Economia

Perché la Popolare di Bari trema in vista dell’assemblea

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popolare di Bari

Il 30 giugno i soci della Popolare di Bari sono convocati per l’assemblea. Ordine del giorno: il via libera al piano di salvataggio, al piano industriale ma soprattutto alla trasformazione in spa. Ecco notizie e scenari

Sono giorni di riflessione per gli azionisti della Popolare di Bari che a fine mese – il 29 giugno in prima convocazione e il 30 giugno in seconda convocazione – sono chiamati a votare per la trasformazione in spa dell’istituto di credito. Intanto emergono dati poco rassicuranti come gli oltre 1,1 miliardi di perdite “scoperti” dai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini grazie alla loro due diligence. Una cifra che va quasi del tutto a prosciugare l’intervento del Fondo di tutela dei Depositi e del Mediocredito Centrale, controllato da Invitalia (100% Mef) che costituisce l’ossatura del piano di salvataggio cui proprio pochi giorni fa è arrivato il via libera da parte della Commissione europea. Tutto secondo le regole, dunque, per quanto riguarda la vendita ad Amco, l’ex sga del Tesoro, del pacchetto di crediti deteriorati del valore lordo di quasi 2 miliardi che sarà rilevato con uno sconto di circa il 25%. Poco prima era arrivato il sì da parte della Dg Comp Ue, guidata da Margrethe Vestager, alla partecipazione di Mcc nel piano di salvataggio.

La situazione però non è affatto semplice e non è un caso che, secondo quanto risulta a Start Magazine, all’interno della Popolare di Bari circolano timori – non solo sindacali – sull’esito favorevole dell’assemblea. E forse neppure è un caso che i commissari abbiano apparecchiato un pranzo succulento per gli azionisti che si ritrovano in mano titoli ben poco allettanti.

LE PERDITE NEL PRIMO TRIMESTRE 2020

Come dicevamo, secondo quanto riferito da Blandini in una intervista al Messaggero di domenica scorsa, le perdite al 31 marzo scorso sono pari a 1,144 miliardi le perdite. Una cifra che va quasi ad assorbire il piano pari a 1,6 miliardi in cui è chiamato a fare la parte del leone il Fitd che poi ricostituirà il patrimonio netto mancante e cederà il capitale a Mcc. Azioni che però sono conseguenti al sì alla trasformazione della popolare in spa e all’aumento di capitale.

“La due diligence ha fatto emergere la misura dei crediti in bonis e di quelli deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti deteriorati), gli accantonamenti operati e conseguentemente sono state compiute le rettifiche di valore necessarie che hanno determinato perdite patrimoniali assai più significative delle attese” ha spiegato al quotidiano romano Blandini che ha pure detto di aver ricevuto un’offerta vincolante da Amco che “prevede l’acquisto pro-soluto per un corrispettivo pari a circa il 25% del valore complessivo di crediti deteriorati per circa 2 miliardi relativi a circa 32 mila controparti”. Comunque, ha aggiunto il commissario, “per maggiore tutela di tutti abbiamo ritenuto comunque indispensabile attendere, prima che l’accettazione della banca intervenga definitivamente, la deliberazione assembleare di trasformazione e di aumento di capitale”.

L’INTERVENTO DEL FITD E DI MCC

All’assemblea di fine mese Ajello e Blandini si presenteranno con il via libera di Bruxelles, con un piano di salvataggio da 1,6 miliardi stanziati da Fitd (1,17 miliardi) e Mcc (430 milioni) e con un piano industriale – come ricorda il Sole 24 Ore – che prevede il pareggio al 2022 e il ritorno all’utile l’anno successivo. Inoltre, grazie all’accordo con i sindacati siglato la settimana scorsa, la banca ricorderà che sul piatto ci sono minori costi per 67 milioni, 91 filiali da chiudere nei prossimi anni e 650 esuberi in un decennio grazie a strumenti come Quota 100, fondo pensioni, opzione donna, fondo emergenziale.

LA STRATEGIA DEI COMMISSARI

Ma i commissari della Popolare sanno bene che i soci non sono affatto contenti di come si sono messe le cose e di essere consapevoli di avere in mano (quasi) carta straccia. Per questo hanno ordito una trama che possa convincerli a partecipare all’assemblea, e magari a dire sì al piano di salvataggio, al piano industriale e alla trasformazione in spa.

Ecco dunque un’offerta transattiva per gli azionisti che hanno acquistato titoli nel biennio 2014-2015, valutati a 2,38 euro per azione, l’ultima quotazione al mercato secondario Hi-Mtf che secondo Blandini è “elevatissimo per una banca commissariata che ha perso tutto il suo capitale”. Sul piatto anche azioni gratuite per complessivi 20 milioni di euro e una ricostituzione del capitale sociale minimo di 10 milioni per tutti gli azionisti che conserveranno azioni della banca.

Ma non basta: in arrivo anche un warrant per ciascuna azione posseduta, diversa da quelle sottoscritte negli aumenti di capitale del 2014 e del 2015, e il pagamento integrale dei quasi 15.000 obbligazionisti (in totale 283 milioni): si parte con le obbligazioni subordinate – per 218 milioni – in scadenza a fine 2021.

“L’assegnazione sarà a prescindere da come essi abbiano votato, secondo criteri di proporzionalità nei limiti che saranno definiti nella documentazione assembleare” ha precisato Blandini aggiungendo che ai soci verrà chiesta la rinuncia a ogni pretesa o azione connessa agli aumenti di capitale deliberati ed eseguiti durante gli esercizi 2014 e 2015 e che sono esclusi i clienti con crediti in sofferenza o utp (unlikely to pay).

Il commissario comunque punta sull’ottimismo e al giornale capitolino ha rivelato di confidare “in una maggioranza molto ampia anche come segnale diretto a Mcc e al tessuto economico e politico”. Del resto, in questo modo “l’istituto avrà un futuro grazie a un’operazione di sistema. Non è solo la indubbia convenienza della soluzione ; altrettanto importante è il mantenimento di una banca del e nel Mezzogiorno che sia di tutti e aiuti il tessuto economico sociale e imprenditoriale”.

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