Economia

Mes sanitario: prendere o lasciare? Fatti, numeri, fini e rischi

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Mes

I pro e i contro del Mes “sanitario”

Mes “sanitario”, prendere o lasciare?

Le polemiche politiche, e le divisioni anche all’interno della maggioranza, interessano poco.

“Non ci saranno condizionalità al di fuori del vincolo a spendere i soldi per coprire i costi sanitari diretti e indiretti della pandemia – ha rassicurato il commissario Paolo Gentiloni in un’intervista a Repubblica – Per l’Italia si tratta di 36-37 miliardi a un tasso prossimo allo zero. Il prestito avrà una maturità di 10 anni, il che produce un risparmio per le casse dello Stato di alcuni miliardi”.

Vediamo come hanno valutato alcuni esperti e analisti di Mes e di trattati europei quanto deciso venerdì scorso dall’Eurogruppo.

Ha scritto Isabella Bufacchi del Sole 24 Ore: “La linea di credito pandemica del Mes – la cosiddetta EcclEnhanced conditions credit line che può arrivare fino 240 miliardi di euro con durata media massima di 10 anni e tasso poco superiore allo 0% (collegato al costo di raccolta del Mes con rating AAA – è stata ideata per contenere i danni che il coronavirus può creare nei conti pubblici degli Stati già molto indebitati dell’area dell’euro e con un rapporto tra debito e Pil già elevato che lieviterà ancora di più dal 100% in su: come Grecia, Italia, Belgio, Spagna, Francia, Cipro e Portogallo”.

Secondo il Sole 24 Ore, il prestito per le spese sanitarie conviene: la speciale linea di credito – ha aggiunto Bufacchi – “contribuisce a contenere il costo dell’extra debito pubblico nella lotta contro Covid-19 (nel caso dell’Italia per svariati miliardi); aiuta ad alleggerire le aste dei titoli di Stato che saranno sovraccariche quest’anno e prevedibilmente anche nel 2021 (36 miliardi per l’Italia); può ridurre il rischio-Paese agli occhi delle agenzie di rating perché contiene in parte la spesa per interessi, che è uno dei fattori chiave della sostenibilità del debito pubblico”.

Tutto bene, quindi?

Nessun problema all’orizzonte dopo che l’Italia ricorrerà al prestito anti Covid-19 del Meccanismo europeo di stabilità?

Un economista affatto anti euro, anzi supereuropeista ma anti Fiscal Compact, come Gustavo Piga, ha scritto: “Il Mes non sarà mai senza condizionalità, come dimostra la frase nell’ultimo accordo (“dopo il 2022, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, in modo coerente con il coordinamento fiscale e di bilancio, e il quadro di sorveglianza, compresa la flessibilità”, chiaro segno di futura austerità da rigettare)”.

“Non va dimenticato – ha aggiunto Piga, professore ordinario di Economia all’università Tor Vergata di Roma – che tutta questa “ingegneria finanziaria-istituzionale” rallenta la focalizzazione verso quanto Draghi solleva, l’agire subito con tutti i cannoni a disposizione, a cominciare ovviamente dal primo disponibile, le proprie emissioni di debito, e soprattutto bene, a favore dell’economia. Ogni minuto di ritardo, questo sì, renderà il nostro debito pubblico alla fine insostenibile per mancanza di crescita e, a quel punto, nessuno schema finanziario, per quanto sofisticato, potrà arrestare il crollo politico e sociale dell’intera costruzione europea”.

Chi intravvede un potenziale esito greco con il Mes per l’Italia è l’analista Giuseppe Liturri, che su Start Magazine ha seguito passo dopo passo il dossier Mes.

“Il 7 maggio, con una lettera dei Commissari Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni, la Commissione si è guardata bene dal dire che “disattiva” (come potrebbe?) anche l’articolo 13 (commi 6 e 7) del Trattato del Mes – ha scritto Liturri – Là dove si disciplina il sistema di allerta (“warning system”) per assicurarsi i rimborsi dei prestiti ed il compito di controllo in capo alla Commissione. Con il risultato che, secondo il successivo articolo 14 (commi 5 e 6), si potrebbe giungere ad una revoca della linea di credito (se non ancora utilizzata) oppure a un altro tipo di assistenza finanziaria con programma di aggiustamento macroeconomico sin dall’inizio. A nulla rileva la foglia di fico del voto a maggioranza assoluta nel consiglio del Mes: basterà un soffio di spread e correremo ad approvare qualsiasi cosa”.

“Poiché venerdì è stato deciso di rendere disponibile la linea di credito del Mes fino al 31 dicembre 2022, dal giorno dopo la Troika, ammesso e non concesso che la Commissione si sia potuta astenere dalla sorveglianza rafforzata richiesta dal Trattato del Mes e dal regolamento 472, ha pieno diritto di preparare i trolley per trasferirsi a Palazzo Chigi – ha concluso Liturri – Basterà una valutazione di sostenibilità del debito – prevista dall’articolo 6 del medesimo regolamento non disattivato dalla Commissione – non positiva per l’Italia, e scatterà subito il programma di aggiustamento macroeconomico. E quella valutazione di sostenibilità sarà positiva se, e solo se, accetteremo di sottoporre l’Italia a una cura “greca” a colpi di avanzo primario di bilancio del 3% all’anno”.

A rassicurare ci pensa oggi l’economista Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce): “La proposta attuale prevede che oggi un eventuale accesso all’Esm non porterebbe, un domani, a programmi di aggiustamento economici. Capisco perfettamente che ci sia il timore dell’austerità. Di sicuro non è ciò di cui abbiamo bisogno, nel quadro attuale. Ciò è stato assolutamente compreso dai leader europei”, ha detto Schnabel.

Speriamo bene.

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