Economia

Meglio Mes o Btp? L’analisi di Lombardi

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Btp Italia? Collocamento soddisfacente. Mes? E’ un creditore intergovernativo dotato di ampi poteri discrezionali con tutte le conseguenze rispetto a un eventuale ricorso, prova ne è che Francia, Spagna, Portogallo e Grecia se ne sono sfilati. L’analisi dell’economista Lombardi, già in Banca d’Italia e al Fmi

 

La sedicesima edizione del Btp Italia si è chiusa con un primato, raccogliendo la cifra record di 22,3 miliardi di euro, anche grazie al tasso dell’1,4%.

Eppure c’è chi ha osservato: il ricorso al Mes costerebbe meno all’Italia.

Ma è davvero così? E c’è solo da festeggiare per l’esito del Btp Italia?

A queste e ad altre domande risponde l’economista Domenico Lombardi, già in Banca d’Italia e al Fondo monetario internazionale

Emissione Btp Italia: un successone come alcuni commentatori lo hanno definito o è meglio evitare trionfalismi?

Il collocamento dei Btp Italia è stato ampiamente soddisfacente, soprattutto dato contesto assai critico che attraversiamo. Anche il lavoro preparatorio di chi l’ha organizzato ha contribuito in maniera importante insieme ad alcune caratteristiche peculiari che hanno definito questo collocamento.

In che senso?

Il collocamento ha riguardato un settore – quello delle famiglie e dei piccoli risparmiatori – che detengono direttamente una quota molto bassa del nostro debito pubblico, pari a circa il 3 per cento. Nell’ambito del collocamento loro dedicato, poi, il 60 per cento dei contratti sottoscritti è stato di importo inferiore ai 20.000 euro – si è trattato, in larga parte, di micro-allocazioni.

Andiamo sul costo: è stato detto che il tasso del Btp Italia sia stato un mezzo salasso per lo Stato che ricadrà in varie forme sui cittadini, che ne pensa?

Se si intende privilegiare un segmento della popolazione come i piccoli risparmiatori, anche con micro-allocazioni, è ovvio che la remunerazione offerta dovrà essere più allettante di quella destinata esclusivamente a investitori istituzionali che operano all’ingrosso e lavorano sul punto base nelle loro valutazioni di convenienza. Ma questo lavora in ambo le direzioni: proprio sul cambio di un punto base, possono scaricare sul mercato grossi quantitativi, come peraltro è già avvenuto, anche recentemente.

Quindi più vantaggi che svantaggi?

Il costo marginalmente più elevato del collocamento è compensato dalla maggiore stabilità associata al portafoglio delle famiglie che tendono a essere meno reattive rispetto a variazioni delle condizioni di mercato. Prova ne è che il MEF ha ritenuto, a mio avviso molto saggiamente, di razionare la domanda di istituzionali soddisfacendola solo nella misura del 42 per cento degli ammontari richiesti e, viceversa, ha assecondato in pieno quella proveniente dai piccoli risparmiatori. Ciò detto, sul fatto che le conseguenze ricadano sui cittadini, sono d’accordo. Ma questo è sempre vero: cominciando con la remunerazione offerta di cui beneficeranno tanti piccoli risparmiatori.

Ci si deve aspettare altri collocamenti destinati ai piccoli risparmiatori?

È una decisione che spetta all’emittente, ma chiaramente mi aspetto che ce ne saranno altri per almeno due motivi: la bassa quota di debito classata sinora presso questo gruppo, in assoluto ma anche rispetto al dato storico, e la maggiore stabilità che caratterizza questo tipo di portafogli.

Se ci saranno altri collocamenti analoghi, potrebbero essere migliorati per tener conto di alcune preoccupazioni emerse?

Il tasso offerto ha rappresentato una variabile importante, ma ha anche suscitato qualche preoccupazione. Tali preoccupazioni sono, peraltro, legittime alla luce dell’enorme mole di debito che occorre servire.

Lei che cosa suggerirebbe?

Io suggerirei di lavorare sul premio di fedeltà per rendere questi collocamenti attrattivi per le famiglie e i piccoli risparmiatori. In altre parole, si potrebbe offrire un rendimento allineato alla media del mercato e, in aggiunta, un premio fedeltà relativamente generoso, anche con un trattamento fiscale premiante, per i piccoli risparmiatori.

In che senso?

Nel collocamento della scorsa settimana alcuni temono che il rendimento sia stato un pelino più elevato rispetto alla media di mercato di cui tutti hanno beneficiato, anche gli istituzionali. I piccoli risparmiatori, poi, riceveranno un premio di fedeltà dell’8 per mille – soggetto, peraltro, alla medesima imposizione sulla cedola, pari al 12,5 per cento. Su queste ultime due variabili per il segmento retail (premio e relativa tassazione) credo si possa lavorare.

Tornando al costo. Molti economisti dicono: sarebbe stato più conveniente ricorrere al Mes che ci presterebbe a un tasso assai più allettante.

Non credo si possa ragionare in termini meccanicistici o, comunque, riduttivi. Il Mes è un creditore intergovernativo dotato di ampi poteri discrezionali con tutte le conseguenze che questo comporta, anche in termini segnaletici rispetto a un’eventuale adesione ad un suo programma. Prova ne è che Francia, Spagna, Portogallo e Grecia se ne sono sfilati, almeno per ora, a meno di volerli collocare tutti nelle frange dell’antieuropeismo ideologico.

Però nella sua lista di Paesi manca Cipro che pare stia per richiedere un prestito al Mes.

Cipro è una piccola economia, quindi sarei cauto nello stabilire parallelismi spuri. Cipro, poi, ha già fatto una pesante ristrutturazione quando era sotto programma Mes. L’Italia no. È importante che ci sia un dibattito reale sul tema, senza preclusioni ideologiche da un lato, ma neanche dall’altro. Occorre sempre molta, tanta, anche troppa cautela perché le conseguenze, come ha ricordato, ricadono sempre sui cittadini.

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