Economia

Calcio, ecco perché i conti di Milan e Roma rischiano il tracollo con gli stadi chiusi

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squadre calcio Covid

Gli stadi chiusi, causa i contagi da Covid-19 in continua crescita, minano la solidità economica delle squadre: Milan e Roma tra le squadre calcio più a rischio

 

Il nuovo dpcm e i contagi da Covid-19 in continua crescita chiudono a doppia mandata le porte degli stadi. Dalla prossima giornata di Serie A non saranno più ammessi spettatori sugli spalti, spegnendo sul nascere le speranze di una parziale riapertura a breve termine (in Germania la Bundesliga era ripartita con gli impianti al 20% della capacità, prima di arrendersi alla seconda ondata di Coronavirus).

Allontanandosi la possibilità di avere incassi da botteghino, la solidità economica delle squadre è messa ancor più a dura prova.

Gli incassi da “match day”, ovvero tutto l’indotto derivante dalla partita tra vendita di biglietti e attività commerciali legate al club, oscillano tra l’11-16% nei cinque campionati principali (Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia) e rappresentano soltanto la terza fonte di guadagno. In tornei meno blasonati invece l’incidenza di questo dato cambia dimensione. Spiccano, invece, la Championship, serie b inglese, con il 21% e la Scozia con il 58% (dati dallo studio Deloitte Annual Review of Football Finance 2020)

Quali sono le società che hanno lavorato meglio sul piano finanziario facendosi trovare pronte all’emergenza?

I bilanci delle “aziende” del pallone devono trovare un difficile equilibrio tra costi fissi, dati da contratti pluriennali con calciatori e staff, ed entrate variabili, dipendenti in sostanza dai risultati sportivi. Alcune squadre, appesantiscono i loro bilanci, anche più del dovuto, per ingaggiare giocatori migliori sperando di ottenere un buon piazzamento che significa maggiori guadagni.

L’ indice “wages/revenue”, ovvero il rapporto tra stipendi e introiti, permette di inquadrare con precisione la stabilità di un club. Negli ultimi anni, tra i “Big 5” già citati, la media di questa proporzione è stata in continua ascesa, fino a toccare il 63% nella passata stagione. L’Italia guida il trend di crescita tra la stagione 17/18 e la 18/19, registrando un aumento dal 66 al 70%. Il campionato più virtuoso è la Bundesliga con il 54% mentre la Ligue 1, al 73%, supera la soglia del 70% indicata dall’Uefa come limite massimo per considerare una società in salute.

KPMG Football Benchmark ha individuato le grandi squadre che, nell’esercizio ’19/20, non hanno rispettano questo parametro e che potrebbero soffrire maggiormente gli effetti del Covid sul calcio.

Al primo posto, tra le meno virtuose, il Milan con un preoccupante 86% frutto di rivoluzioni societarie e tecniche oltre che dall’esclusione dalle coppe europee. Secondo posto per l’Everton all’85% che con l’ingaggio di Carlo Ancelotti e grandi investimenti sul mercato vuole essere costantemente nell’elite della Premier. Chiude il podio il Leicester con l’83%. Non lontana la Roma al 79%.

I dati hanno un riscontro con le strategie applicate durante il calciomercato “estivo” da queste squadre: nessun acquisto se non finanziato da una cessione e soprattutto riduzione del monte ingaggi. Secondo quest’ultimo parametro, un futuro roseo attende il Tottenham di Jose Mourinho e Dan Levy: gli Spurs spendono soltanto il 39% delle loro entrate per pagare i dipendenti, ciò fa supporre che potrebbero ricoprire un ruolo da protagonisti durante le prossime finestre per i trasferimenti con una disponibilità economica fuori dalla media.

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