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Perché il prezzo del pellet è alle stelle?

Prezzo Pellet

Rispetto a un anno fa il prezzo del pellet è aumentato circa del 140%, con punte del 300%. Un sacco da 15kg è passato dai circa 5 euro dello scorso anno ai 12 euro in media di ottobre 2022. La guerra c’entra ma ci sono anche altri fattori da considerare. Fatti, numeri, e previsioni

 

Sebbene l’ancora ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, assicuri che l’Italia è stata “messa in sicurezza” sul fronte del gas – facendo riferimento agli stoccaggi pieni -, il prezzo continua a essere alto e molte persone hanno pensato o di tirare fuori una stufa a pellet o di comprarne una, ma anche su questo fronte l’aspetto economico non sembra venire incontro.

Infatti, il prezzo del pellet, materiale naturale proveniente dagli scarti della lavorazione del legno, è più che raddoppiato rispetto all’anno scorso e le ragioni sono, anche in questo caso, geopolitiche.

I PREZZI DEL PELLET

Un sacco da 15kg è passato dai circa 5 euro dello scorso anno ai 12 euro in media di ottobre (ovvero un aumento del 140%), con punte di oltre 25 euro al sacco. Ad affermarlo è Altroconsumo che, negli ultimi giorni, ha svolto un’indagine dei prezzi in 65 punti vendita di diverse province italiane.

Secondo l’associazione, quindi, per riscaldare un appartamento da 100 metri quadrati, una famiglia spenderà oltre 1.300 euro nel 2022-2023, ovvero il doppio, rispetto all’anno precedente.

Anche l’Associazione italiana energie agroforestali (Aiel), conferma la tendenza:

PERCHÉ IL PREZZO DEL PELLET È AUMENTATO

L’aumento dei prezzi del pellet è dovuto sia ai costi di energia legati alla sua produzione – viene essiccato, triturato e compattato da legna vergine – che agli altissimi costi di distribuzione.

Inoltre, come è accaduto con il gas e molte altre materie prime, l’invasione russa in Ucraina e le conseguenti sanzioni introdotte dai Paesi occidentali hanno avuto effetti diretti e indiretti sulla supply chain, ovvero la catena di approvvigionamento.

Infine, visto l’aumento del gas, molti italiani hanno deciso di investire in una stufa a pellet e l’aumento della domanda ha inevitabilmente portato a un’impennata dei prezzi. Non solo. Fuori dall’Italia, per esempio in diversi Paesi del Nord Europa, il pellet è usato per produrre energia elettrica nel settore industriale, il che rende la domanda ulteriormente insostenibile.

QUANTO PELLET USIAMO IN ITALIA

Il pellet, ritenuto piuttosto sostenibile perché permette di utilizzare gli scarti della produzione del legno è anche al centro del dibattito degli esperti sul suo impatto sulle emissioni di gas serra, tuttavia, negli ultimi anni il suo uso in Italia è cresciuto.

Secondo un’indagine Istat, infatti, il 15% delle famiglie italiane utilizza le biomasse come fonte di alimentazione dell’impianto di riscaldamento, in cui rientra il pellet; il 68% il metano; l’8,5% l’energia elettrica; il 5,6% il GPL; e il 2,6% il gasolio.

QUANTO PELLET IMPORTA L’ITALIA

Il nostro Paese però non è in grado di soddisfare tutta la domanda interna e dunque ne importa buona parte. Secondo l’Aiel, ogni anno in Italia vengono consumate oltre 3 milioni di tonnellate di pellet, di cui almeno 2,6 milioni di tonnellate sono di provenienza estera.

La metà la acquistiamo da Francia, Austria e Germania, un’altra quota arriva dall’area baltica e balcanica, e solo una piccola quantità da Russia, Bielorussia e Ucraina. Questo quindi non spiegherebbe il problema che si sta verificando.

Ma il legno con cui le aziende europee lo producono arriva per la maggior parte dalla Russia e, con il blocco delle esportazioni di legname da Mosca, ora ne hanno meno da lavorare.

ATTENZIONE ALLE SUPER OFFERTE

Altroconsumo mette poi in guardia in merito ad alcune sospette offerte online. Se il prezzo è simile a quello dello scorso anno diffidate, avverte l’associazione, è possibile si tratti di prodotti importati illegalmente, diversi rispetto a quanto dichiarato e, insomma, di vere e proprie truffe in cui si rischia che il prodotto non arrivi.

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI

Il consiglio è, in primo luogo, di affidarsi alla distribuzione specializzata, nonostante quest’anno la possibilità di stoccaggio e di scelta sia minore e per il futuro ricordarsi di acquistare in fase prestagionale, tra maggio e agosto, quando i prezzi sono più bassi.

“Bisogna evitare di acquistare il pellet all’inizio della stagione invernale, quando le condizioni del mercato sono più soggette a possibili sbalzi – ha detto Annalisa Paniz, direttrice generale dell’Aiel -. Inoltre, ha senso acquistare il quantitativo necessario per la prossima stagione, senza fare la scorta per i prossimi anni, perché in questo modo la domanda rimane sotto controllo”.

“I produttori europei – ha aggiunto – sono convinti che il mercato riuscirà a rispondere a questa crisi con un aumento della produzione, anche se la prossima stagione sarà comunque dura. Molto dipenderà anche dall’andamento dei prezzi di altre fonti energetiche, soprattutto del metano”.

Intanto, alcuni rivenditori intervistati da Altroconsumo hanno già segnalato che per la prossima stagione ci sarà una disponibilità inferiore del 25-30%.

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