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Perché ci sono luci e ombre nella bilancia dei pagamenti dell’Italia con l’estero

Governo Draghi

Che cosa emerge dalla bilancia dei pagamenti con l’estero. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

I dati della bilancia dei pagamenti con l’estero diffusi giovedì da Bankitalia offrono numerosi ed interessanti spunti di riflessione:

  1. Aumenta l’avanzo della bilancia commerciale delle merci: nei 12 mesi terminanti a giugno 2021 siamo alla cifra record di 76 miliardi, contro i 57 miliardi dello stesso periodo del 2020. Nel solo mese di giugno siamo a 6,1 miliardi contro 6,5 del 2020. Questo saldo crescente è il risultato di una dinamica delle esportazioni che ha riguadagnato e superato di slancio il livello pre pandemia, mentre le importazioni sono all’incirca ritornate sullo stesso livello del primo semestre del 2019.
  2. Impressiona il crollo del saldo della bilancia per viaggi per motivi diversi da cura e studio, quindi viaggi turistici: la spesa degli stranieri in Italia a giugno è pari a 987 milioni, contro 676 del giugno 2020 e ben 4 miliardi di giugno 2019. Siamo ancora ad un quarto del livello pre pandemia. E né serve come consolazione il fatto che la spesa per gli stessi motivi degli italiani all’estero si sia attestata a giugno a 474 milioni, rispetto ai 301 del 2020 ed in calo deciso rispetto ai 1.476 milioni di giugno 2019. Se luglio e agosto dovessero confermare questa tendenza – e non pare ci siano motivi per non farlo – per il secondo anno consecutivo si prospetta un bagno di sangue sul fronte dei flussi finanziari provenienti dai turisti stranieri.
  3. SI attesta a 18,4 miliardi il flusso di investimenti di portafoglio degli italiani all’estero. Uno dei dati più alti degli ultimi due anni. Fondi comuni di investimento e strumenti di debito sono le due tipologie preferite dai nostri connazionali. Rilevante anche il ritorno degli investitori stranieri sui nostri titoli pubblici, le cui consistenze aumentano di 7,9 miliardi. Si conferma quindi il fenomeno in atto ormai dall’inizio del 2015, quando ebbe inizio il programma di acquisto di titoli pubblici da parte della BCE guidata da Mario Draghi: siamo da allora esportatori netti di capitali che sono in primo luogo quelli in arrivo nel nostro Paese in conseguenza del rilevante avanzo della bilancia commerciale, a cui si aggiunge la liquidità immessa dalla BCE con il Quantitative Easing che è prevalentemente andata ad alimentare una corsa agli impieghi in attività finanziarie estere con il circuito dell’economia reale che continua a fare la parte dello spettatore.

In definitiva un quadro denso di luci ed ombre, che vede consolidarsi la forza del nostro export ma che evidenzia importanti debolezze sul fronte della domanda interna. A cui si affianca una preoccupante tendenza ad esportare capitali in mezzo mondo, quando invece ci sarebbe da finanziare un saldo del settore statale che anche quest’anno mostrerà un fabbisogno abbondantemente oltre i 150 miliardi.

Ma, senza controllo sui movimenti di capitale, nessuno può imporre ai risparmiatori italiani di smetterla di investire denaro in fondi dal nome esotico e ritornare ai cari vecchi Bot e Btp. Su questo fronte, fino a quando ci sarà la BCE a comprare tutte le emissioni nette di titoli italiani, non c’è da preoccuparsi. Dopo… del doman non v’è certezza.

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