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Politica e pandemia: bilancio di una disfatta

Lezioni Covid

L’intervento di Raffaele Lauro, segretario generale di Unimpresa

 

La decadenza e, non di rado, lo squallore della classe politica italiana, affamata di un governismo fine a se stesso, con rare eccezioni, iniziati con la violenta campagna elettorale del 2018, continua ad alimentare una sfiducia popolare nella politica e un pericoloso riflesso negativo sulla residua credibilità delle istituzioni democratiche. Questo virus, più pericoloso del Covid-19, ha contagiato, sempre con rare eccezioni, anche la comunicazione e la libertà di stampa, nonché la trasparenza e l’indipendenza della stessa magistratura, presidio insostituibile in un regime democratico.

Il bilancio, a tre anni (2018-2021) dall’inizio di questa disgraziata legislatura, risulta tragico, il bilancio di una disfatta: i due governi contrapposti, guidati dalla stessa persona, non eletta, con programmi contraddittori; la fallimentare gestione di una pandemia epocale, caratterizzata da quattro anarchie (istituzionale, scientifica, organizzativa e comunicazionale); la totale mancanza di verità verso il paese, con le famiglie e le imprese allo sbando; i provvedimenti varati, incomprensibili e, talora, inapplicabili; l’affarismo più bieco, matrice sicura di corruttela, alle spalle delle sofferenze di milioni di cittadini in difficoltà, con 100.000 morti sulla coscienza; la manipolazione autocratica e autoreferenziale della comunicazione istituzionale, finalizzata a creare un consenso fittizio e il gradimento nei sondaggi; il correntismo partitico più sfacciato, anche rispetto ad un deprecato passato, a costo di tradire i valori della propria storia politica. E tanto basti. Si auspicava che l’appello, nell’ora del pericolo, del Capo dello Stato, alla responsabilità e all’unità di intenti, potesse far rinsavire i maggiori partiti, sotto la guida di Mario Draghi.

Purtroppo la lotta fratricida, all’interno degli stessi, per i posti di governo e di sottogoverno, ha dimostrato quanta illusoria fosse una tale aspettativa. Un PD, vittima degli errori di una gestione, confusa e altalenante, alla ricerca di una prospettiva nebulosa che non potrà ridursi, pena l’autodistruzione, ad una alleanza della sopravvivenza reciproca, con il M5s. Quest’ultimo, in preda a continue convulsioni e disgregazioni, connesse all’anomalia delle sue origini e alla mancanza di radici ideali, con l’unica via di fuga di affidarsi ad un “dittatore” qualsivoglia, pur di galleggiare fino alla fine della legislatura. Una Lega, anch’essa spaccata, nel profondo, tra un’ala minoritaria che aspira al superamento definitivo dell’antieuropeismo e del populismo raccattavoti, e un leader che continua a giocare sull’ambivalenza,
sforzandosi, inutilmente, di mettere il suo imprinting sulle decisioni governative.

Questo è lo scenario politico, allarmante, alla vigilia della terza, ancor più virulenta, ondata epidemica, con la prospettiva di un nuovo lockdown nazionale, magari necessario, ma che finirà di massacrare interi comparti produttivi, come il turismo, e il mondo delle micro, piccole e medie imprese.

Resta in piedi, sicurezza dei vaccini permettendo. soltanto la speranza di una campagna di prevenzione generale, rapida e risolutiva, affidata ai tecnici, che restituisca alla famiglie e alle imprese un’estrema opportunità di fuoriuscita da un incubo e di ripresa, psicologica ed economica. Nessun partito di governo, comunque, potrà vantare, se ce ne saranno, alcun merito o mettere cappello sui risultati. Provvederanno, poi, finalmente, le elezioni politiche a sanzionare questo ceto politico irresponsabile e a rinnovare radicalmente la classe dirigente nazionale. Non potrà mancare, in ogni caso, nella futura legislatura, il lavoro di commissioni di inchiesta, del tribunale dei ministri e di tribunali ordinari, per far luce sulle responsabilità morali, civili, penali e contabili, di questo disastro.

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