque la app “Mississippi Works” che, usando i big data, incrocia domanda e offerta di lavoro e che è di proprietà del centro di ricerca Nsparc (National Strategic Planning and Analysis Research Center) della Mississippi State University, diretto da Parisi. Si tratta della stessa applicazione che il Governo vuole adattare all’Italia.

LO STATUTO DI ANPAL

Lo statuto di Anpal prevede l’incompatibilità tra l’incarico di presidente e altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato, nonché con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell’Agenzia.

IL RUOLO DI PARISI

A rigor di logica, dunque, il professore dovrebbe rinunciare al suo lavoro negli Usa o almeno chiedere l’aspettativa per arrivare alla presidenza Anpal (il presidente della Repubblica deve controfirmare il decreto di nomina, che ora è all’esame della Corte dei conti). Così aveva fatto il suo predecessore, Maurizio Del Conte, ottenendo dalla Bocconi un’aspettativa triennale.

COSA DICONO PARISI E M5S

Ma, interpellato in audizione alla commissione Lavoro del Senato, Parisi non ha fornito chiarimenti sulle sue decisioni. Dal M5S ostentano tranquillità.

LE DOMANDE CHE ATTENDONO RISPOSTE

Ma la questione si complica anche con riferimento al software di Parisi e a come il ministero del Lavoro vi ricorrerà: dovrà farlo comprare? E potrà farlo senza bandire una gara? Il decreto legge su reddito e quota 100, all’articolo 6, comma 8, recita: «Al fine di attuare il Rdc anche attraverso appropriati strumenti e piattaforme informatiche che aumentino l’efficienza del programma e l’allocazione del lavoro, il ministero del Lavoro e delle politiche sociali può avvalersi di enti controllati o vigilati da parte di amministrazioni dello Stato o di società in house, previa convenzione approvata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali».

IL RUOLO DI ANPAL SERVIZI

Inevitabile pensare ad Anpal Servizi, che è appunto una società in house (quella che riceverà in dote 500 milioni per l’assunzione di 6mila “navigator”, altra figura importata dal Mississipi) con il presidente Anpal nel ruolo di amministratore unico.

RISCHIO CORTO CIRCUITO?

Il corto circuito è evidente: Parisi dovrà acquisire la sua app? Sulle modalità e sui costi è ancora buio pesto.

CHE COSA DICE L’ESPERTO DEL SITO DEL GOVERNO

Il sito svelato da Di Maio nulla ancora svela e tra gli esperti solleva più di una perplessità quanto alla protezione dei dati. Secondo Matteo G.P. Flora (il fondatore di The Fool, società italiana che si occupa di reputazione online e tutela di reputazione e asset digitali), il portale www.redditodicittadinanza.gov.it «regala dati a Google (fuorilegge)». Flora segnala come la specifica sulla privacy policy pubblicata sul sito in basso a destra non si riferisce al dominio del portale, ma rimanda al dominio Lavoro.gov.it. E nell’informativa completa pubblica – tra i soggetti che potrebbero recuperare dati – YouTube, Twitter, Facebook e Instagram. Le comunicazioni di dati a soggetti extra Ue devono essere adeguatamente notificate. Ma, continua Flora, il codice sorgente della home page del sito richiama Google Webfonts (segnalato esplicitamente da Google come “data controller”) e Microsoft Azure. «Per i non addetti ai lavori – spiega Flora – il ministero ha deciso di “regalare” i dati di navigazione degli utenti a un ente terzo, per di più extra Ue: Google».

(estratto di un articolo del Sole 24 Ore; qui la versione integrale)

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