Anche sotto l’insegna di Piazza Italia, marchio di pronto-moda italiano, si nascondeva un sistema di sfruttamento nel cuore del distretto tessile toscano, secondo la magistratura inquirente. Il tribunale di Firenze ha quindi messo l’azienda sotto amministrazione giudiziaria per un anno, ravvisando un meccanismo che avrebbe le garantito “ampi margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di produzione”.
Sebbene, come precisato dal Fatto Quotidiano, “Piazza Italia Spa e i suoi amministratori, non sono indagati”, la società è accusata di una “agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza” delle attività illecite condotte da imprenditori cinesi nel distretto tessile toscano.
Si tratta del primo provvedimento di questo tipo in Toscana richiesto da una Procura Circondariale.
IL PROVVEDIMENTO E LE AZIENDE COINVOLTE
Il decreto, emesso su richiesta del procuratore Luca Tescaroli, colpisce la società con sede legale a Nola (Napoli), affidandone la gestione all’amministratore giudiziario Marcella Vulcano e al giudice delegato Alessio Innocenti.
Al centro delle indagini, scrive il Fatto Quotidiano, figurano due imprese di Prato che si sono succedute nel tempo: la Infinity Design di Tang Xiyan e la Chic Girl s.r.l..
Gli inquirenti hanno identificato come amministratori di fatto di tali realtà i cittadini cinesi Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle, tutti indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Piazza Italia avrebbe esternalizzato a queste ditte una “parte significativa della propria produzione” dal 2022 a oggi, omettendo tuttavia di verificare la reale capacità imprenditoriale dei fornitori.
L’INDAGINE
L’attività investigativa, spiega il FQ, si è articolata in diverse fasi, partendo dal controllo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno effettuato il 19 giugno 2023 presso la sede della Infinity Design. Successivamente, il quadro probatorio si è arricchito con due informative della Polizia municipale di Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza, datate rispettivamente 26 giugno 2024 e 22 maggio 2025.
Le perquisizioni e le video-intercettazioni hanno permesso di “rilevare i volumi di affari della Infinity design” e di cristallizzare i rapporti commerciali con il noto marchio campano, che si rivolge prevalentemente a una fascia medio-bassa di clientela.
LAVORO NERO E TURNI MASSACRANTI
Le ispezioni del 2023, svolte nell’ambito del progetto “ALT Caporalato D.U.E.”, hanno identificato 15 lavoratori, di cui 5 totalmente irregolari. Secondo quanto riportato dal Fatto, la testimonianza di uno di loro è stata emblematica: “la sua paga giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”.
La Procura di Prato ha sottolineato come le maestranze fossero “costrette a subire i classici atteggiamenti di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e alloggiative degradanti”.
LA “FUNZIONE TERAPEUTICA” E L’OBIETTIVO DI LEGALITÀ
Il provvedimento, definito di “prevenzione mite”, mira a far conoscere “la situazione di illegalità esistente nel territorio pratese e come la stessa costituisca fonte di guadagno illecito anche per l’imprenditoria committente”.
La Procura contesta a Piazza Italia di “non aver mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste”, non avendo trovato nel corso delle indagini né contratti specifici né verbali di audit, ma solo una costante “verifica della qualità dei prodotti forniti”. Inoltre, questa condotta avrebbe permesso al marchio di “praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato”.
La misura, si legge nel decreto, ha dunque una “funzione terapeutica per l’impresa destinataria”, con l’obiettivo di “bonificarla con specifico riferimento alle imprese terziste” e consentire il “ripristino della legalità” senza interrompere la continuità operativa.
