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Dati Quotidiani

Ecco i quotidiani che fanno più splash

Il Corriere della sera tiene botta, il Fatto Quotidiano e la Verità segnano importanti perdite, ma anche ai tre quotidiani del gruppo Gedi (Repubblica, Stampa e Secolo XIX) non va tanto meglio. Tutti i numeri delle testate. Il punto tratto dalla newsletter Charlie de Il Post

 

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di gennaio 2024. Se, come facciamo ogni mese, selezioniamo e aggreghiamo tra le varie voci il dato più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” totale, i risultati sono quelli che seguono: che non tengono conto delle copie distribuite gratuitamente, di quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e di quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera).

Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Più sotto citiamo poi i dati della diffusione totale, quella in cui invece entra tutto. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 166.029 (-6%)
Repubblica 91.919 (-11%)
Stampa 66.480 (-13%)
Sole 24 Ore 54.014 (-9%)
Resto del Carlino 51.669 (-11%)
Messaggero 45.674 (-9%)
Nazione 34.173 (-11%)
Gazzettino 33.891 (-6%)
Fatto 27.284 (-35%)
Dolomiten 27.275 (-6%)
Giornale 26.897 (-5%)
Messaggero Veneto 24.576 (-9%)
Unione Sarda 24.234 (+1,4%)
Eco di Bergamo 22.394 (-8%)
Verità 21.814 (-18%)
Secolo XIX 20.400 (-14%)
Altri giornali nazionali:
Libero 18.735 (-13%)
Avvenire 15.170 (-4%)
Manifesto 12.640 (+3%)
ItaliaOggi 5.920 (-37%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).

Questo mese c’è stato qualche movimento più vistoso del solito, rispetto all’abituale calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), e che il Corriere della Sera riesce anche questo mese a contenere, limitandosi a una perdita del 6%.

Il dato più vistoso è quello della grossa perdita del Fatto, che deriva da una perdita di oltre 13mila abbonati all’edizione digitale a un prezzo superiore al 30% di quello “di copertina” (ADS divide in tre categorie gli abbonamenti digitali: quelli di fatto gratuiti, venduti a meno del 10% del prezzo del giornale; quelli “scontatissimi”, tra il 10% e il 30%; quelli ritenuti più sostanzialmente “venduti”, a un prezzo superiore al 30%). Quello che è probabilmente successo, spiegano al Fatto, è che le offerte di sconti a Natale hanno spinto molti abbonati a convertire il loro abbonamento in uno più scontato. Nel complesso, infatti, grazie alle offerte gli abbonati digitali sono passati da 28.892 a 30.178: con però ricavi minori, e molte più copie acquistate a prezzi sotto il 30%. È utile ricordare che le offerte scontate sono una strategia che mira appunto a coinvolgere più abbonati per cercare poi di trattenerli quando le offerte scadono e i prezzi degli abbonamenti aumentano.

Grazie a perdite leggermente minori, dopo due mesi la Nazione ha superato di nuovo il Gazzettino. Continuano a essere superiori al 10% anno su anno le perdite dei tre quotidiani GEDI, RepubblicaStampa e Secolo XIX. E continua a perdere molto più di tutti la Verità, mentre ci sono ben due casi di piccolo aumento di diffusione: a quello del Manifesto si è aggiunta l’Unione Sarda di Cagliari, che ha aggiunto al totale quasi duemila copie del giornale di carta.

Ma per dare un’idea dell’apparente inesorabilità dei declini medi, a partire dalle quattro testate maggiori, questi sono i dati di diffusione di gennaio 2024 confrontati con quelli di gennaio 2021, tre anni fa, quando avevamo appena iniziato a raccontarli su questa newsletter:

Corriere della Sera 166.029 (200.499)
Repubblica 91.919 (149.430)
Stampa 66.480 (97.173)
Sole 24 Ore 54.014 (75.713)

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 43mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 23mila, vedi sopra). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese.

Corriere della Sera 44.450 (+1.173)
Repubblica 24.093 (+262)
Sole 24 Ore 22.883 (-40)
Stampa 8.482 (-120)
Manifesto 6.487 (+85)
Fatto 6.473 (-13.220)
Gazzettino 6.234 (-24)

Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono ancora soprattutto del Tirreno (-20%, ancora); e poi di nuovo del Giornale di Vicenza (-16%) e dell’Arena (-16%), entrambi del gruppo Athesis.

Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà una cifra complessiva di valore un po’ grossolano, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti).

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