Economia

Ecco cosa bolle nel pentolone delle pensioni

di

tridico

Quali sono i progetti sui pensionamenti anticipati. L’analisi di Giuliano Cazzola

Conversazione di Pensionipertutti con Giuliano Cazzola, esperto di welfare

DelRio (Pd) nei giorni scorsi ha proposto la quota 92 che andrebbe a sostituire la quota 100 alla sua naturale scadenza. La misura, pensata per le categorie più vulnerabili, donne e lavoratori che svolgono mestieri usuranti, prevederebbe l’uscita con 62 anni d età ma soli 30 anni di contributi con una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo. Pensa potrebbe essere una soluzione per evitare lo ‘scalone’ almeno per le categorie più deboli o ritiene che una proposta di questo tipo sarebbe vissuta come iniqua da quanti non vi rientrerebbero?

Bisognerà prima o poi mettersi d’accordo anche con noi stessi, perché non possiamo – l’8 marzo – dire che le donne non possono rinunciare alla carriera per il doppio lavoro a cui sono costrette e poi pochi giorni dopo fare sconti sulla pensione col pretesto che le donne così possono occuparsi dei nipoti, dei genitori anziani e così via.

La proposta di Delrio fa solo confusione, ‘’porta vasi a Samo e nottole ad Ateme’’ perché questa materia è già regolata dall’Ape sociale pensata apposta per rispondere alle stesse esigenze indicate dal capogruppo del Pd, per uomini e donne (varie fragilità, lavori gravosi, caregivers, disoccupazione, ecc). L’Ape è un anticipo a fondo perduto del trattamento pensionistico perché gli interessati non devono restituire nulla quando riscuoteranno a suo tempo la pensione. E la riscuoteranno intera, senza quella penalizzazione del 3% per ogni anno, proposta da Delrio, che comporterebbe un taglio che può arrivare al 15%.

La conosce la storiella del pulcino abbandonato nella steppa? O quella del boy scout che costringe la vecchietta ad attraversare la strada per aiutarla ? Poi parliamoci chiaro: il pensionamento delle donne può diventare una tombola? Facciamo l’elenco delle possibili via d’uscita: opzione donna, 58 + 35 anni con calcolo interamante contributivo; pensione di anzianità ordinaria che prescinde dall’età anagrafica: 41 anni e 10 mesi; pensione ordinaria di vecchiaia: 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Evito di citare le casistiche (sono ben tre come per gli uomini) previste per le donne che, avendo iniziato a lavorare prima del 1996, sono interamente in regime contributivo; a ciò si aggiungerebbe anche un’eventuale quota Delrio.

A suo dire quale soluzione potrebbe essere maggiormente idonea allo scadere della quota 100, dato anche il contesto pandemico attuale?

A porre rimedio agli errori è tutt’altro che semplice. Alberto Brambilla nelle accurate pubblicazioni di Itinerari previdenziali ha avanzato delle proposte interessanti. Io credo che alla fine si arriverà ad una forma di anticipo impostata su di una revisione di quota 100, innalzando gradualmente l’età magari a 64 anni con 38 di contributi, ma con un 102 più flessibile che contempli anche una variabile negli addendi lasciando fissa la somma, sottoponendo però interamente la prestazione al calcolo contributivo.

Mi chiedo però quale convenienza avrebbero i lavoratori, visto che alla fine non ci sarebbe molta differenza, soprattutto per le donne, tra questi requisiti e quelli del trattamento anticipato ordinario /41 anni e 10 mesi), che non chiede alcun requisito anagrafico. Chi ha una lunga storia lavorativa iniziata precocemente è in grado di arrivare al requisito contributivo richiesto per la pensione di anzianità (42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne) prima di compiere non solo 64 anni, ma anche gli attuali 62. Lo dimostrano i dati.

Se dovesse dare un suggerimento al nuovo Governo quali aspetti /fattori inviterebbe a tenere in considerazione per modificare l’attuale disciplina della riforma Fornero?

Probabilmente la soluzione migliore potrebbe essere quella di lasciare come sono le regole per il pensionamento di vecchiaia ordinaria e di quello anticipato (che fare però dell’aggancio automatico alle attese di vita?) inserendo una via di uscita ulteriormente anticipata che incorpori anche opzione donna, che sia sottoposta interamente al calcolo contributivo e con requisiti di accesso più rigorosi (di quelli ora previsti per opzione donna). Ovviamente implementando la via d’uscita del pacchetto Ape.

(Estratto di una intervista pubblicata su Pensionipertutti. Qui l’articolo integrale)

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