Economia

Rebus prezzi negli Stati Uniti

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prezzi usa

Usa: prezzi in crescita ma spesa ferma, l’effetto “occhi pieni e mani vuote” per i consumatori post riaperture”. Il commento di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte

Dopo il forte dato sull’inflazione di aprile, oggi l’attesa di consenso per le vendite al dettaglio Usa dello stesso mese era di andamento conseguente di consumi, ossia in tono forte ed invece…sorpresa, nulla di tutto questo. Vendite al dettaglio assolutamente deludenti, soprattutto con riferimento al cosiddetto control group, ossia quello meglio approssima l’andamento del Pil (al netto cioè di auto, componente energetica e componente edilizia).

Alcune delle voci che erano state il traino principale dell’inflazione le ritroviamo nelle vendite al dettaglio come nel caso dell’auto (+2,9% m/m), Food services & drinking places (+3% m/m) o ancora prodotti per la cura della persona (+1%). Mancano all’appello, però, le voci di spesa collegate alle vendite presso le grandi catene – in alcuni casi in calo di quasi il 5% su base mensile.

COSA STA ACCADENDO?

La spiegazione passa soprattutto nella dinamica dei salari. Al momento della riapertura, i consumatori Usa si stanno ritrovando con prezzi molto più alti ma con salari fermi ai livelli ante Covid, sebbene con qualche timido segnale in ordine sparso di inversione – come nel caso di McDonalds (incremento del 10% arrivando in media a circa 13$/ora) o ancora Amazon (incremento tra 0,50 e 3$ che porterebbe il salario orario fino a 18$). Biden ha provato a proporre l’incremento del salario minimo per legge ma, fino ad ora, non è riuscito nel suo intento.

In estrema sintesi: quello che sta emergendo alla riapertura post covid è un forte incremento dei prezzi ma non altrettanto forte rialzo dei salari, con conseguente forte calo dei salari reali. Per ora, i consumatori Usa continuano a beneficare dei sussidi – tra cui quelli per la disoccupazione maggiorati fino ad inizio settembre.

In prospettiva: occorrerà valutare il tentativo di Biden di riparare a questo fenomeno ma, nel frattempo, per i mercati il segnale che arriva è che la Fed ha un motivo valido per non tirare i remi in barca, ossia i salari stagnanti che in termini reali crollano di fronte all’impennata dei prezzi.

 

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