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Novartis fa la furbetta con lo Stato?

Zolgensma

Aifa imbarazza alcune Big Phama come Novartis e Pfizer: in debito di 604 milioni di euro. Ecco nomi, numeri e polemiche

 

Le Big Pharma sono cattivi pagatori. A dirlo è l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, che sul suo sito ha pubblicato la lista delle aziende farmaceutiche in debito nei confronti dello Stato.

Alle casse dello Stato mancano 604 milioni di euro

L’Aifa lamenta che grandi aziende del settore farmaceutico non abbiano versato la loro quota di payback farmaceutico, cioè i “versamenti effettuati per il ripiano della spesa farmaceutica per acquisti diretti” per l’anno 2019. Entro lo scorso giugno allo Stato andava corrisposto 1 miliardo e 361 milioni di euro, ma manca ancora il 44% del totale, circa 604 milioni di euro. È la prima volta l’Aifa pubblica online i dati dei pagamenti da parte delle singole aziende. I numeri rivelano chi non ha ancora onorato gli accordi ma consentono anche di farsi un’idea del giro economico delle singole aziende.

Cos’è il pay back farmaceutico

Il payback è una misura introdotta nel 2007 per arginare l’aumento della spesa pubblica farmaceutica. La procedura prevede che le aziende farmaceutiche collaborino al ripiano dell’eccedenza della spesa farmaceutica, voce di spesa che ogni anno assorbe circa il 15% del fondo sanitario nazionale. Una parte del budget della spesa farmaceutica nazionale è destinata alla copertura dei prodotti distribuiti in farmacia, un’altra a quelli distribuiti in ospedale. Quest’ultima molto spesso sfora i massimali imposti. La legge prevede, dunque, che questo sforamento non sia tutto sulle spalle delle Regioni ma per metà devono essere le aziende farmaceutiche, in maniera proporzionale alle loro quote di mercato (come previsto dalla Legge di Bilancio del 2019), a farsi carico di queste eccedenze. Da misura provvisoria per ripianare, in via eccezionale, il sottofinanziamento della spesa farmaceutica, il payback è diventa a tutti gli effetti e in via ordinaria una modalità di finanziamento della stessa.

Novartis, Janssen e Pfizer: morosi multimilionari

Il documento è aggiornato al 15 settembre 2021 e rivela che diverse grandi aziende non solo sono in ritardo con il saldo del payback dovuto (che andava versato entro il 30 giugno 2021) ma non hanno nemmeno iniziato a versare quanto di loro competenza. In cima alla lista dei morosi c’è la Novartis che finora non ha versato nemmeno un euro e ne deve 139 milioni. Subito dopo c’è la Janssen, in debito di 74 milioni di euro. Bristolmyers Squibb deve ancora il 100% del payback 2019, ovvero 57 milioni.

Le aziende virtuose: Roche, Lilly e Astrazeneca

Virtuosa, invece, la Roche che ha versato tutti i 110 milioni che doveva alle casse dello Stato insieme, tra le altre a Lilly (36 milioni), Astrazeneca (35 milioni), Glaxo (5 milioni) e Menarini (11 milioni). Pfizer, che ha incassato 397 milioni di euro, ha pagato solo il 66% di quanto dovuto, circa 47 milioni su 70, Merck ha versato solo il 14% dei 19 milioni circa che deve, Sanofi Aventis il 50%, 6 milioni circa su 12,

Aifa attende altri pagamenti

L’AIFA, come precisato nella sua nota, “si riserva di fornire ulteriori aggiornamenti a seguito della ricezione di ulteriori attestazioni di pagamento”.

Scaccabarozzi: “Contenzioso aperto al Tar”

Le big della farmaceutica non ci stanno a passare per cattivi pagatori. Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen, ha spiegato: “Credo che il mancato versamento di tutto il payback sia dovuto al fatto che ci sono dei ricorsi sulle metodologie di calcolo delle quote – ha detto il manager-. Il Tar si esprimerà il 23 ottobre. A quel punto i giudici fisseranno quanto realmente dovuto“. I ricorsi sui conteggi non sono una novità ma in precedenza le aziende pagavano quanto ritenevano giusto, poi aspettavano le decisioni della magistratura. Come riporta Repubblica secondo Scaccabarozzi sarebbe stato lo stesso tribunale amministrativo a suggerire di aspettare a versare il dovuto. “Le aziende i soldi li avranno accantonati, aspettiamo il Tar e poi si vedrà”, conclude il presidente Farmindustria.

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