Economia

Poste Italiane e Intesa Sanpaolo, ecco chi ride e chi piange (Anima) dopo l’accordo

di

Matteo Del Fante sia

Fatti, numeri, commenti e scenari dopo l’accordo annunciato fra Intesa Sanpaolo e Poste Italiane. L’articolo di Luigi Pereira

Intesa Sanpaolo e Poste Italiane si fregano le mani, ma chi mugugna e si interroga sono di sicuro i vertici di Anima e gli azionisti della società leader dei fondi. Sono queste le prime reazioni e i primi sentiti tra gli addetti ai lavori dopo l’annuncio di ieri da parte di Intesa e Poste per un accordo che prevede la distribuzione reciproca di alcuni prodotti e servizi con l’obiettivo di ampliare l’offerta per la clientela. Ecco fatti, commenti, analisi e scenari.

DA DOVE NASCE L’INTESA

E’ anche il frutto di una tregua l’intesa annunciata ieri da Intesa Sanpaolo e Poste Italiane. Se in passato le banche e l’Abi vedevano come fumo negli occhi l’avanzare di Poste nel settore finanziario e creditizio, ora evidentemente l’aria è cambiata: forse perché gli istituti di credito che da tempo stanno chiudendo filiali e sportelli per razionalizzare e tagliare i costi vedono nella rete capillare di Poste una risorsa immateriale per piazzare i prodotti banco-finanziari.

GLI OBIETTIVI DELL’ACCORDO

Sta di fatto che due gruppi hanno firmato un accordo quadro triennale, da definire con successivi piani, che prevede la distribuzione reciproca di alcuni prodotti e servizi con l’obiettivo di ampliare l’offerta per la clientela.

I NUMERI REALI

In sostanza negli oltre 12mila sportelli di Poste Italiane sarà possibile sottoscrivere mutui e prestiti personali erogati da Intesa e prodotti di wealth & asset management gestiti da Eurizon Capital, la sgr controllata dal gruppo bancario che ha avuto un ruolo primario tra l’altro nella decisione di Assogestioni nel non presentare una lista per il cda di Tim favorendo così di fatto l’avanzata di Elliott contro Vivendi (qui l’approfondimento di Michele Arnese per Start Magazine).

I DETTAGLI DELLA SINERGIA

Viceversa, per tornare alla sigla dell’intesa tra i gruppi capitanati da Carlo Messina e Matteo Del Fante, tramite i canali fisici e remoti di Intesa Sanpaolo e nella rete di Banca5 (la ex banca dei tabaccai interamente controllata da Intesa), sarà possibile utilizzare i servizi di pagamento targati Poste Italiane, compresi i bollettini postali, incluse le ricariche Poste Pay.

PERCHE’ ANIMA PERDE IN BORSA

Ma non tutti, come si diceva, gioiscono. Il titolo Anima Holding è andato in netto ribasso ieri (-4,56%) dopo l’annuncio dell’accordo triennale di distribuzione tra Poste Italiane e Intesa Sanpaolo. L’accordo penalizza Anima che poco più di un mese fa ha siglato gli accordi attuativi per il rafforzamento della partnership nel risparmio gestito con Poste: quest’ultima rappresenta una quota non trascurabile delle masse istituzionali gestite da Anima e ora c’è il rischio concreto di assistere a una “migrazione” di queste ultime verso Intesa. Anima ha toccato un minimo intraday a 5,555 euro per poi rimbalzare in area 5,58 (close di martedì a 5,815 euro).

LE DOMANDE DEGLI AZIONISTI DI ANIMA

Come Poste pensi di incrementare sensibilmente i proventi sul collocamento dei prodotti in rete. Basta accrescerne finchè si può la quantità? Oppure serve una strategia a monte affinchè questi prodotti non si cannibalizzino uno con l’altro? Èsono queste in sostanza alcune delle domande che si stanno ponendo ora i cosi di Anima.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Poste è azionista di Anima con il 10,3%, “per cui annunci come quello di ieri finiscono per danneggiare quella stessa partecipazione”, ha scritto Il Sole 24 Ore: “È anche vero che resta in campo la prospettiva che Cdp entri nel capitale di Anima, probabilmente rilevando una quota Poste. Operazione probabilmente rinviata per la concomitanza la partita della Cassa su Telecom”.

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