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Non solo Ftx, tutto sulla crisi delle criptovalute

Criptovalute Africa

La crisi di liquidity crunch di FTX e l’avvio dell’iter fallimentare insieme alle dimissioni dell’amministratore delegato Sam Bankman-Fried hanno messo in subbuglio il mondo delle criptovalute. L’analisi di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm

FTX ha avviato l’iter fallimentare con l’annuncio delle dimissioni dell’amministratore delegato Sam Bankman-Fried. Il mondo delle criptovalute trema, con il valore del Bitcoin che scende sotto quota 17.000 dollari per la prima volta da due anni. Il motivo? Il collasso di FTX che ha messo in subbuglio il mondo delle valute digitali.

COME NASCE IL FLOP D FTX

FTX, uno dei maggiori exchange di monete virtuali al mondo (dal valore aziendale, fino a poco tempo fa, di 25 miliardi di dollari), che ha investitori del calibro di BlackRock, Sequoia e anche l’Ontario Teacher’s Pension Plan Board (fondo pensionistico per gli insegnanti delle scuole della provincia canadese con una consolidata reputazione tra gli investitori istituzionali), ha visto il proprio capitale, sia economico che reputazionale, dissolversi in poche ore anche a seguito alcuni tweet rilasciati dal CEO di Binance, competitor di FTX, nei quali si evidenziavano alcuni rischi nella struttura del capitale sociale di FTX.

CRIPTOVALUTE, UNO STRANO ECOSISTEMA

Partiamo dal presupposto che il mondo delle criptovalute è uno strano ecosistema. Mentre la maggior parte degli operatori finanziari, incluso Moneyfarm, operano e commerciano in sedi regolamentate, nel sistema delle cripto la maggior parte degli scambi non sono regolamentati e mancano del tutto sia un’istituzione che vigili sul mercato, come ad esempio la Consob in Italia, sia salvagenti di ultima istanza, come quelli che hanno salvato il sistema finanziario nel 1998 o nel 2008.

I PROBLEMI

Questa struttura ha dunque permesso la proliferazione e il commercio di prodotti esotici, complessi e potenzialmente rischiosi per gli investitori. Pertanto, quando scoppia la bolla, le ripercussioni sono drastiche se confrontate con i mercati finanziari tradizionali.

LA CRISI DI FTX

FTX sta vivendo in questi giorni una vera e propria fuga degli investitori. Per alcuni giorni non è stato chiaro come arrivare a una soluzione che permettesse alla società di garantire un ripristino delle attività. Le via di uscita erano sostanzialmente due: dichiarare fallimento o il salvataggio da parte di altri operatori del settore. In un feroce scherzo del destino, a un certo punto è sembrato probabile che fosse la stessa Binance a prenderne il controllo, tanto che alcuni osservatori hanno addirittura ipotizzato che facesse tutto parte del piano programmatico. La veridicità di queste affermazioni rimane tuttora non dimostrata, e Binance si è ritirata dalla corsa per rilevare FTX. La notizia di oggi sull’avvio dell’iter fallimentare di FTX e l’addio di Bankman-Fried, però, rappresenta lo scenario più drammatico per la per la stabilità delle valute digitali.

I PROTAGONISTI

In questo difficile contesto si inserisce la vicenda che vede tra i protagonisti anche Alameda Research, società di Bankman-Fried, che mercoledì si è ritrovata in pancia una quantità non indifferente di token FTX il cui valore è precipitato, obbligando lo stesso Bankman-Fried a chiuderla. Un crollo che, in meno di 48 ore, ha causato seri problemi di liquidità su tutto il mercato delle criptovalute.

IL MONDO DELLE CRIPTOVALUTE

Il mondo delle criptovalute ha reagito molto male a questi eventi, comprensibilmente. Nel momento in cui scriviamo, le due maggiori criptovalute stanno registrando cali di oltre il 15%, con conseguenze negative non solo per Binance e FTX, ma anche per tutti gli altri investitori di criptovalute nel mondo.

I CLIENTI DI FTX DOVE FINSICONO?

Chi aveva investito in criptovalute e i clienti FTX dove finiscono? I clienti FTX al momento non possono ancora prelevare i propri fondi e chi aveva acquistato Bitcoin o altre criptovalute ha visto crollare il valore del proprio investimento. Binance, da parte sua, sembra aver pensato a salvaguardare se stessa più che i propri clienti. Mossa che, in futuro, potrebbe non metterla in cattiva luce di fronte a potenziali acquirenti. Alla fine, in un mondo senza regolatori, i clienti sono arrivati all’ultimo posto.

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