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Pnrr e Mezzogiorno: facciamo il punto e diamoci una mossa

Pnrr Mezzogiorno

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

 

Il Pnrr ha un vincolo temporale di utilizzo di 5 anni. Non è un alibi, è un dato di fatto, che deve tenere conto anche delle storiche difficoltà del Sud di assorbimento dei fondi pubblici. Per legge, al sud deve essere destinato almeno il 40% di tutte le risorse allocabili territorialmente, nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza e del fondo complementare. Il dipartimento per le politiche di coesione verifica periodicamente il rispetto della “quota mezzogiorno” da parte degli enti titolari delle misure.

Alle regioni del Mezzogiorno, secondo le stime, andranno circa 82 miliardi di euro dei fondi “territorializzabili”, ovvero quelli per progetti con ricadute su territori specifici. Ricordiamo che il totale del Pnrr è di poco superiore a 221 mld €, con oltre 191 mld € provenienti dal dispositivo europeo e circa 30 mld € dal Fondo complementare al Pnrr. Alle risorse del Pnrr si possono aggiungere quelle dei “Fondi strutturali e di investimento europei” (alle regioni meridionali spettano complessivamente 54,23 mld €) e quelli del Just transition fund (Jtf) circa 1,2 mld €, che saranno utilizzati per la riconversione dello stabilimento ex Ilva di Taranto e per la riqualificazione della regione del Sulcis in Sardegna. Fra le risorse europee complessive vi sono anche circa 5,6 mld € destinati a “innovazione, ricerca e competitività per la transizione verde e digitale”.

Dalla prima relazione, pubblicata lo scorso 9 marzo, emergono principalmente due criticità a causa di difficoltà amministrative e progettuali. Le soluzioni trovate finora per compensare queste difficoltà le ha seguite la “commissione per il Sud”, un organismo contemplato dal Pnrr italiano costituita dalla ministra Mara Carfagna con decreto il 30 giugno 2021. Nonostante ciò, anche a seguito della prima Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno allocabili territorialmente del Pnrr e del Fondo complementare (FoC) presentato al Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) della Presidenza del Consiglio dei ministri, bisogna darsi una mossa.

Deve trattarsi di necessari aggiustamenti da apportare alle procedure di attuazione già avviate, con particolare riferimento a due ambiti: gli interventi che vedono come soggetti attuatori gli enti decentrati beneficiari di risorse distribuite su base competitiva dalle Amministrazioni centrali; gli interventi di incentivazione a favore delle imprese. Aggiustamenti urgenti, non solo necessari. Infatti, degli 86 miliardi potenzialmente allocabili al Mezzogiorno, ben 62 finanziano misure per le quali è stato espletato almeno un atto formale che già sta orientando l’allocazione territoriale delle risorse nelle fasi successive dell’attuazione”. Secondo lo studio Svimez “le uniche risorse ‘certe’ sono i 24,8 miliardi che finanziano progetti già identificati e con localizzazione territoriale e costi definiti. Meno di un terzo degli 86 miliardi della ‘quota Sud’. Queste risorse sono per oltre la metà (14,6 miliardi) di titolarità del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, e in buona parte finanziano ‘progetti in essere’, ovvero interventi per i quali già esistevano coperture nel bilancio dello Stato poi sostituite da quelle del Pnrr. I rimanenti 61,2 miliardi di euro rappresentano risorse ‘potenziali’, la cui destinazione effettiva alle regioni del Mezzogiorno dovrà realizzarsi in fase di attuazione superando diverse criticità che appunto la Relazione tecnica porta all’attenzione del decisore politico”.

Inoltre, “in ben 15 su 28 procedure attive, per un valore complessivo di oltre 3 miliardi, non è stata disposta nessuna modalità di salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili. Un’eventualità tutt’altro che remota alla luce del primo anno di attuazione del Pnrr. In altri casi, come nel bando Asili Nido, in presenza di insufficiente capacità progettuale per circa il 50% delle risorse, è stata prevista una proroga dei termini, che però difficilmente sarà sufficiente a colmare il gap.

In assenza di interventi sui meccanismi allocativi e sui soggetti attuatori, soprattutto nell’ambito dei diritti di cittadinanza, la mancata allocazione delle risorse nelle aree a maggiore fabbisogno richiederebbe l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dalla governance del Pnrr.

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