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Perché la Francia ha bloccato la cessione degli asset di Eutelsat

Parigi ha detto no: è arrivato il veto francese sulla vendita delle infrastrutture terrestri dell'operatore satellitare Eutelsat al fondo svedese Eqt. L'analisi di Luca Picotti tratta dal suo profilo Linkedin.

Caso molto interessante di qualche giorno fa. Il governo francese ha posto il veto, usando la propria normativa sugli investimenti esteri (i.e nostro Golden Power), alla cessione di alcuni asset di Eutelsat ad un fondo svedese. Indicativo della centralità delle nuove frontiere satellitari (nel mio ‘Linee invisibili’ ho dedicato un paragrafo a Starlink, appalti di servizi di comunicazione, sicurezza nazionale e geografie giuridiche).

Eutelsat, operatore europeo nelle telecomunicazioni satellitari, basato in Francia, aveva concluso un accordo per cedere le proprie infrastrutture terrestri (antenne e circuiti) al fondo svedese EQT per circa 550 milioni, operazione che avrebbe contribuito ad alleggerire il debito, senza precludere il godimento delle infrastrutture grazie ad un parallelo contratto di leasing tra le parti.

La cessione è stata però bloccata dal governo francese, tramite potere di veto. Trattasi dell’ipotesi più radicale, che assume ancora più peso se si pensa che nello stesso periodo il governo ha approvato, con condizioni, la vendita della società LMB Aerospace, produttrice di componenti per l’aviazione e la difesa, al gruppo americano Loar Group. Perché nel caso di Eutelsat il veto? In altre parole, perché non sono stati ritenuti sufficienti i rimedi tramite condizioni, come per LMB, quali ad esempio golden share/prescrizioni di mantenere le funzioni strategiche e l’operatività in Francia etc.?

Nel caso di Eutelsat si è ritenuto l’operatore troppo importante e, soprattutto, ‘unico’.

In un mercato dominato da Starlink di Elon Musk, con Eutelsat come unico potenziale concorrente europeo in prospettiva, lo Stato francese (che è salito nel mentre quasi al 30% del capitale di Eutelsat) ha optato per una tutela integrale dei suoi asset. Anche a costo di avere ricadute economiche negative nell’immediato. Il problema non era la nazionalità dell’investitore, ma proprio la rilevanza strategica di Eutelsat e dei suoi asset, da mantenere tutti nel perimetro nazionale. L’infrastruttura, servente comunicazioni civili ma anche militari, è stata ritenuta troppo importante.

Dunque: unicità di Eutelsat, concorrenza con Starlink, centralità dell’infrastruttura.

Con un ultimo appunto. Le normative sugli investimenti esteri hanno ormai sempre più spesso, e quella italiana lo insegna, una duplice prospettiva: quella dell’investitore che acquisisce una società domestica, e quella della società domestica che delibera il trasferimento di un suo asset strategico.

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