Economia

Pensioni, ecco perché sarà impugnato il progetto giallo-verde firmato D’Uva-Molinari

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La sintesi dell’intervento sulle pensioni tenuto da Michele Poerio, segretario generale Confedir, in audizione alla Camera sulla proposta di legge D’Uva-Molinari

La Confedir ed il Forum Pensionati hanno ribadito in audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati la propria contrarietà alla proposta di legge D’Uva-Molinari che interviene sui trattamenti pensionistici.

Le organizzazioni che rappresento hanno rilevato diversi profili di illegittimità:

1) contravviene agli impegni del “Contratto di Governo” che prevede il taglio delle pensioni superiori ai 5.000 € netti mensili ma opera il taglio già a partire da 4.500 euro netti che diventano 4.200-4.300 conteggiando le addizionali locali recuperando, nella migliore delle ipotesi, 350-400 milioni a fronte degli oltre 4 -5 mld necessari per incrementare fino a 780 € le pensioni minime e sociali (anche se l’incremento di queste ultime deve essere garantito dalla fiscalità generale);

2) il sistema proposto dal Pdl non porta ad un taglio delle pensioni oltre 90.000 € lordi anno sulla base di un ricalcolo contributivo (come erroneamente dichiarato nel suo titolo), ma ad un taglio pensionistico secco proporzionale ad un eventuale anticipo di pensionamento (peraltro in allora garantito dalla legge) rispetto ad una nuova età di pensionamento di vecchiaia fissata ora dal Governo con apposita tabella. Il che è assolutamente illegittimo a parere dei nostri uffici legali. Vengono, inoltre, stravolti consolidati principi costituzionali ribaditi in decine di sentenze della Consulta come ad esempio il principio del legittimo “affidamento” e della irretroattività delle leggi;

3) le disposizioni del Pdl hanno evidentemente carattere permanente, quando tutte le penalizzazioni, fino ad oggi effettuate (e ben sapete che sono molto numerose, come la mancata o ridotta indicizzazione delle pensioni o contributi vari di solidarietà) sono state accettate dalla Corte Costituzionale, obtorto collo, purché si trattasse sempre di interventi temporanei giustificati da impellenti esigenze di finanza pubblica (sentenze n. 316/2010, n. 116/2013, n. 70/2015);

4) infine, dall’analisi del Pdl sotto il profilo del principio costituzionale dell’uguaglianza tra i cittadini in materia dei diritti previdenziali e dei diritti quesiti (art.3 Costituzione) non emergono che discriminazioni evidenti:

a) all’interno della stessa categoria di pensionati, tra chi non ha mai subito penalizzazioni sulle proprie pensioni (titolari di trattamenti fino a tre volte il minimo INPS) e chi le ha sempre patite (titolari di trattamenti oltre le sei-otto volte il minimo INPS) e chi le penalizzazioni le ha subite contemporaneamente sia in termini di mancata o ridotta indicizzazione sia di imposizione dei cosiddetti contributi di solidarietà;

b) tra i titolari di redditi da pensione e titolari di altri redditi;

c) tra le categorie che hanno un ordinamento previdenziale che prevede una più elevata età pensionabile (professori universitari, magistrati e notai) e chi no (donne, insegnanti, forze di polizia, carabinieri e militari);

d) e che dire del fatto che sarebbero completamente esclusi dai tagli quanti si sono avvantaggiati dal calcolo esclusivamente retributivo della rendita, come gli iscritti ai fondi speciali prima del 1996, nonché i percettori di integrazioni al minimo, di maggiorazioni sociali, di quattordicesima mensilità, che percepiscono tutti rendite maggiorate del 30/50% rispetto ai contributi versati ma il cui assegno non supera i 4.200 – 4.300 euro netti mese?

Deve essere comunque ben chiaro che questo Pdl, qualora fosse trasformato in legge, sarà da noi impugnato in tutte le sedi giurisdizionali perché incostituzionale anche ai sensi dell’art. 53 c.1 della Carta in quanto discrimina ,a parità di capacità contributiva, lavoratori dipendenti e pensionati (sentenze 120/72 e 42/80).

Se il Paese è in difficoltà, a chi riceve una pensione elevata si può chiedere un contributo eccezionale e limitato nel tempo, a patto che tale contributo venga richiesto anche ai lavoratori attivi e ai cittadini con uguali introiti.

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