Economia

Pensioni, perché Alberto Brambilla si è slegato dalla Lega

di

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Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

Nel giudicare le persone sarebbe scorretto voler conoscere i motivi che ispirano le loro azioni. Nella vita contano solo le opere che esse compiono. E se le opere sono utili, valide e oneste anche i motivi non possono che essere altrettanto. Viene sempre un momento in cui non ci si può sottrarre da quello che Costantino Kavafis definisce il ‘’Gran NO’’. A volte è necessario dirlo per salvare la proprio coscienza e per sperare che arrivi un giorno in cui il nostro NO sia considerato giusto, al punto da riscattare, almeno in parte, la vergogna di una comunità che non ha osato pronunciare quella parola; è necessario farlo anche a costo di sfidare – spesso da soli o in compagnia di pochi altri – coloro ‘’cui fu prodezza il numero e ragion l’offesa’’.

Questa premessa mi è servita per esprimere apprezzamento per Alberto Brambilla e per come ha agito durante questi ultimi mesi nel dibattito sulle pensioni. Brambilla è sicuramente un esperto della materia che ha esplorato da studioso prima ancora che da sottosegretario di Stato, protagonista di iniziative legislative importanti (soprattutto nel campo della previdenza complementare). Non conosco i suoi rapporti con la Lega e fino a che punto siano formalizzati. In molti casi, però, da parte tanto sua, quanto degli esponenti leghisti, si è palesato un rapporto di stretta collaborazione, all’interno del quale le idee e le proposte erano di Brambilla. Con l’avvento del governo giallo-verde era ovvio aspettarsi che a Brambilla venisse riconosciuto un ruolo nel campo del lavoro e della previdenza. Al di là delle possibili divergenze di opinione, chiunque si occupi della materia avrebbe riconosciuta eccellente quella scelta (Brambilla, peraltro, ha fondato un Centro Studi e ricerche, denominato ‘’Itinerari previdenziali’’ che fornisce note e rapporti annui di indubbia importanza).

Nulla di ciò, fino ad ora è avvenuto; ma Brambilla ha continuato a ‘’dare una mano’’ nell’interesse del Paese e nella lodevole intenzione di limitare i danni. Fino ai giorni scorsi. Un esperto di vaglia come lui non poteva accettare che il suo nome e la sua professionalità divenissero usbergo per gli autori di un attentato dinamitardo contro la stabilità del sistema pensionistico.

Pur denunciando i pericoli insiti nella regola di quota 100, il patron di ‘’Itinerari previdenziali’’ ha condotto una battaglia durissima contro altri maleodoranti prodotti della fantasia grillina: il taglio delle pensioni d’oro (in particolare secondo i criteri assurdi previsti dal pdl D’Uva-Molinari), la manomissione per il prossimo triennio della rivalutazione automatica al costo della vita («Il Governo del cambiamento – ha affermato Brambilla – ha proposto una delle peggiori e bizantine indicizzazioni in termini di equità’’). Il suo impegno è stato, in questi mesi, rivolto a mettere in relazione il contributo alla fiscalità generale fornito dai redditi (pensioni incluse) medio-alti; ciò in contraddizione con le persecuzioni che subiscono sul terreno delle pensioni.

‘’Questi pensionati – ha commentato – rientrano nel “club” del 4,36% di contribuenti che versano il 36,52% di tutta l’Irpef; aggiungendo anche i pensionati tra 4 e 5 volte il minimo, la cui rivalutazione è pari al 77% dell’inflazione, si arriva al 12,09% di contribuenti che però versano il 57,11% di tutta l’Irpef. Supponendo un’inflazione media dell’1,1% e un periodo di fruizione della pensione di 20 anni, la riduzione dell’indicizzazione 2019 al 50% è pari a una decurtazione del potere d’acquisto di 0,5% l’anno che, capitalizzata, porta la riduzione a fine periodo a oltre il 12%’’. Ma il contributo più importante alla verità il nostro lo ha fornito nelle irriducibili critiche al reddito di cittadinanza Implacabile con questa deriva assistenziale, Brambilla non ha esitazioni a riconoscere che ‘’il re è nudo’’.

Dovrebbero farlo anche gli italiani che lamentato il numero significativo di pensioni basse. Quale può essere – chiede Brambilla – il trattamento pensionistico percepito da chi non ha mai lavorato o quello di un evasore seriale? ‘’Il reddito di cittadinanza – ha dichiarato ad Huffington Post – si può fare, a condizione di avere un’anagrafe dell’assistenza che ci indichi chi davvero ne ha bisogno; la guardia di finanza ha verificato che le dichiarazioni Isee al fine di ottenere l’esenzione del ticket o per accedere agli alloggi popolari sono fasulle in 6 casi su 10. È un criterio che potrà funzionare in Germania, non certo da noi, che abbiamo un livello di evasione e sommerso fuori controllo.

Guarda caso, le zone in cui viene registrata più povertà sono quelle dove domina la criminalità organizzata e il lavoro nero’’. Parole eretiche per il M5S. Ma Brambilla non risparmia nulla neppure ai sodali della Lega, ’’Se è vero che oltre il 60% delle prestazioni assistenziali che godono della rivalutazione totale e potrebbero addirittura beneficiare dell’incremento relativo alle cosiddette “pensioni di cittadinanza”, sono pagate al Sud, è altrettanto vero che circa il 70% delle pensioni tagliate e poco indicizzate stanno al Nord. «Il grosso rischio della “guerra delle pensioni” e delle pensioni di cittadinanza è quello di aumentare – sostiene ancora Brambilla – le pensioni basse e assistenziali, i cui maggiori beneficiari sono spesso “furbi”, elusori ed evasori, persone che sfruttano il lavoro nero e foraggiano l’economia illegale. Anziché premiare il senso del dovere, dello Stato e il merito, assistiamo a un trasferimento forzoso di risorse da lavoro ad assistenza e da Nord a Sud: un ottimo risultato per la Lega (ex Nord). Con un costo per la collettività e lo sviluppo del Paese, spaventoso’’.

Che dire in conclusione? Chapeau.

ECCO L’ANALISI DI ALBERTO BRAMBILLA SULLE NOVITA’ DEL GOVERNO IN MATERIA DI PENSIONI

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