Economia

Perché il morale delle imprese è bassino. Report Intesa Sanpaolo

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fiducia famiglie imprese

Il commento di Paolo Mameli, senior economist direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato fiducia imprese e famiglie a gennaio

 

La fiducia delle famiglie ha mostrato un recupero a gennaio, mentre quella delle imprese è calata ulteriormente. Abbiamo recentemente rivisto al ribasso la nostra stima sulla crescita del PIL italiano nel 2019, ma la mancata ripresa del morale delle aziende a seguito della schiarita sui mercati finanziari segnala che i rischi sullo scenario di crescita sono ancora verso il basso. A gennaio, si è registrata una ripresa della fiducia delle famiglie, ma un ulteriore calo di quella delle imprese.

Il morale dei consumatori è salito a 114 da 113,2 precedente. Il dato ha sorpreso il consenso, che si aspettava un calo, ma è risultato esattamente in linea con la nostra aspettativa. Il miglioramento è diffuso tra le varie componenti. Migliorano i giudizi sulla situazione economica dell’Italia, ma peggiorano le attese. Viceversa, in merito alla condizione economica della famiglia, gli intervistati mostrano maggiore pessimismo corrente ma minore pessimismo per il futuro (e un miglioramento dei bilanci famigliari e delle possibilità future di risparmio).

L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è calato per il settimo mese a gennaio, a 99,2 da 99,7 di dicembre. Si tratta di un minimo da agosto del 2016.

La fiducia delle imprese è scesa in tutti i settori, con la rilevante eccezione delle costruzioni, dove l’indice è salito a 139,2 da 130,3, tornando in pratica vicino al record da 11 anni toccato lo scorso luglio (a 139,9). Il morale è calato a 102,8 da 105 nel commercio e a 98,6 da 99,5 nei servizi (in questo caso, si tratta di un minimo da gennaio del 2015).

Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è sceso più del previsto a 102,1 da 103,4, raggiungendo un minimo da settembre del 2016. Il dato è stato inferiore sia alla previsione di consenso che alla nostra stima. Il peggioramento è dovuto soprattutto al calo delle valutazioni correnti delle imprese sugli ordini, particolarmente sul mercato domestico, ma anche le aspettative, sia sugli ordinativi che sulla produzione, sono lievemente meno ottimistiche. Inoltre, continuano a peggiorare le attese sull’economia (ai minimi dal 2014), e anche le valutazioni prospettiche sull’occupazione sono meno espansive.

In sintesi, l’indagine conferma che in questa fase la condizione delle famiglie appare più rassicurante rispetto a quella delle imprese. Ciò a nostro avviso per diversi motivi:

Sulle decisioni di investimento delle imprese peserà, più che sulla spesa delle famiglie, l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie del Paese, che, pur ridottasi dopo l’accordo raggiunto dal governo con la Commissione Ue, permane, per via sia dalla scarsa prevedibilità delle politiche economiche, che della spada di Damocle degli aumenti di imposta previsti dalle clausole di salvaguardia dal 2020.

Gli effetti espansivi delle misure contenute in manovra sono sicuramente maggiori sulle famiglie che non sulle imprese (per le quali anzi abbiamo stimato un impatto netto negativo di 5,8 miliardi sul 2019: in particolare, la manovra appare restrittiva per grandi imprese e banche/assicurazioni, mentre è espansiva quasi esclusivamente per le partite IVA).

Il livello elevato registrato dagli indici di rischio-Paese negli ultimi mesi sta iniziando a trasferirsi in una restrizione delle condizioni finanziarie applicate dalle banche alle imprese, come emerso dai risultati per l’Italia dell’ultima Indagine sul Credito Bancario della Bce.

Per tutti questi motivi, pensiamo che il rallentamento dell’economia italiana quest’anno sarà dovuto interamente agli investimenti, mentre i consumi dovrebbero mantenere la stessa velocità di crociera vista lo scorso anno e gli scambi con l’estero sono attesi tornare a dare un contributo positivo al PIL, a differenza di quanto avvenuto l’anno scorso.

In ogni caso, l’indagine di fiducia delle imprese si è dimostrata in passato più affidabile del morale delle famiglie come previsore degli sviluppi futuri dell’attività economica. Inoltre, gli indicatori mostrano che non soltanto l’industria, ma anche i servizi sono in una fase di sostanziale stagnazione dell’attività.

Di recente, abbiamo rivisto al ribasso la nostra previsione sulla crescita del PIL italiano, a 0,6%. Il nostro scenario di base ipotizza che l’attività economica torni a crescere su base congiunturale nel 2019, marginalmente nel 1° trimestre (+0,1% t/t) e più sensibilmente dal 2° trimestre (+0,3% t/t, anche per via dell’implementazione delle misure di sostegno al reddito delle famiglie più povere), mantenendo tale ritmo almeno anche nel 3° trimestre.

Tuttavia l’indagine di fiducia delle imprese di gennaio conferma che tale scenario di base è soggetto a consistenti rischi verso il basso. Nel caso in cui l’attività economica risultasse stagnante nei primi tre mesi e in crescita di 0,2% t/t nei restanti trimestri, ne deriverebbe una crescita media annua di solo 0,2%. Per una valutazione più accurata occorrerà attendere il dato sul trimestre finale del 2018 che sarà diffuso domani dall’Istat (sulla media annua 2019 pesa anche la debole chiusura del 2018); in ogni caso, le indagini non segnalano per ora una riaccelerazione dell’economia a inizio 2019.

Ci aspettavamo una possibile ripresa della fiducia delle imprese a gennaio, proprio sulla scia della schiarita venuta dall’accordo trovato dal governo con la Ue, che ha scongiurato l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e indotto un rientro degli indici di rischio-Paese. La mancata ripresa segnala che i rischi sul nostro scenario di base, che già valutavamo al ribasso, sono in aumento.

 

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