L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha inferto un duro colpo alle barriere finanziarie che ancora frammentano l’Europa, sanzionando Agos Ducato S.p.A. con una multa di 800.000 euro.
La società del settore del credito al consumo, controllata al 61% da Crédit Agricole e al 39% da Banco BPM, è stata ritenuta responsabile di una prolungata condotta di “IBAN discrimination”, avendo ostacolato per quasi un decennio l’uso di conti correnti esteri per il rimborso dei finanziamenti, in aperta violazione delle norme europee sulla Single Euro Payments Area (SEPA).
LA BARRIERA INVISIBILE DEL PREFISSO “IT”
Per anni, i clienti di Agos che avrebbero voluto domiciliare le proprie rate su conti correnti aperti in altri Paesi dell’Unione europea si sono scontrati con un muro di gomma procedurale. Secondo quanto accertato dall’Autorità, nel testo del provvedimento si legge che la condotta della società consisteva nel “non aver accettato bonifici ed addebiti diretti (domiciliazioni) da conti accesi presso prestatori di servizi di pagamento della Single Euro Payments Area (SEPA) extra-Italia”. Questa pratica non è solo un intoppo burocratico, ma una vera e propria discriminazione geografica che impedisce ai cittadini di beneficiare della libertà di movimento dei servizi finanziari, costringendoli spesso a mantenere aperti conti in Italia solo per soddisfare i requisiti del creditore.
UN PERCORSO A OSTACOLI PER I CONSUMATORI
Le indagini hanno inoltre rivelato che, sebbene dal 2019 Agos avesse introdotto una procedura per gestire gli IBAN esteri, questa era ben lontana dall’essere efficiente o paritaria rispetto a quella prevista per gli IBAN italiani. Mentre per questi ultimi la procedura era immediata, per i conti esteri era richiesto un iter manuale e farraginoso. L’Agcm ha evidenziato che tale modalità era “caratterizzata da oneri e adempimenti tali da rendere più difficoltoso l’utilizzo dell’IBAN SEPA extra-Italia”, portando a tempistiche prolungate e, in molti casi, all’abbandono della richiesta da parte del cliente. Addirittura, tra il 2019 e il 2020, su circa cento richieste di domiciliazione estera, solo il 20% circa è andata a buon fine, segno evidente di un sistema che scoraggiava attivamente l’utente.
LA DIFESA DI AGOS E IL PRECEDENTE GIURIDICO
Ma la vicenda ha radici profonde: un precedente provvedimento del 2020 era stato annullato dal TAR per vizi procedurali legati alla durata dell’istruttoria. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue (caso Trenitalia) ha permesso all’Antitrust di riaprire il caso, stabilendo che i termini nazionali non possono vanificare l’efficacia del diritto dell’Unione. Agos ha tentato di difendersi sostenendo la legittimità delle proprie procedure differenziate e sottolineando gli investimenti fatti per adeguare i sistemi informatici. Ciononostante, l’Autorità ha ribadito che il principio di non discriminazione è un “obiettivo prioritario a livello europeo” e che i beneficiari dei pagamenti “non possono subordinare l’uso di questo metodo di pagamento a condizioni che pregiudicherebbero l’effetto utile” delle norme SEPA.
LA SVOLTA DIGITALE E IL PESO DELLA SANZIONE
Solo a partire dal primo trimestre del 2023, Agos ha infine implementato un sistema automatizzato che equipara totalmente gli IBAN italiani a quelli esteri nell’interfaccia online, eliminando ogni disparità. Sebbene questo adeguamento sia stato riconosciuto, non è bastato a cancellare le responsabilità per la condotta tenuta sin dal 2014. Nel quantificare la sanzione di 800.000 euro, l’Autorità ha tenuto conto della gravità della violazione e della rilevanza economica della società, che nel 2024 ha registrato ricavi per oltre 1,7 miliardi di euro.



