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Perché l’Italia non sa spendere i soldi dell’Unione europea?

MES Soldi Unione Europea Italia

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro

 

La Commissione europea il 18 novembre ha staccato un nuovo assegno REACT-EU a favore dell’Italia, con cui saranno promossi incentivi per l’occupazione, in particolare per le assunzioni di giovani e donne, e per la formazione digital e green nell’ambito del Fondo nuove competenze.

La nuova assegnazione di risorse rientra nella tranche 2022 di REACT-EU che ha portato a 14,4 miliardi di euro la dotazione assegnata da Bruxelles all’Italia. Lo stanziamento da 1,5 miliardi per lavoro e competenze, in particolare, fa seguito agli interventi già autorizzati nell’ambito della riprogrammazione del PON SPAO, il Programma operativo nazionale “Sistemi di politiche attive per l’occupazione” finanziato dal Fondo sociale europeo (FSE) 2014-2020.

Questo nuovo finanziamento dovrebbe creare nuove opportunità per le piccole imprese, i giovani e le donne in Italia. Si tratta di un ottimo esempio del sostegno offerto dall’UE agli Stati membri tramite incentivi ai datori di lavoro e possibilità di formazione per i lavoratori. Misure come quelle finanziate nel quadro della presente proposta REACT-EU aiuteranno le imprese e i lavoratori italiani a tenere il passo con un mercato del lavoro in rapida evoluzione ma anche in grande difficoltà effettiva.

Ricordiamo che, promosso nell’ambito di Next GenerationEU, REACT-EU fornisce un’integrazione di 50,6 miliardi di euro (a prezzi correnti) nel corso del 2021 e del 2022 a favore dei programmi della Politica di Coesione di tutti gli Stati membri per il periodo 2014-2020, con due focus particolari.

Da un lato, il sostegno alla resilienza del mercato del lavoro, all’occupazione, alle PMI e alle famiglie a basso reddito. Dall’altro le esigenze future per le transizioni verde e digitale e per una ripresa socio-economica sostenibile.

Con l’approvazione di questi altri 1,5 miliardi di euro, l’Italia riceverà in totale 14,4 miliardi di euro nell’ambito di REACT-EU per stimolare la sua ripresa e incentivare gli investimenti nelle transizioni verde e digitale. Entrando nel merito della tranche di novembre 2022, gli 1,5 miliardi concessi dalla Commissione saranno usati per potenziare quattro misure.

La prima riguarda la creazione di posti di lavoro nelle regioni meridionali attraverso la cosiddetta decontribuzione del Sud: 1,2 miliardi serviranno a ridurre del 30% i contributi previdenziali a carico delle piccole imprese per i loro lavoratori nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Per essere ammissibili, le imprese devono impiegare i lavoratori per almeno nove mesi dopo la presentazione della richiesta di riduzione.

Altri 139,1 milioni di euro vanno a integrare la dotazione per gli incentivi per le assunzioni di giovani. In questo caso, i fondi sono destinati a ridurre i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che nel corso del 2022 assumono persone di età inferiore a 36 anni con contratti a tempo indeterminato, una misura di cui si prevede usufruiranno oltre 48.000 giovani.

Analogamente anche per la terza misura, a cui vanno 88,5 milioni di euro. In questo caso i fondi sono destinati agli incentivi per le assunzioni di donne effettuate nel 2022, con l’obiettivo di ridurre (entro il limite di 6.000 euro l’anno) i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Secondo le stime fatte dalla Commissione, si prevede che usufruiranno dell’intervento oltre 54.000 donne.

Infine, la quarta misura riguarda la formazione nel campo delle competenze verdi e digitali. Quasi 280mila euro, nell’ambito del  “Fondo nuove competenze”, serviranno a compensare le ore durante le quali il personale partecipa a corsi di formazione per acquisire nuove competenze verdi e digitali. In questo caso si stima che usufruiranno della misura oltre 5.700 imprese.

L’elemento veramente negativo, in realtà, è che siamo uno degli Stati meno capaci di spendere i fondi europei. Infatti, le risorse stanziate dall’UE servono a coprire parte delle spese per progetti specifici. Se mancano progetti validi, però, i fondi europei non sono utilizzabili e vanno “perduti”, nel senso che rimangono nel bilancio dell’UE senza essere sfruttati e spesi.

Nei diversi Stati membri le percentuali di utilizzo sono diverse. In testa vi sono i Paesi del Nord, come la Finlandia, in coda si trovano i Paesi mediterranei come la Spagna e, appunto, l’Italia. Tra le ragioni, la principale è considerata la scarsa qualità della nostra pubblica amministrazione, i vincoli politici ad essa collegati, e le infinite proroghe già adottate negli anni passati con Decreto come quella relativa per esempio al Fondo nuove Competenze dell’agosto scorso che scade il 31 dicembre prossimo venturo, questa volta si dichiara “per concludere le attività, rallentate anche a causa del protrarsi della situazione di emergenza epidemilogica”. Ma siamo recidivi e purtroppo dimostriamo la nostra incapacità ad onorare gli impegni assunti.

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