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Più Iva per tagliare il cuneo fiscale sul lavoro. Gli scenari di Bankitalia

Che cosa si legge nella Relazione della Banca d’Italia su Iva e cuneo fiscale. Un consiglio al governo che verrà? Ecco numeri e scenari

Perché non utilizzare gli incrementi dell’Iva per ridurre il cuneo fiscale? Perché ricorrere alla clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’Iva quando si può puntare a tagliare il costo del lavoro?

Sono le domande che si evincono leggendo due pagine, delle 230 complessi, della Relazione annuale della Banca d’Italia pubblicata ieri in occasione dell’assemblea degli azionisti dell’Istituto centrale governato da Ignazio Visco.

Infatti il capitolo dedicato alla finanza pubblica dalle considerazioni finali di Visco sembra “suonare una nota dissonante rispetto all’unico tema che in queste complicate settimane di crisi ha messo d’accordo più o meno tutti i partiti, cioè il blocco degli aumenti già in programma dal 1° gennaio”, scrive oggi il Sole 24 Ore.

L’esercizio macroeconomico dell’ufficio studi di Bankitalia, a pagina 149-150 della relazione, traduce di fatto tradurre i suggerimenti arrivati a dai principali organismi internazionali (come, di recente, dalla Commissione europea) per lo spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette.

L’analisi della Banca d’Italia ipotizza di finanziare con aumenti Iva dal 10 all’11,5% e dal 22 al 25% un taglio della prima aliquota Irpef (dal 23 al 21%) oppure un rafforzamento (di un quarto) delle detrazioni per i redditi da lavoro.

Entrambe le ipotesi hanno pro e contro: aumentano gli incentivi al lavoro, per aggredire la disoccupazione che rimane pesante nonostante la flessione degli ultimi anni, ma peggiorano la capacità redistributiva del sistema (le imposte indirette sono regressive per natura, perché chiedono la stessa aliquota a prescindere da reddito o patrimonio) che andrebbe compensata con altre misure di welfare, chiosa il Sole.

ECCO IL TESTO COMPLETO DEL CAPITOLO DELLA RELAZIONE DI BANKITALIA SU IVA E CUNEO

In Italia il cuneo fiscale sul lavoro – pur diminuito negli ultimi anni – resta elevato, anche nel confronto internazionale. Gli organismi internazionali1 hanno più volte suggerito che una sua ulteriore riduzione potrebbe essere ottenuta spostando parte del carico tributario dalle imposte dirette (come l’Irpef) a quelle indirette (come l’IVA), a parità di saldo di bilancio.

Tale misura potrebbe attenuare gli effetti distorsivi delle imposte sull’offerta di lavoro; inoltre, aumentando la tassazione sulle importazioni e riducendola sulle esportazioni, potrebbe comportare di fatto una svalutazione fiscale e di conseguenza un miglioramento della posizione competitiva dell’economia italiana. Tuttavia l’inasprimento di un’imposta come l’IVA, tipicamente regressiva rispetto al reddito, potrebbe ridurre la capacità redistributiva del sistema tributario.

Una valutazione degli effetti in termini di incentivi all’offerta di lavoro e di redistribuzione di una ricomposizione del prelievo fiscale gravante sulle famiglie può essere condotta mediante BIMic (Bank of Italy Microsimulation), il modello di microsimulazione delle imposte e dei benefici sociali della Banca d’Italia

L’analisi si basa su due indicatori sintetici, il cui uso è consolidato in letteratura. L’indicatore che valuta l’impatto sugli incentivi è definito come complemento a uno della media delle aliquote marginali effettive: si tratta di una misura delle risorse aggiuntive che, a seguito di un aumento unitario del reddito da lavoro, rimangono nella disponibilità del nucleo familiare dopo l’applicazione di imposte e benefici sociali. L’indicatore che valuta l’effetto redistributivo del sistema di imposte e di benefici sociali è la variazione nella disuguaglianza, misurata dall’indice di Gini, tra la distribuzione dei redditi lordi e quella dei redditi netti.

Per il sistema fiscale e di welfare a legislazione vigente, il primo indicatore è pari al 60,1 per cento (un aumento del reddito da lavoro di 100 euro comporta un incremento del reddito netto di circa 60 euro), il secondo è pari a 5,5 punti percentuali (il sistema di imposte e benefici sociali riduce infatti l’indice di Gini da 41,4 sui redditi lordi a 35,9 sui redditi netti).

A titolo esemplificativo di una possibile ricomposizione del prelievo fiscale sono stati presi in considerazione due scenari controfattuali, nei quali l’aumento delle imposte indirette finanzia, con modalità diverse ma sempre a parità di saldo di bilancio, la riduzione delle imposte sul reddito (figura, pannello a). In particolare entrambi gli scenari presuppongono che l’aliquota IVA ridotta aumenti dal 10 all’11,5 per cento e quella ordinaria dal 22 al 25 per cento; nello scenario 1 si ipotizza inoltre la riduzione della prima aliquota dell’Irpef (dal 23 al 21 per cento), mentre nello scenario 2 si prefigura un incremento delle detrazioni per i redditi da lavoro nella misura di un quarto, mantenendone inalterato l’andamento decrescente al crescere del reddito.

In entrambi gli scenari si osserva un miglioramento nell’impatto sugli incentivi rispetto alla legislazione vigente, a fronte però di un peggioramento della capacità redistributiva del sistema (figura, pannello b). L’aumento delle detrazioni per redditi da lavoro (scenario 2) presenta valori degli indicatori più favorevoli rispetto alla revisione della prima aliquota dell’Irpef (scenario 1): il risultato relativo all’impatto in termini di incentivi dipende dal fatto che nello scenario 2 lo sgravio è esclusivamente destinato ai redditi da lavoro, diversamente da quanto accade nello scenario 1; il risultato relativo alla redistribuzione riflette sostanzialmente il fatto che, mentre lo sgravio dello scenario 1 beneficia tutti i contribuenti, quello dello scenario 2 è concentrato sui contribuenti con redditi fino a quasi 70.000 euro.

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