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Chi contesta il Parlamento Ue sui titoli subordinati per il bail-in

Banche Centrali

L’analisi di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano finanza, sul documento che l’Afme, l’associazione europea dei mercati finanziari, invierà ai ministri delle Finanze, alla Commissione e al Parlamento Ue sulle banche

L’Afme, l’associazione europea dei mercati finanziari, chiede ai legislatori Ue di non varare requisiti troppo stringenti sul Mrel, la disciplina che impone alle banche di detenere un livello minimo di titoli sottoponibili a bail-in. Inoltre l’associazione è a favore della correzione delle stime sulla loss given default (Lgd) dopo vendite rilevanti di crediti deteriorati, una mossa che agevolerebbe lo smaltimento di npl da parte delle banche.

IL RAPPORTO AFME SUL MREL

Questi punti sono contenuti in un documento che l’Afme invierà ai ministri delle Finanze, alla Commissione e al Parlamento Ue. Gli organi europei stanno riscrivendo le regole bancarie sui requisiti di capitale (Crr e Crd) e sulle risoluzioni (Brrd). Dopo le posizioni già definite separatamente dal Consiglio e dal Parlamento, sono in corso i lavori del trilogo che porteranno ai testi finali di compromesso.

CHE COSA SI CHIEDE SUL LIVELLO MINIMO DI TITOLI PER IL BAIL-IN

Nel dettaglio, per quanto riguarda il Mrel, l’Afme ha osservato: «Non siamo d’accordo con le proposte del Consiglio per un livello minimo di subordinazione con riferimento all’8% delle passività. Gli approcci della Commissione e del Parlamento forniscono una flessibilità sufficiente per consentire alle autorità di risoluzione di fissare i requisiti di subordinazione Mrel a un livello adeguato».

CHE COSA HA PRESENTATO IL CONSIGLIO

Il Consiglio ha presentato requisiti più severi (modificabili al ribasso e al rialzo) e rivolti non solo alle banche sistemiche (G-Sib), ma anche a quelle con attivo oltre 100 miliardi di euro («top tier»). Il Parlamento ha invece previsto che i titoli subordinati per il Mrel non siano mai oltre il 18% degli asset ponderati per il rischio, come sancito dalle regole internazionali Tlac.

I REQUISITI PER LA BRRD

I requisiti di subordinazione nella Brrd devono essere stabiliti dalle autorità di risoluzione «a un livello che garantisca il principio del no-creditor-worse-off, ma non a un livello oltre il necessario per raggiungere questo obiettivo», ha osservato Afme, associazione di cui fanno parte le maggiori banche europee (tra cui le italiane Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca) e altri grandi operatori di mercato come fondi e broker. «È inoltre importante valutare la capacità dei mercati di assorbire l’ammontare richiesto di debito subordinato e considerare l’impatto sulla redditività delle banche». La disciplina «dovrebbe essere semplice in modo da sostenere la pianificazione e aiutare gli operatori di mercato a capire cosa è richiesto alle banche». Il rischio è che invece la troppa flessibilità e la scarsa trasparenza rendano le norme incerte e differenti rispetto ad altre aree geografiche. Per questi motivi Afme sostiene la proposta del Parlamento in tema di subordinazione. Riguardo alla calibrazione, è stata criticata la proposta (del Consiglio e del Parlamento) di definire, oltre ai requisiti per l’assorbimento delle perdite e per la ricostituzione del capitale, anche quelli sui buffer per la fiducia sui mercati, giudicati eccessivi, considerando anche che la banca diventerà più piccola dopo risoluzione e bail-in.

LA CONTESTATA POSIZIONE DEL PARLAMENTO UE

Afme inoltre non ha condiviso la posizione del Parlamento per cui i clienti retail non possono detenere oltre il 10% del portafoglio in titoli Mrel (che sono più rischiosi degli altri). Per l’associazione questo è un tema che va affrontato caso per caso (per esempio per le banche con molti bond presso il retail), ma non a livello di legislazione (in particolare non quella prudenziale), anche perché i risparmiatori possono comprare azioni (più rischiose dei titoli subordinati).

IL DOSSIER CREDITI DETERIORATI

Il documento dell’Afme, che si occupa di tutti i principali temi del pacchetto di regole bancarie, ha poi accolto con favore le disposizioni del Parlamento sulle cessioni massicce di deteriorati: «Le autorità di vigilanza stanno facendo pressioni sulle banche per ridurre in modo significativo gli npl, tuttavia l’effetto sarebbe quello di sovrastimare le stime della Lgd e incidere sui requisiti patrimoniali a lungo termine». Perciò servirebbero secondo Afme correzioni come quelle proposte dagli eurodeputati. Il Parlamento ha previsto l’aggiustamento della Lgd per le grandi cessioni di npl (per piani di oltre il 15% dei deteriorati) realizzate dal 23 novembre 2016 fino a 5 anni dopo l’entrata in vigore della disciplina.

 

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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