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Ecco tutte le sportellate fra Unicredit e Tesoro su Mps

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Mps: perché si è interrotta la trattativa fra ministero dell’Economia e Unicredit? Fatti, numeri, indiscrezioni e ricostruzioni

 

«Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il ministero dell’Economia e delle Finanze comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena».

Questa la nota congiunta diramata ieri dal ministero dell’Economia (che controlla il Monte dei Paschi di Siena) e Unicredit.

Ma quali sono i reali motivi che hanno condotto all’interruzione della trattativa fra i tecnici del dicastero dell’Economia e i vertici del gruppo guidato da Andrea Orcel? Sta di fatto che ora la palla passa direttamente a Palazzo Chigi e al presidente del Consiglio, Mario Draghi, che – secondo il segretario generale della federazione dei bancari Fabi, Lando Maria Sileoni – si è tenuto finora alla larga dal dossier. Mentre tra i palazzi romani ci si chiede se alla fine la rottura delle trattative fra Unicredit e il Mef sia un fallimento di fatto della direzione generale del Tesoro retta da Alessandro Rivera.

LA LETTERA DI ORCEL

Le condizioni per arrivare a un accordo fra il Mef e Unicredit sul futuro di Mps “non possono essere soddisfatte”. A sottolinearlo, in una lettera ai dipendenti della banca milanese, e’ l’ad Andrea Orcel. “Sfortunatamente, e nonostante gli sforzi che abbiamo profuso, siamo arrivati alla conclusione che le condizioni da cui dipendeva l’accordo non possono essere soddisfatte”, ha scritto il manager, che ha ricordato come l’istituto avesse “messo in chiaro fin dall’inizio delle trattative che il coinvolgimento di UniCredit sarebbe dipeso dal verificarsi di una serie di principi e condizioni concordati da entrambe le parti, posti per proteggere gli interessi di tutti i nostri stakeholder”. “Dopo molte discussioni, abbiamo finalmente raggiunto un accordo in linea con questi principi, e da quel momento in poi abbiamo mantenuto la parola data, spingendo sempre al massimo per portare a termine con successo l’operazione”, ha concluso Orcel.

COME E QUANDO E’ NATA LA TRATTATIVA MEF-UNICREDIT SU MPS

Unicredit si era seduto al tavolo lo scorso luglio chiedendo il rafforzamento del capitale (prima proposta 9 miliardi) di Mps prima del passaggio di proprietà che avrebbe riguardato solo le attività più redditizie, cioè il «perimetro definito» al quale si fa riferimento nella nota. Tra i nodi irrisolti e problematici per il governo, quello degli esuberi stimati in circa 7 mila persone. Già in agosto il ministro Daniele Franco aveva anticipato in Parlamento come la trattativa non sarebbe stata portata avanti «ad ogni costo». Ma non c’è solo il dossier esuberi fra i fattori che hanno condotto allo stallo comunicato domenica 24 ottobre.

I NUMERI DEL CORRIERE DELLA SERA SULLA TRATTATIVA MPS-UNICREDIT

Secondo diverse fonti del Corriere della Sera, lo sforzo finanziario fino a 8,5 miliardi, tra aumento di capitale e altri oneri, sarebbe stato considerato troppo punitivo per i contribuenti: “Unicredit chiedeva che lo Stato sottoscrivesse un aumento di capitale da 6,3 miliardi di euro per l’intera Mps; se a questa cifra — ben più alta del tetto massimo che il Tesoro si era prefissato — si aggiungono i 2,2 miliardi di crediti fiscali (le cosiddette “Dta”) si arriva a un impegno complessivo di 8,5 miliardi di euro pubblici”.

LA RICOSTRUZIONE DI REPUBBLICA SU MPS

Secondo il quotidiano Repubblica, “più protagonisti citano un disallineamento di circa 3 miliardi di euro sulla dote pubblica che il venditore avrebbe dovuto riconoscere al compratore per indurlo a comprare 60 miliardi di attivi (su 81) e un migliaio di sportelli (su 1.300) di Mps. Ognuna delle due parti, dietro le quinte, è ferma sulle proprie tesi”.

Il ministro dell’Economia la scorsa estate dichiarò che avrebbe accettato solo «condizioni di mercato», anche per non sollevare dubbi nell’Antitrust Ue su ulteriori aiuti di Stato. E in queste ore in Via XX settembre pochi ritengono fosse “di mercato” la stima fatta da Unicredit sul ramo d’azienda di Mps da comprare: “1,3 miliardi di euro, a fronte di una redditività potenziale di 600 milioni l’anno. Un esborso ripagato in soli due anni, e senza contare la dote miliardaria”, ha aggiunto Repubblica: “Chi invece lavora con Andrea Orcel racconta che è stato il banchiere a lasciare il tavolo per primo, giorni fa, perché la stima fatta da Bofa (advisor del Tesoro) sui crediti Mps era ben superiore a quella di Unicredit, che ha usato i propri modelli interni di riserva patrimoniale, più conservativi”

I RUMORS DI MILANO FINANZA SU UNICREDIT

La divergenza nelle valutazioni sarebbe legata soprattutto agli oneri di ristrutturazione. Secondo Unicredit, i circa 7.000 esuberi previsti nel piano di privatizzazione avrebbero un costo superiore alla media di sistema per l’età relativamente bassa del personale Montepaschi, già sottoposto negli ultimi anni a significative ristrutturazioni, ha scritto Milano Finanza: “Per favorire le uscite servirebbero quindi scivoli di lunghezza superiore ai cinque e forse anche ai sette anni previsti inizialmente, con un costo stimato in quasi 3,5 miliardi che piazza Gae Aulenti non vuole accollarsi. Altro elemento di forte divergenza è stato quello relativo alla valutazione del perimetro: Unicredit avrebbe infatti fissato l’asticella in zona 1,3 miliardi, poco più del doppio dell’utile atteso (600 milioni), un multiplo giudicato da Roma troppo basso anche a confronto della media di mercato. “Ci hanno proposto un deal che non potevamo accettare”, si confida a Milanofinanza.it una fonte vicina alla trattativa”.

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