Il 2025 ha segnato il picco storico per la ricchezza dei miliardari globali, balzata a 18.300 miliardi di dollari con un ritmo di crescita triplo rispetto alla media degli anni precedenti. A rivelarlo è il rapporto Oxfam che, in concomitanza con l’apertura del World Economic Forum di Davos, ha calcolato che il numero di super-ricchi ha superato per la prima volta quota 3.000, con Elon Musk primo uomo a varcare la soglia dei 500 miliardi di patrimonio, alimentando una “pericolosa disuguaglianza politica” che vede i grandi capitali trasformarsi in potere decisionale diretto.
UN DIVARIO ECONOMICO SENZA PRECEDENTI
La crescita patrimoniale dei super-ricchi è stata dell’81% dal 2020, aggiungendo 8.200 miliardi di dollari alle loro fortune, una somma che sarebbe teoricamente sufficiente a sradicare la povertà globale per 26 volte.
Solo nell’ultimo anno, l’aumento di 2.500 miliardi di dollari registrato dai miliardari equivale approssimativamente alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera dell’umanità, circa 4,1 miliardi di persone.
Mentre i patrimoni dei vertici salgono, il progresso nella riduzione della povertà globale ha subito una battuta d’arresto, con una persona su quattro nel mondo che fatica a nutrirsi regolarmente e livelli di indigenza sostanzialmente simili a quelli del 2019.
IL PESO DEI MILIARDARI NELL’UNIONE EUROPEA
L’Unione europea, afferma il rapporto, segue la tendenza globale con 513 miliardari censiti a fine 2025, un incremento di 73 unità rispetto all’anno precedente. La ricchezza complessiva di questo gruppo ha raggiunto i 2.400 miliardi di euro, segnando una crescita del 19% in dodici mesi.
Per contestualizzare l’entità di queste cifre, il patrimonio totale dei miliardari Ue ha superato l’intero Pil dell’Italia, stimato in 2.200 miliardi di euro, e si avvicina alla dimensione dell’economia francese. Secondo le analisi di Oxfam, prelevare meno del 3,5% di questa ricchezza accumulata sarebbe sufficiente a eliminare la povertà estrema su scala mondiale.
SOLDI CHE COMPRANO POLITICA, ELEZIONI…
La concentrazione di capitali si traduce in un accesso sproporzionato al potere decisionale, con i miliardari che hanno una probabilità 4.000 volte superiore rispetto ai cittadini comuni di ricoprire cariche pubbliche.
Chiara Putaturo di Oxfam ha spiegato che “il rapporto mostra che non stiamo parlando semplicemente di denaro che serve a comprare beni di lusso, ma di denaro che compra la politica, le elezioni, che compra i giudici e che influenza la politica”. Negli Stati Uniti, i dati indicano che una misura politica ha il 45% di probabilità di essere adottata se sostenuta dai ricchi, mentre la percentuale crolla al 18% in caso di loro opposizione. Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam, ha sottolineato come “il divario crescente tra i ricchi e il resto della popolazione sta allo stesso tempo creando un deficit politico altamente pericoloso e insostenibile”.
…CONTROLLO DEI MEDIA E DELLE PIATTAFORME DIGITALI
Ma i miliardari esercitano oggi un controllo crescente anche sui flussi informativi, possedendo più della metà delle principali aziende mediatiche mondiali e 9 delle 10 maggiori piattaforme di social media. Il rapporto cita esempi come l’acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos, l’acquisizione di Twitter (ora X) da parte di Elon Musk e il controllo del canale francese CNews da parte di Vincent Bolloré.
Questa concentrazione proprietaria influisce sulla rappresentatività editoriale: a livello globale, solo il 27% dei direttori delle testate principali sono donne e appena il 23% appartiene a minoranze, mentre le voci critiche o emarginate rischiano di essere messe a tacere.
CRISI SOCIALI E PROTESTE IN TUTTO IL MONDO
Nel mondo però le persone non sono più disposte solo a subire. L’aumento del costo della vita e la corruzione, secondo Oxfam, hanno scatenato 142 proteste antigovernative significative in 68 Paesi durante l’ultimo anno. In Kenya, l’attivista Wanjira Wanjiru ha denunciato come lo Stato imponga austerità su sanità e istruzione concedendo esenzioni fiscali alle imprese, mentre in Nepal le proteste contro l’influenza del miliardario Binod Chaudhary hanno contribuito alla caduta del governo.
Per Max Lawson, coautore dello studio, “i governi di tutto il mondo stanno facendo la scelta sbagliata: scegliere di difendere la ricchezza, non la libertà”, mentre Behar ha aggiunto che “i governi stanno facendo scelte sbagliate per compiacere l’élite e difendere la ricchezza, mentre reprimono i diritti delle persone e la rabbia per il fatto che molte vite stanno diventando sempre più inaccessibili e insopportabili”.
TAX THE RICH
Per invertire la rotta, Oxfam ha esortato i governi ad adottare piani nazionali per la riduzione delle disuguaglianze e a stabilire barriere più rigide tra interessi economici e politica, limitando le attività di lobbying e il finanziamento delle campagne elettorali. L’organizzazione propone inoltre l’introduzione di tasse più elevate sulla ricchezza estrema, ricordando che attualmente tali imposte sono applicate solo in pochi Stati, come la Norvegia, nonostante siano oggetto di discussione in nazioni come Gran Bretagna, Francia e Italia.
L’obiettivo dichiarato è quello di impedire che i super-ricchi continuino a plasmare le economie per il proprio tornaconto, poiché, come affermato da Behar: “Essere poveri economicamente crea fame. Essere poveri politicamente crea rabbia”.


