Economia

Politiche anti crisi: l’America punta subito sulla domanda, l’Ue architetta investimenti col Recovery Plan

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Come ha rilevato il Financial Times, se l’amministrazione Usa ci ha messo meno di due mesi per far passare al Congresso la sua mastodontica legge di stimolo, gli europei stanno ancora trattando per il Recovery Plan. Il punto dell’Agi, l’agenzia di stampa diretta da Mario Sechi

 

Il pacchetto di stimoli americano comporterà, per usare le parole dell’economista dell’Ocse, Laurence Boone, “gradite ricadute” sulla domanda di cui i partner commerciali degli Usa beneficeranno una volta che il piano di Biden diventerà realtà.

La più grande economia del mondo sembra infatti ad una svolta, e non solo grazie all’accelerazione delle campagne di vaccinazione, ma anche al sostegno economico delle attività finora penalizzate dall’emergenza economica dovuta al Covid. Si tratta di una svolta, di un cambiamento di rotta.

IL CAMBIO DI PASSO DEGLI USA PER AFFRONTARE LA CRISI

Se per fronteggiare la crisi del 2008-2009, era stato affidato quasi interamente ai banchieri centrali il compito di cercare di stimolare l’economia attraverso denaro prestato a buon mercato e programmi non convenzionali di acquisto di asset, stavolta gli Usa fanno da apripista e la ripresa sembra improntata ad una politica di aiuti più aggressiva.

Una politica che secondo gli osservatori deve fungere anche da esempio alle economie avanzate.

IL PARAGONE CON IL RECOVERY PLAN UE

Come ha rilevato il Financial Times, se l’amministrazione americana ci ha messo meno di due mesi per far passare al Congresso la sua mastodontica legge di stimolo, gli europei invece stanno ancora trattando per il Recovery Plan, pacchetto di stimoli sul quale già a luglio scorso avevano trovato un accordo di principio.

QUANTO VALE IL PROGRAMMA DI AIUTI DI BIDEN SECONDO L’OCSE

L’Ocse ha stimato che il programma di aiuti di Biden, che vale l’8,5% del reddito nazionale statunitense, insieme al rapido lancio degli sforzi di vaccinazione, solleverà il reddito globale dell’1% quest’anno. Ed è proprio per i vaccini che secondo l’organizzazione di Parigi la Germania e l’Italia, viste le difficoltà che stanno incontrando nella distribuzione, rischiano di arrivare tardi, così pure come la Francia.

LE CONSEGUENZE

Un’economia statunitense in piena espansione significa che la domanda economica si “riverserà” nel resto del mondo, in particolare nei suoi vicini più prossimi e più importanti partner commerciali, Messico e Canada, nonché nelle economie orientate all’esportazione dell’Asia orientale e dell’Europa.

ANCHE PER L’ITALIA

Ovviamente anche l’Italia subirà un impulso positivo, se si calcola che verso gli Usa secondo gli ultimi dati relativi al gennaio-novembre dello scorso anno, seppur in calo rispetto agli anni scorsi, abbiamo esportato prodotti per 38,6 miliardi di cui 8,3 miliardi di macchinari ed attrezzature, e 4,2 miliardi di beni alimentari. L’import dagli Stati Uniti è di gran lunga inferiore, 13,7 miliardi. Se i consumi ripartiranno col turbo nel paese oltreoceano, l’Italia insomma non può che festeggiare.

LE IMPLICAZIONI POSITIVE DI UNA CRESCITA PIÙ VELOCE NEGLI USA

In altri termini, per le economie avanzate, le implicazioni di una crescita più veloce negli Stati Uniti sono quasi interamente positive, in quanto aumentando le esportazioni potenziali si incoraggerebbe il sentimento di “rischio” che stimola gli investimenti.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

C’è però anche il rovescio della medaglia, ed è di questo che si stanno accorgendo i mercati mostrando nelle ultime settimane un certo nervosismo. Un’economia americana col turbo, con una domanda di beni e servizi che va alle stelle potrebbe, infatti, innescare tassi di interesse più alti a livello globale.

AUMENTO DEI TASSI D’INTERESSE

Gli investitori scommettono che la Fed sarà costretta ad aumentare i tassi per tenere a bada la pressione inflazionistica o giudicherà opportuno inasprire la politica monetaria (leggi tassi più alti) quando l’economia tornerà vicino alla piena occupazione.

I TIMORI DELLA BCE

Per questo motivo, il board della Bce teme che ciò possa aumentare i costi di finanziamento, in sostanza riducendo l’efficacia dei loro sforzi di stimolo in una regione, quella europea, dove la politica monetaria rimane di gran lunga la più grande forma di stimolo.

INVERSIONE DI ALCUNI FLUSSI DI CAPITALE

L’aumento dei tassi invertirà alcuni dei flussi di capitale che hanno finanziato le economie fragili e portato a un dollaro più forte, soprattutto se la ripresa degli Stati Uniti diverge da quella degli altri paesi avanzati.I paesi più esposti sono in una posizione migliore oggi che durante il “taper tantrum” del 2013, quando la Fed suggerì che avrebbe iniziato a ridurre il ritmo degli acquisti di asset, e le valute dei mercati emergenti crollarono. Molti sono corsi ai ripari per costruire riserve e proteggersi così da simili deflussi riducendo la loro dipendenza da finanziamenti esterni denominati in dollari. Ma poi la pandemia ha sparigliato le carte. Soprattutto per le economie più dipendenti, l’aumento dei prezzi delle materie prime — sollevato dagli sforzi di stimolo della Cina e degli Stati Uniti — aiuterà gli esportatori ma si aggiungerà ai guai degli importatori.

SPINTA AL RISPARMIO PERSONALE

Anche se negli economisti si fa spazio anche la speranza del fatto che una spinta al risparmio personale possa fungere da supporto all’economia globale: i consumatori torneranno a spendere, con buona pace dell’offerta dei beni e dei servizi. E questa prossima tendenza è stata nelle ultime settimane anticipata dai mercati petroliferi, visto che i prezzi sono volati a picchi mai visti negli ultimi mesi, con il Brent tornato a correre oltre i 70 dollari.

ECONOMISTI POSITIVI RISPETTO AL POST-2008

In definitiva, però, come rilevano gli economisti, il mix di politiche è un miglioramento rispetto alla dipendenza post-2008 dalla politica monetaria. Un’economia statunitense più forte aiuterà così a guidare la ripresa globale.

EUROPA DEVE ACCELERARE SUI VACCINI

E in Europa occorrerà accelerare sui vaccini, che finora hanno subito dei fisiologici rallentamenti mentre i casi di Covid-19 sono rimbalzati forse più velocemente delle aspettative.

2021: ANNO DI ESPANSIONE ECONOMICA E FISCALE

Il mercato si è reso conto che gli Usa insomma spingeranno l’economia globale ma anche che una ripresa economica diffusa potrebbe essere più lenta e più difficile di quanto previsto in precedenza, senza però che per il momento siano cambiate le aspettative secondo cui il 2021 sarà un anno di espansione economica e fiscale, lasciandosi alle spalle il 2020 – anno del Covid – come un brutto ricordo.

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