Economia

Ops Intesa su Ubi, l’arbitro Enria (Bce) tifa?

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Bce Ops

“L’operazione ha ricevuto un via libera preliminare da parte della Bce qualche settimana fa perché dal nostro punto di vista rispetta i criteri che siamo chiamati a valutare”, ha detto Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, a proposito dell’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

 

“L’operazione ha ricevuto un via libera preliminare da parte della Bce qualche settimana fa perché dal nostro punto di vista rispetta i criteri che siamo chiamati a valutare”. Così in un’intervista sul quotidiano Il Sole 24 Ore l’economista Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, a proposito dell’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. “Trattandosi di un’operazione in corso e al vaglio di altre autorità – ha aggiunto – non posso aggiungere altro, anche se in generale, sia pure con prudenza, guardiamo con favore a processi di aggregazione”.

Il ruolo del sistema bancario europeo durante l’emergenza sanitaria “si sta dimostrando molto più forte del passato. Nel 2008 ha fatto da moltiplicatore alla crisi travolgendo l’economia reale. Oggi, al contrario, sta per ora funzionando da ammortizzatore delle difficoltà”, ha aggiunto Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della Bce.

La pandemia “metterà ancora di più sotto pressione la redditività delle banche, che già è insufficiente. L’aggravarsi di questa debolezza strutturale potrebbe rendere utile considerare operazioni di aggregazione, anche se non sta a noi, come autorità di vigilanza, intervenire direttamente”. Il sistema bancario europeo “finora ha retto bene” ma “la crisi è ancora in una fase delicata. L’incertezza è radicale”. Una nuova ondata di contagi “finirebbe per avere conseguenze ben più serie sui bilanci bancari”.

Nelle banche europee “resta una situazione di debolezza strutturale perché il settore brucia capitale da dieci anni”. Per rimediare “le azioni possono essere diverse, e sono principalmente nelle mani del management bancario. Noi diciamo che le banche devono ritornare ad attrarre gli investitori e aumentare la capacità di generazione del capitale”. Il sistema bancario italiano “si è rafforzato” avvicinandosi “alla media delle banche europee. Rimangono limiti strutturali: bassa redditività, costi elevati, carenza d’investimenti in tecnologie avanzate o dipendenza da sistemi obsoleti. Aggiungo che l’opera di pulizia dei bilanci non è ancora completata”. Le autorità Europee “hanno garantito una risposta allo stato d’emergenza rapida, efficace e unificata”.

Ora “va completato l’assetto istituzionale, con la creazione del fondo europeo di garanzia dei depositi e l’implementazione del backstop (rete di protezione, ndr) al fondo unico di risoluzione. Finché non c’è una rete di protezione integrata il mercato rimane segmentato a livello dei singoli Stati”.

AMPIO ESTRATTO DELL’INTERVISTA

L’economista Andrea Enria, dal gennaio 2019 presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, in passato presidente dell’Eba, l’Autorita’ bancaria europea, sta seguendo passo dopo passo l’evoluzione del quadro economico seguita ai mesi drammatici in cui il coronavirus ha paralizzato l’economia dei Paesi di tutto il mondo. E in una intervista a “Il Sole 24 Ore” fotografa portata della crisi, reazioni del sistema bancario, accelerazioni dei cambiamenti in atto. Il sistema bancario europeo e’ in posizione migliore rispetto a 10 anni fa grazie a piu’ capitale, piu’ liquidita’, piu’ solidita’ patrimoniale e meno Npl, dimezzati in 10 anni. “Finora ha retto bene permettendo alle imprese di avviare la traversata nel deserto necessaria per ripartire, ma la crisi e’ ancora in una fase delicata. L’incertezza e’ radicale, come confermano i colleghi Bce che si occupano di proiezioni macroeconomiche. La verita’ e’ che non sappiamo quale sara’ il punto di caduta della situazione attuale, ne’ se ci sara’ una seconda ondata di contagi e misure di contenimento. E’ chiaro che, in quest’ultimo caso, finirebbe per avere conseguenze ben piu’ serie sui bilanci bancari. Per questo stiamo avviando una analisi di vulnerabilita’, su come i conti delle banche potrebbero evolvere attraverso diversi scenari”. Quanto alle banche europee, “resta una situazione di debolezza strutturale perche’ il settore brucia capitale da dieci anni. Sulle ragioni si puo’ discutere a lungo. Di sicuro c’e’ carenza di ristrutturazioni. Credo sia utile il confronto con il caso statunitense. Dopo la crisi della Lehman brothers, il consolidamento e’ stato rapido: oltre 450 banche chiuse in soli quattro anni, con operazioni di consolidamento a livello federale. In Europa, al contrario, ci sono stati finanziamenti pubblici a pioggia da parte dei singoli Stati, piu’ qualche consolidamento ma solo nazionale. La redditivita’ e’ rimasta molto bassa e questo ha conseguenze sulle valutazioni di mercato, con le banche europee quotate che mediamente capitalizzano il 30 per cento del proprio valore di libro”.

“Le azioni – continua – possono essere diverse, e sono principalmente nelle mani del management bancario. Noi diciamo che le banche devono ritornare ad attrarre gli investitori e aumentare la capacita’ di generazione del capitale. E questo vale per tutti i Paesi dell’area euro, anche se ci sono situazioni differenziate. Alcune banche sono su una buona strada, mentre ad altre abbiamo chiesto di cambiare percorso”. Il sistema bancario italiano non e’ messo peggio della media europea. “Non e’ disallineato perche’ si e’ rafforzato sia in termini patrimoniali, sia come crediti deteriorati. Cosi’ il livello di solidita’ e’ diventato maggiore, avvicinandosi alla media delle banche europee. Rimangono limiti strutturali: bassa redditivita’, costi elevati, carenza d’investimenti in tecnologie avanzate o dipendenza da sistemi obsoleti. Aggiungo che l’opera di pulizia dei bilanci non e’ ancora completata. In Italia gli Npl sono al 6,7 per cento contro una media del 3,2 per cento nell’area euro”. Il problema irrisolto della bassa redditivita’ si aggravera’ con questa violenta recessione. “Indubbiamente si'”. Riguardo all’Unione bancaria europea, il presidente spiega che “il bicchiere puo’ essere giudicato mezzo pieno o mezzo vuoto. lo preferisco vederlo mezzo pieno. E’ vero che non e’ stata completata, ma e’ stato fatto molto. Rispetto al 2009, il salto di qualita’ e tempestivita’ risulta notevole. Le autorita’ europee hanno garantito una risposta allo stato d’emergenza rapida, efficace e unificata. L’Unione bancaria sta funzionando anche se ci sono alcuni aspetti che non consentono una risposta davvero europea alla crisi. Va completato l’assetto istituzionale, con la creazione del fondo europeo di garanzia dei depositi e l’implementazione del backstop (rete di protezione) al fondo unico di risoluzione. Finche’ non c’e’ una rete di protezione integrata il mercato rimane segmentato a livello dei singoli Stati”.

“Tendenzialmente – aggiunge – gran parte degli aiuti in risposta ad una crisi sono di natura nazionale, producono risultati localmente e contribuiscono a creare una dipendenza pericolosa tra Stato e banche. Nel 2010-2013 ci sono state realta’ in cui gli Stati sono andati in sofferenza per intervenire a sostegno delle banche, come Spagna e Irlanda, mentre in altri le difficolta’ si sono trasmesse dal Paese alle banche, come in Grecia e Portogallo. La dipendenza tra Stato e banche e’ un circolo vizioso che crea spaccature e disparita’ di condizioni di accesso al credito, fragilita’ del sistema, distorsioni della concorrenza”. Un esemplo: “Il credito a imprese con caratteristiche simili, che puo’ arrivare a costare di piu’ nel Nord Italia al confine con l’Austria, che nella stessa Austria, in un ambito geografico pur molto ristretto. Serve una integrazione maggiore come accade, per esempio, negli Stati Uniti, dove una unione bancaria completa redistribuisce i rischi tra Stati ed evita che i clienti delle banche, famiglie e imprese, siano piu’ svantaggiati in alcuni Stati che in altri”. Il post Covid, sia a livello nazionale che transfrontaliero, sara’ occasione per fusioni e acquisizioni, diversificazioni, taglio dei costi, cambiamenti dei business model. “Non puo’ che essere cosi’ perche’ l’emergenza sanitaria ha ridotto e sta riducendo i margini di redditivita’. Lo sguardo deve ampliarsi a quanto puo’ essere fatto in ambito legislativo e da altre autorita’, in particolare per le aggregazioni cross border (transfrontaliere). Gli ostacoli regolamentari a una gestione integrata del capitale e della liquidita’ a livello europeo vanno rimossi. Noi stiamo per avviare una consultazione pubblica sul modo in cui valutiamo le aggregazioni”.

“In particolare – continua – precisiamo come consideriamo la sostenibilita’ del modello di business, il sistema di governance e la gestione del rischio, le necessita’ di capitale che dovra’ avere la nuova entita’ nascente rispetto a quelle di partenza, il trattamento dell’avviamento negativo, badwill, generato dall’operazione. Per quanto riguarda le concentrazioni ho percepito che c’era la convinzione diffusa di un atteggiamento negativo della Bce, pronta, secondo alcuni, a scoraggiare i protagonisti aggreganti con la richiesta di requisiti patrimoniali maggiori. Non e’ cosi’, come confermera’ l’uscita a breve di una guida per chiarire alcuni punti fondamentali, garantendo trasparenza e prevedibilita’”. Per quanto riguarda l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, “l’operazione ha ricevuto un via libera preliminare da parte della Bce qualche settimana fa perche’ dal nostro punto di vista rispetta i criteri che siamo chiamati a valutare. Trattandosi di un’operazione in corso e al vaglio di altre autorita’ non posso aggiungere altro, anche se in generale, sia pure con prudenza, guardiamo con favore a processi di aggregazione”.

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