Economia

Popolare di Bari, chi sogna l’annullamento dell’accordo di Roma del 10 giugno 2020

di

Banca popolare di bari

Fatti e indiscrezioni sui tentativi maldestri di impugnare l’intesa sindacale per il salvataggio della Banca Popolare di Bari

Nella miriade di astrusità scritte sulla Popolare di Bari, una merita una particolare attenzione. C’è chi sogna l’annullamento dell’accordo sindacale sottoscritto a Roma, nella sede di Invitalia, il 20 giugno, accordo per evitare il fallimento della banca, salvata anche con soldi pubblici e del Fondo interbancario di tutela dei depositi, e il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori. L’accordo, sottoscritto da tutti i coordinatori sindacali della banca e dai rispettivi segretari generali, a detta di qualche soggetto, sarebbe da annullare per una presunta aggressione verbale perpetrata da un segretario generale, presente all’incontro, ai danni di un coordinatore di un’altra organizzazione.

Dalla parziale registrazione pubblicata da un quotidiano foggiano emerge chiaramente che il segretario generale chiamato in causa non intendeva censurare nessuno, ma chiedeva al coordinatore dell’altra organizzazione di far parlare il “suo” segretario generale. Infatti, le trattative erano andate avanti da mesi e quell’incontro sarebbe servito soltanto a una lettura del testo, presentato dalla banca, contenente tutti gli accordi raggiunti da tutte le componenti, aziendali e nazionali.

Da Foggia vengono citati alcuni articoli del codice civile e tutta una serie di considerazioni tendenti a dimostrare l’indimostrabile. Ora, premesso che nessuno è stato costretto a sottoscrivere l’accordo, la registrazione integrale dell’incontro è nelle mani sia della banca rappresentata dai commissari sia di altre persone presenti alla firma che per tutelarsi, immaginando scherzetti di ogni tipo, hanno registrato l’intero incontro con tutti gli interventi dei presenti.

Al momento opportuno, la registrazione integrale, a quanto risulta a StartMag, sarà consegnata nelle mani dei magistrati. Vale la pena precisare che una eventuale azione di annullamento di un qualsiasi contratto, come prevede il codice civile, è esperibile nel termine di cinque anni, ma si può annullare un accordo viziato per violenza quando una parte è “costretta” a firmare perché un’altra l’ha minacciata fisicamente (esempio: “se non accetti ti ammazzo” oppure psicologicamente (“se non firmi ti rovino” , “se non firmi dirò a tutti che hai rubato”) . Queste sono le ipotesi di annullamento per violenza. Come tutti i dipendenti della Popolare di Bari sanno perfettamente, niente di tutto ciò è accaduto. Tuttavia, c’è chi continua a raccontare e scrivere di tutto forse perché rincorre interessi di altro genere oppure per tentare di nascondere, ai lavoratori della banca, le promozioni “per merito” a quei sindacalisti che per anni hanno spesso combattuto l’assurda gestione della banca con le pistole ad acqua o con i coriandoli.

Dopo la firma di Roma del 10 giugno 2020, i coordinamenti aziendali di tutte le organizzazioni sindacali della Popolare di Bari hanno diffuso, unitariamente, numerosi volantini di chiarimenti e informazioni rispetto al testo dell’accordo sottoscritto con i commissari, risultato di mesi di trattative in video conferenza fra tutti i rappresentati aziendali della banca e gli stessi commissari. Solo per garantire una informazione veramente corretta e trasparente, StartMag è venuta in possesso di tutti i comunicati dei sindacati aziendali, che comunicavano ai dipendenti della banca gli esiti delle “verifiche” (sono sei gli incontri effettuati in video conferenza, previsti dall’accordo del 10 giugno 2020). Perché il quotidiano foggiano parla di annullamento dell’accordo se dal 10 giugno 2020 sono stati effettuati sei incontri di verifica? E ancora: perché nessuno dei sindacati aziendali in questi sei incontri ha lamentato il fatto che una organizzazione sarebbe stata costretta alla firma?

Un’ultima considerazione: il foro competente per la querela annunciata dalla Fabi ad un quotidiano foggiano è il tribunale di Bari e non di Foggia. Da quanto risulta a StartMag, la Fabi avrebbe presentato una querela per diffamazione ad un quotidiano foggiano non per la registrazione parziale pubblicata dell’incontro del 10 giugno a Roma, ma per un precedente articolo in cui veniva diffamato il segretario generale di una organizzazione. Comunque chi vivrà vedrà e chi ha sbagliato pagherà, anche economicamente. A breve ci saranno clamorose novità, secondo fonti del settore.

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