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Perché la decisione della Bce è storica

Bce

Il commento di Sebastian Vismara, senior economist di BNY Mellon Investment Management, sull’annuncio della Bce

 

La decisione di oggi della BCE è storica. La Banca Centrale Europea si imbarca ora in un viaggio difficile per rialzare i tassi in un momento in cui l’inflazione è ben al di sopra dei livelli obiettivo e i rischi di recessione sono in aumento.

Il rialzo di 50 punti base è aggressivo ed evidenzia la determinazione della BCE a restaurare la stabilità dei prezzi nonostante il rallentamento della crescita. Questo aspetto non ci sorprende, ed è ampiamente in linea con le azioni intraprese recentemente dalle altre Banche Centrali a livello globale.

Abbiamo un giudizio contrastato sullo Strumento di Protezione dalla Trasmissione (TPI), il nuovo strumento della BCE per combattere il rialzo degli spread dei bond periferici. Strumenti di questo tipo si sono dimostrati più efficaci quando possono essere attivati rapidamente e in modo flessibile, senza tante clausole, e quando hanno dimensioni virtualmente senza limiti. Tuttavia, vi sono diversi criteri di eligiblità fiscale e macroeconomica che dovranno essere considerati dal Consiglio Direttivo della BCE prima dell’attivazione. Questo solleva diversi dubbi, sopratutto alla luce della fine del governo Draghi in Italia, e dell’aumento delle incertezze politiche sul prossimo governo italiano.

La Banca Centrale Europea si trova in uno scenario caratterizzato da un rallentamento dei redditi reali, dei consumi reali e del PIL reale, dovuto all’aumento dei prezzi, che potrebbe portare alla recessione in Europa. A nostro avviso, tale recessione è sempre più probabile nei prossimi trimestri e dovrebbe di per sé contenere le pressioni sull’inflazione core, alleviando i timori di una profezia autoavverante sull’andamento dei prezzi – e scongiurando la necessità, per la BCE, di innalzare i tassi a livelli molto elevati. I mercati si aspettano che i tassi raggiungano un livello del 2,5% entro il prossimo anno, ma noi sospettiamo che la BCE dovrà muoversi in misura minore di così.

Siamo però consapevoli che la combinazione di uno strumento “anti-frammentazione” imperfetto e lo shock negativo sull’energia provocato dalla Russia potrebbe spingere l’inflazione primaria a livelli ancora più alti. In tale scenario, la BCE potrebbe trovarsi ad affrontare una scelta difficile: continuare lungo la strada della stretta monetaria nel mezzo di una recessione, impattando duramente la crescita economica per portare giù l’inflazione primaria nel breve termine; oppure accettare implicitamente i livelli elevati di inflazione per anni a venire, senza attuare rilevanti misure di stretta monetaria, e scoprendosi così di fatto impossibilitata a contenere in modo efficace i rischi crescenti alla stabilità finanziaria derivanti da tassi più alti e timori sulla sostenibilità del debito dei Paesi periferici.

A nostro avviso, in tale scenario la BCE sceglierà di rialzare i tassi nonostante la recessione, migliorando se necessario lo strumento “anti-frammentazione”, ma non escludiamo la seconda possibilità e i relativi rischi.

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