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Perché l’occupazione in Europa aumenta, ma non per le donne

Certificazione Genere

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

 

Nella Ue il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni si è attestato al 73,5% nel terzo trimestre del 2021, il che rappresenta un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2021.

Il rallentamento del mercato del lavoro, che comprende tutte le persone che hanno un bisogno insoddisfatto di occupazione e di cui una delle componenti principali è la disoccupazione, è stato pari al 12,9% della forza lavoro estesa di età compresa tra 20 e 64 anni nel terzo trimestre del 2021, in calo rispetto al 13,7% nel secondo trimestre 2021 (-0,8).

occupazione

I dati sul mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2021 pubblicati da Eurostat specificano che le variazioni del tasso di occupazione tra il secondo e il terzo trimestre del 2021 variavano tra gli Stati membri dell’UE. Gli aumenti più elevati sono stati registrati in Grecia (+1,8 pp), Cipro (+1,6 pp), Irlanda (+1,5 pp) nonché in Lituania e Austria (entrambi +1,1 pp). Mentre l’occupazione è aumentata in 24 Stati membri dell’UE, è rimasta stabile in Bulgaria e Croazia ed è diminuita in Finlandia (-0,2 pp). In Italia, come si vede dalla schema, è insieme Belgio Estonia e Portogallo a + 08, appena sopra la media percentuale.

In Italia sul versante del mercato del lavoro, secondo i dati Istat, gli occupati a termine crescono e superano quota tre milioni: sono infatti 3.003.000 nel terzo trimestre 2021 con un aumento del 2,3% sul trimestre precedente e del 13,1% sullo stesso trimestre del 2020 e complessivamente il tasso di occupazione 15-64 anni, pari al 58,4%, ha un aumento in termini congiunturali (+0,4 punti in tre mesi) che si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione e di quello di inattività 15-64 anni. Abbiamo ancora i dati provvisori del mese di ottobre 2021 che confermano la dinamica in crescita del tasso di occupazione (+0,1 punti rispetto a settembre), che si accompagna all’aumento di quello di disoccupazione (+0,2 punti) e alla diminuzione del tasso di inattività (-0,2 punti). Anche in termini tendenziali si conferma la crescita del tasso di occupazione (+1,7 punti rispetto al terzo trimestre 2021.

In un periodo delicato come quello attuale, sia a livello interno che internazionale, in riferimento al contesto del mondo del lavoro, pare che almeno per quest’anno a livello mondiale la disoccupazione resterà uno dei problemi maggiori. Infatti, secondo quanto riportato dall’Organizzazione internazionale del lavoro, le previsioni iniziali di ripresa nel corso del 2022 sono state riviste al ribasso. Insomma, è necessario attendere almeno il 2023 per ritornare ai numeri pre-pandemia.

Noi puntiamo la nostra attenzione sul distinguere per settori e sul piano del divario di genere. Infatti, è segnalato che il settore delle costruzioni continua nella crescita; mentre nel turismo il recupero è ancora parziale ed è frenato dalle nuove misure anti-contagio, che di fatto hanno nuovamente limitato viaggi, spostamenti e consumi.

In particolare, nell’industria la sensibile accelerazione delle costruzioni ha in qualche modo compensato il rallentamento della manifattura che, pur non presentando significative perdite occupazionali, non è ancora ritornata sull’identico percorso di crescita che aveva, in media, nei due anni prima della pandemia. E pur prendendo atto del recupero nei mesi primaverili ed estivi, sono tuttora ampi i margini di recupero nel turismo. Quest’ultimo è un settore assai cresciuto prima dell’emergenza sanitaria scaturita dalla diffusione del coronavirus. E se è vero che la ripresa dell’anno appena terminato ha favorito l’occupazione maschile, che appare di nuovo in crescita come nel biennio 2018-2019, sono tuttora ampi i margini di recupero per l’occupazione femminile, il cui andamento presentava segnali di una certa debolezza già in periodo pre-pandemia.

In particolare, la situazione del mercato del lavoro segnala che le lavoratrici continuano secondo la stessa ammissione del ministero del Lavoro ad “essere penalizzate da una minore domanda di lavoro di tipo permanente. Nonostante rappresentino circa il 42 per cento della forza lavoro, incidono solo per un terzo sul saldo delle posizioni a tempo indeterminato“. Sul piano dell’oggettivo divario di genere tra uomini e donne, gli studi di monitoraggio sul mercato del lavoro indicano che non si sono affatto riassorbiti i divari già sussistenti. E il periodo instabile e incerto della pandemia non ha certamente aiutato e non aiuta a superare questa differenza. L’occupazione femminile, che oggi in Italia è al 50% contro il 65% di media Ue è e rimane l’emergenza ed è necessario intervenire subito.

Oggi moltissime donne stanno a casa per svolgere gratis lavoro di cura e domestico. Bisogna portare questo lavoro fuori di casa espandendo asili, residenze per anziani ma anche servizi per la ‘facilitazione della vita quotidiana’ (riparazioni, consulenza informatica, disbrigo pratiche, prestazioni a domicilio di varia natura). E siamo in ritardo.

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