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Mps, Carige, Banco Bpm e non solo. Tutti i costi delle nuove regole Mrel per le banche

L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano Finanza, su una stima della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) sul costo dei requisiti Mrel per le banche non sistemiche come ad esempio Mps, Carige, Banco Bpm e non solo

Le regole Mrel, che definiscono il livello minimo di titoli sottoponibili a bail-in che le banche dovranno detenere nei bilanci, potranno avere conseguenze su tutte le banche e quindi sul credito. Ma questo rischio sarà ancora più rilevante per gli istituti che non sono abituati a ricorrere al mercato per le emissioni di titoli. Secondo una stima della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), il costo dei requisiti Mrel potrebbe arrivare al 30-40% dell’utile ante-imposte di una banca commerciale di medie dimensioni che oggi si finanzia solo attraverso capitale e depositi.

I NUMERI

Circa il 70% dei gruppi dell’Eurozona vigilati dalla Bce non è quotato, il 60% non ha mai emesso titoli convertibili e il 25% non ha mai collocato titoli subordinati. Eppure alle banche sarà chiesto uno sforzo significativo: secondo il Single Resolution Board, l’autorità europea che definisce i requisiti Mrel in modo specifico per ogni banca, gli istituti di credito europei dovranno raccogliere 117 miliardi di euro (di cui 47 subordinati) in titoli sottoponibili a bail-in, da raccogliere entro quattro anni. Questa valutazione è stata fatta su un campione di 76 gruppi che pesano per l’80% delle banche significative.

IL QUADRO

Gli istituti dovranno detenere un livello minimo di passività in vista di un’eventuale risoluzione pari in media al 26% dell’attivo ponderato per i rischi. «Dati l’elevato ammontare del deficit e il potenziale impatto dei requisiti su un segmento rilevante del settore bancario, un approccio pragmatico da parte del Srb è essenziale», ha osservato nei giorni scorsi Fernando Restoy, presidente del Financial Stability Institute della Bri. Restoy ha anche osservato che potrebbe esistere una «classe media» di banche con dimensioni sufficienti per essere sottoposta alla risoluzione in caso di crisi ma con un modello di business di fatto incompatibile con i requisiti Mrel.

DOSSIER UE

In ambito europeo si sta discutendo la calibrazione della normativa e i margini di flessibilità per il Srb. I Paesi del Nord chiedono norme severe per ridurre i rischi bancari, mentre Italia, Francia e Spagna spingono per un approccio più ragionevole per evitare effetti sull’economia: una stretta eccessiva avrebbe conseguenze per il costo e per i volumi dei prestiti a imprese e famiglie. Sulla nuova disciplina molte autorità hanno espresso preoccupazioni.

LE PAROLE DI VISCO

Il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha sottolineato che «le condizioni in discussione per la definizione del livello e della natura delle passività che soddisferebbero il requisito Mrel rischiano di essere particolarmente severe», perciò «occorrerà evitare che ne discendano oneri insostenibili per le banche, soprattutto quelle minori». Secondo un’analisi Bce, l’impatto della nuova disciplina Mrel sarà «probabilmente rilevante per le banche il cui accesso al mercato del debito idoneo ai fini Mrel è limitato o molto costoso».

QUESTIONE TITOLI

Anche la Consob ha evidenziato «il rischio di dover collocare un ingente volume di titoli senza però avere un pubblico disposto ad acquistarli», considerando la limitata adesione del retail. Perciò servirà un’applicazione delle regole flessibile e proporzionata al rischio delle banche.

(articolo di Mf/Milano Finanza)

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